A tutti coloro che stanno leggendo... un saluto. sono Ashmedi, cantante, chitarrista
e fondatore dei Melechesh. Questo articolo è la prima parte di un'autobiografia
che scrivo per Metalnews.de, Decibel e Metalitalia.com, e che conterrà la storia della
mia vita e altri pensieri. Penso sia un progetto interessante per più motivi.
Innanzitutto credo che riorganizzando i miei pensieri e raccontando i fatti della
mia vita riuscirò a fare un po' d'ordine nel caos che regna nella mia testa.
Secondo, sia io che la mia band abbiamo notato che sono circolate parecchie inesattezze
sul nostro conto, sulla nostra storia e sulle nostre origini, quindi avrete modo
di ricevere le giuste informazioni direttamente da noi.
Cercherò di essere il più diretto e sincero possibile, anche se mi riservo di
non rivelare alcune cose che considero estremamente personali. Parlare di me stesso
non è così semplice, quindi vi prego di capire.
Sono nato nella Città Santa di Gerusalemme da genitori Armeni/Assiri che erano immigrati
diversi anni prima della mia nascita. Contrariamente a quanto si pensa, la mia famiglia non aveva
origini israeliane, ebree, palestinesi o musulmane, ma arrivava da una cultura
cristiana moderata. Mio padre era uno stilista e i miei genitori avevano avviato
una ditta di moda, quindi la nostra situazione economica era buona. Quando ero ancora un neonato di pochi mesi venni battezzato nella chiesa assira all'interno
delle mura di Gerusalemme. Nessuno mi domandò se fossi d'accordo...
Comunque, questo luogo avrebbe un background storico importante. A quanto pare
è lo stesso posto in cui Gesù tenne L'Ultima Cena con i suoi Apostoli, eccetera,
eccetera... Come ho detto prima, le cose andavano bene per la mia famiglia, finché
improvvisamente mio padre morì in un incidente stradale (toccò alla nonna del
mio chitarrista Moloch dare la notizia a mia madre e portarla all'ospedale e, non
sapendo come riferirle il fatto, inizialmente le disse che mio padre era ferito,
non morto). Io avevo solo cinque mesi e mio fratello sette anni, quindi mia madre
si trovò nella difficile situazione di dover portare avanti l'attività e contemporaneamente
crescere noi due in una terra straniera (tenete presente che lei aveva perso entrambi i
genitori all'età di undici anni, e all'epoca lavorava senza sosta da quando ne
aveva nove). L'attività proseguì a Gerusalemme Est in una società dominata dall'uomo
e lei stessa si trovò nella condizione di dover comandare degli impiegati di sesso
maschile, un'altra sfida che le portò comunque rispetto e ammirazione nella parte
Est della città. Dal punto di vista finanziario le cose presero una piega negativa,
ma la famiglia inizialmente riuscì a rimanere in quella terra e con un solo genitore.
Una mia zia si era stabilita a Dakar in Senegal per motivi di lavoro, così invitò
me e la mia famiglia a farle visita, dal momento che abitava in una casa enorme
con tanto di giardiniere, camerieri, cuoco... (la casa era di proprietà del fratello
del primo ministro senegalese).
Mia madre quindi delegò la guida della nostra attività ad un manager e ci spostammo
tutti lì. Avevo solo due anni a quei tempi e stavo appena iniziando a parlare.
La cosa strana è che venni affidato ad una baby sitter con la quale parlavo solo
in francese quindi mi trovai a rispondere in francese sia a lei che ai miei familiari.
Il soggiorno in Africa fu piuttosto lungo, dal momento che facemmo tre viaggi che in tutto coprirono
ben due anni.
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