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SYSTEM OBSCURE
Tocca ai System Obscure aprire la seconda giornata del festival sul palco principale.
Una band nuova nella cui line up spicca la presenza di Tony Laureano (ex drummer
di Angelcorpse e Nile), che ora si cimenta anche nel black metal. La loro proposta
musicale (non hanno ancora rilasciato nessun CD) è un black metal farcito di tastiere
futuristiche, sparato a velocità folli. Il suono non era un granché ma neanche
la proposta musicale del combo, che è filata via senza che nessuno si esaltasse
più di tanto. Da segnalare soltanto la capigliatura del cantante, veramente di
alto livello!
SUSPERIA
La boy band norvegese non ha le idee chiare. Partiti come un combo black dalle
forti venature thrash, hanno cambiato il proprio stile in funzione di quello che
forse trovava miglior riscontro sul mercato. Ora il gruppo (che, peraltro, ha
trovato seguito fra i norvegesi presenti, molto legati alle formazioni connazionali)
agisce come una vera e propria band di rockstar, con la voce potente del cantante
che condisce canzoncine che con il metal estremo hanno poco a che fare. Ritmiche
thrash con un cantato pulito e melodico generano un mix per chi scrive difficile
da digerire... ma che evidentemente piace. I vecchi (e buoni) Susperia sono andati,
ora ci sono questi, che puntano a diventare la next big thing. Senza speranza,
per il sottoscritto.
DISMEMBER
Il vecchio Euronymous li definiva (insieme agli Entombed) live metal. Basterebbe
aggiungere la parola death alla definizione e saremmo a posto. Death metal granitico,
con i fantastici suoni che conosciamo, con le chitarre più taglienti del genere
e il minimalista ma potentissimo drumming di Fred Estby... unitamente alla voce
di Matt Karki. Questa la ricetta di una prestazione di prim’ordine... un'ora di
puro death metal. “Casket Garden”, “Where Ironcrosses Grow”, “Skin Her Alive”
e “Dreaming In Red” le hit del concerto. Potentissime, hanno scatenato un headbanging
sfrenato per una band che esprime sul palco il meglio di sé e che, dal piacere
e dal divertimento di suonare dei suoi membri, veramente palpabile in sede live,
trae la sua carica bestiale. La performance ha esaltato i pochi devoti del death
metal presenti ma è riuscita anche a radunare la folla delle grandi occasioni
nella sala principale della Rockfeller Hall. Devastanti.
BORKNAGAR
Pienone nella sala principale per questa band che ha fornito una prova eccellente.
Il suonare di fronte ad un così folto pubblico deve aver probabilmente caricato
i Borknagar: il sestetto norvegese ha infatti aperto con “The Genuine Pulse”,
dal penultimo album “Empiricism”, un concerto che ha catturato l’audience come
mai prima d'ora. La band ha trascurato l’ultimo album, l’ottimo, per chi scrive,
“Epic”, dal quale ha estratto la bella “Future Reminescence” e niente più. Il
concerto è quindi proseguito con la bellissima “Gods Of My world” e con “The Black
Canvas”, per poi riscoprire il bellissimo “The Olden Domain”, con “The Eye Of
Odin”. L’apice dello show è però stato raggiunto con “Ad Noctum” e con “Oceans
Rise”, dal fantastico album “The Archaic Course”. La band ha fornito una grande
prova perché grande è la qualità dei musicisti coinvolti, fra cui spicca il bassista
K. Kie Lie, un autentico mostro (suona senza tasti sul basso). Anche Vintersorg
ha fornito un'ottima prestazione, dimostrandosi singer comleto e poliedrico. Ha
interpretato tutte le canzoni della discografia della band norvegese senza far
rimpiangere i suoi (illustrissimi) predecessori. Unico appunto, l’abbigliamento
un po' da rockstar che ha rimandato ai Susperia. Ma qui, fortunatamente, a livello
musicale si faceva sul serio.

EMPEROR
L’attesa era quella del grande evento. Gente accalcata sulle transenne in attesa
del concerto dell’anno in ambito metal: gli Emperor che, riformatisi, esordiscono
di nuovo in sede live di fronte al pubblico di Oslo. Quando si apre il tendone
troviamo i cinque (oltre a Trym, Samoth e Ihsahn, c’erano Charmand Grimolochs
dei Tartaros alle tastiere più il cantante degli Zyklon al basso) immobili sulle
note dell’intro di “In The Nightside Eclipse”. Tutti sanno quello che sta per
accadere. All'improvviso si accendono quattro fuochi e parte “Into The Infinity
Of Thoughts”, accolta da una folla in delirio. I suoni sono perfetti, potenti,
la malignità della canzone annichilisce il pubblico. La song sfuma sulle note
di “Cosmic Keys To My Creation & Times”, altra song memorabile estratta dallo
storico split con gli Enslaved. La band ha voglia di suonare e non lesina energie
mentre i suoi fan si accalcano nelle prime file costringendo la sicurezza a portare
aiuto, cosa mai vista fino ad ora in questa edizione del festival. La scaletta
del gruppo rasenta la perfezione, incentrandosi prevalentemente su "Anthems..."
e sul succitato "In The Nightside Eclipse". “The Loss And Curse Of Reverence”
arriva immediatamente dopo la bella “An Elegy of Icarus”, ma viene riproposta
dal vivo anche la fantastica “The Majesty Of The Nightsky”, che delizia più che
mai i presenti in quanto, per ammissione dello stesso Ishan, non veniva suonata
da diversi anni in sede live. Il coro finale di "Thus Spake The Night Spirit"
viene cantato a squarciagola dei presenti, prima di arrivare alla fine con “Inno
a Satana” e con “In the Wordless Chambers”, unica canzone estratta dall’album
“Prometheus”. Buono anche l’impatto di quest’ultima song, che la gente ha dimostrato
di gradire, anche se, obiettivamente, non regge il confronto con il materiale
più datato della band norvegese. Lo show dunque finisce, e gli Emperor se ne vanno.
Ma il bis finale ci propone quello che tutti aspettavano. “I Am The Black Wizards”
e “Ye Entraceperium”, eseguite in maniera prfetta, scrivevano la parola 'fine'
su uno show che ha mandato in estasi la maggior parte dei presenti. Per chi scrive,
si è trattato della seconda volta, a distanza di anni. Per coloro che erano alla
prima volta, gli unici commenti erano il silenzio, la contemplazione, il rapimento
dei sensi. Aggiungere qualsiasi altra parola sminuirebbe l’entità vista all’opera
sul palco. E’ un'esperienza da vivere, quindi appuntamento al Wacken Open Air:
il black metal definitivo è tornato.



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