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IMBALANCE
Tocca ai norvegesi Imbalance aprire l’Inferno festival 2006. Mezz’ora di thrash
death metal molto potente. Gli ottimi suoni del palco Jhon Dee favoriscono la
proposta del quartetto, che non manca di coinvolgere i presenti, scatenando un
headbanging fra coloro che, assetati di musica, assediano il piccolo stage. Una
prova onesta per una band tutto sommato sufficiente.
SAHG
La band norvegese, che fra poco rilascerà il suo primo album chiamato “Sahg I”,
ha già un buon seguito qui in terra madre e ha all’attivo diversi concerti. La
loro (bellissima) musica è un concentrato di stoner rock e doom. Tutto ovviamente
con ritmi lenti, su cui spicca la bellissima voce del cantante. Una band che farà
parlare di sé inevitabilmente: a testimonianza di ciò lo stage preso d’assalto
durante la loro prova. Da seguire con attenzione.
KEEP OF KALESSIN
L’apertura del Rockfeller Stage tocca ai quattro norvegesi che riempiono immediatamente
la grande sala. Un'intro da brividi accoglie i cinque musicisti che partono subito
con “The Black Uncharted”, terzo brano del loro nuovo album “Armada”, fuori da
pochi giorni. Dallo stesso album sono state estratte la bella “Crown Of Kings”
e la title track. I suoni della band sono buoni ed anche la potenza sprigionata
in sede live. Il batterista picchia veloce e la folla accoglie calorosamente la
sua esibizione. Il black metal dei nostri, risente però troppo dei suoni degli
ultimi Mayhem ed in alcune parti sono troppe le similitudini che rimandano immediatamente
ad un album immortale come “De Mystheris…”. Buona comunque la performance, chiusa
con la bellissima “Come Damnation”. La band manca di originalità, ma di questi
tempi si può anche soprassedere.
NIGHTRAGE
C’era grande attesa per vedere quale singer avrebbe calcato il palco con questa
band greco-svedese. Alla comparsa di un baldo giovane rasato, molta è stata la
delusione fra il pubblico. I pezzi ci sono, le ritmiche sono coinvolgenti, ma
l’anonima voce del nuovo cantante non fa decollare le composizioni della band.
Il brano d’apertura è stato come prevedibile il veloce “Being Nothing”, tratto
dall’ultimo, bello, “Descent Into Chaos”. Dall’ultimo CD sono state proposte anche
“Frozen”, “Phantasma”, “Poems” ed “Omen”. Convincente anche “The Tremor”, estratta
dal debutto “Sweet Vengeance”. Peccato... buone musiche, ma con Tompa sarebbe
stata tutta un'altra cosa.
KHOLD
La Rockfeller hall si riempie, ed è segno che qualcosa di grosso sta per accadere.
Salgono sul palco i quattro norvegesi, con un make up originale, e sulle note
di “Krek”, opener dell’ultimo album, comincia l’headbanging sfrenato sul loro
black metal cadenzato ma potentissimo. Il basso è in primo piano e si sente benissimo,
questo trademark della band piace tantissimo alla folla che si dimena forsennatamente
sulle ritmiche. Si prosegue per un'ora con pezzi estratti da tutti i lavori della
band: la gente strilla a squarciagola i testi norvegesi delle canzoni ed il coinvolgimento
è alle stelle. I Khold dal vivo rendono di più che in studio e l’audience va in
visibilio. “Krek”, “Blod Og Blek”, “Innestengt I Eikekiste” e “Byrde” i pezzi
migliori della loro setlist. Veramente un'ottima prova... e l’applauso del pubblico
alla fine del concerto ne è la miglior testimonianza. Convincenti.
CARPATHIAN FOREST
I veri headliner della serata sono sicuramente Nattefrost e compagni. Solo loro
(insieme ai Khold) riescono a catturare completamente la folla, facendo roteare
le teste dei fan assiepati in prima linea. La song d’apertura è, a sorpresa, “Suicide
song” e questo già potrebbe dire tutto. La setlist del concerto è molto varia
e pesca numerosi brani dal primo album. Ma i pezzi che riscuotono maggior successo
sono i classici recenti: sotto le note di “Knokkelmann” o “Mask Of The Slave”
la gente si scatena, ma l’apice viene toccato quando viene riproposta “He’s Turning
Blue”. Qui l’headbanging è ai massimi livelli. Il pubblico norvegese è molto statico
e quei pochi che si agitano, scatenandosi sulle note delle ottime thrash-black
song dei cinque, sono stranieri. L’impatto live della band è comunque devastante
e la gente alla fine si lamenta solo del poco tempo (poco meno di un'ora) concessole.
Una prova tuttavia convincente, per una band che in sede live trasmette sicuramente
il meglio di sé.

USURPER
Headliner della serata sono i cinque americani degli Usurper. La band è veterana
della scena death-thrash della sua nazione e ha alle spalle ben sette album. Di
certo tutti i membri del complesso sono di una disponibilità invidiabile e, ovviamente,
grandissimi bevitori di birra (cominciavano a bere fin dal mattino in hotel e
finivano a tarda notte). Il leader inoltre ci ha confidato che la Norvegia è la
nazione dove vendono di più: questo spiega il perché della loro posizione in scaletta,
la più importante. La prova dei nostri baldi giovani (giovani mica tanto) è stata
ottima: il loro death-thrash dal vivo spacca di brutto, peccato però che la sala
si svuoti con il passare del tempo. La stanchezza è tanta e all’una di notte,
dopo sette ore di show, la gente prende la via di casa, trascurando gli americani.
Che però - bisogna riconoscerlo - fanno la loro figura! Riff di chitarra taglienti
e ritmiche ben portate assicurerebbero un buon coinvolgimento, il quale però latita.
La gente acclama subito la loro hit sog “Kill For Metal”, tratta dal loro ultimo
album “Cryptobeast”, song durante la quale il cantante non manca di cedere il
microfono ai fan. “Bones Of My Enemies” e “Reptilian”, ma anche la stessa “Cryptobeast”,
sono però gli episodi più coinvolgenti della setlist. Alla fine tornano persino
per il bis e concedono altre due canzoni quando sono le due passate e la Rockfeller
Hall si è completamente svuotata! Finisce la prima giornata, il black metal l’ha
fatta da padrone, e sarà sempre cosi qui al festival.

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