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Report a cura di Alessandro Corno e Claudio Giuliani
Il Wacken Open Air, oltre ad essere il più grande festival metal mondiale, è
ormai diventato un mito sia per coloro che non ci sono mai andati che per quelli
che ormai non possono più far a meno di essere presenti. L'edizione 2007 è stata
sicuramente la più imponente sia in termini di afflusso, con circa 60000 paganti
e sold-out, che in termini di organizzazione. Incredibile se si pensa che alla
prima edizione, datata 1990, erano presenti solo 800 anime. Un festival che non
è stato fermato nemmeno da giorni e giorni di pioggia torrenziale durante i preparativi,
con conseguente fango simil-sabbie mobili che ha costretto gli addetti ai lavori
a rimuovere lo strato superiore di terreno e ricoprire l'enorme arena con paglia
e truciolato... un lavoro a dir poco impressionante. Tutto questo (e anche molto
altro) per permettere lo svolgimento in piena regola di un festival che raduna
gente da tutti i cinque continenti. Dopo un viaggio estenuante di 1200 km, nonostante l'accesso a noi garantito nell'area
campeggio riservata alla stampa, ce ne siamo fregati bellamente e abbiamo deciso
di accamparci tra il pubblico, insieme ad amici e gente più o meno alcolizzata
da subito alle prese con grigliate e birra a fiumi. Il bello di questo evento
sta infatti anche nella vita che si fa in campeggio e nell'atmosfera che si respira
nel condividere gli spazi con gente di altre nazioni, in un clima di discreto
rispetto e sicurezza. C'è chi si porta divani da casa, chi monta tende e strutture
a dir poco fantasiose, chi si porta strumenti, amplificatori e generatori, chi
si massacra le orecchie con stereo sparati a tutto volume, chi si traveste nelle
maniere più impensabili...insomma, di tutto e di più. Non mancano docce calde
a pagamento e servizi igienici per quanto possibile puliti, sportelli bancomat,
un'imponente birreria, decine di venditori di carne alla griglia, panini, hot
dog, kebab e quant'altro. Notevole è anche il numero di negozi di abbigliamento,
accessori, e merchandising vario presenti nel cosiddetto Metal Market, un vero
mercato per metallari. Per chi cerca CD e DVD a basso prezzo è stato come sempre
riservato un tendone con ingresso a pagamento dove trovare ogni genere di uscita
e di di rarità. Una cornice ideale quindi per quattro giorni all'insegna del metallo
e quanto più possibile lontani dalle regole della civiltà. Nell'area concerto
come al solito erano presenti i due classici palchi principali, denominati True
Metal Stage e Black Stage, forse un po' più piccoli rispetto a qualche anno fa
e piazzati al centro di una grande spianata. Tra i due palchi era presente un
grande schermo installato con lo scopo di garantire a tutti una buona visione
degli show. Novità di quest'anno, una seconda area a destra della prima che ha
ospitato il più piccolo Party Stage mentre il fangosissimo Wet Stage è stato allestito
ancora una volta sotto un grosso tendone. Come sempre presente anche uno spazio
per il meet and greet con le band. All'esterno dell'arena è stato piazzato anche
un megaschermo sul quale sono state proiettate, a mo' di cinema, immagini relative
alle scorse edizioni del festival e a ciò che succede nel paesino prima e dopo
il concerto. Come ogni anno, per assistere al maggior numero possibile di esibizioni,
ci siamo spostati continuamente da un palco all'altro e questa volta è stata una
vera e propria impresa, visto il fango e la quantità di fan che si accalcavano
già dalle prime ore del pomeriggio. Musicalmente parlando si è trattato forse
di uno dei Wacken Open Air meglio riusciti sia in termini di suoni che di esibizioni.
Ogni gruppo ha infatti dato il meglio o quasi di sé e risulta difficile indicare
quale sia stata la performance migliore. Il successo popolare dei Blind Guardian,
gli spettacoli pirotecnici degli In Flames, i Rage accompagnati dalla Lingua Mortis
Orchestra, la precisione chirurgica degli Iced Earth, i concerti-evento di Destruction
e Sodom, le reunion di Sacred Reich, Immortal e Possessed... e potremmo andare
avanti citando ogni singola esibizione. Insomma, le fatiche sono state ampiamente
ripagate e le uniche preoccupazioni, che sorgono alla fine di tutto, sono relative
al fatto che il Wacken Open Air sembri essere ormai diventato anche un'enorme
macchina da soldi e abbia in parte perso la propensione verso l'underground che
lo caratterizzava. L'anno prossimo toccherà addirittura agli Iron Maiden...
WOA FIREFIGHTERS
Spetta sempre a loro aprire il Wacken Open Air, e così eccoli qui anche quest'anno.
I pompieri del paese, o meglio, l'orchestra dei pompieri, tutti attempati pensionati,
sono stati autori di un grande show. E' così che sulle note dei canti popolari
tedeschi si assiste a del crowd surfing, a dell'headbanging sfrenato, tutto mentre
si tracannano boccali giganteschi di birra. Va detto che la "band" accusa gli
anni, notevoli le pause fra una canzone e l'altra. Spettacolare il sassofonista
che mentre suona fa il segno delle corna con la mano. Metallaro ad honorem.
MAMBO KURT
E' finalmente sera, la folla ha gremito il Wet Stage e lui sale sul palco. Mambo
Kurt fa faville con la sua pianola. La gente va in visibilio dimenandosi sulla
"Angel Of Death" più dolce di sempre, oppure su "I Was Made For Loving You" dei
Kiss. Cavallo di battaglia è sicuramente "Paradise City" dei Guns che Mambo esegue
a memoria facendo il segno delle corna praticamente sempre. Simpatico e irriverente,
da vedere almeno una volta. Mitico Mambo Kurt.
ROSE TATTOO
Al grido di "Hi there, here we are again!" salgono sul palco gli australiani
Rose Tattoo, colpevoli solo di essere nati nella stessa terra degli AC/DC. Il
loro rock and roll è assolutamente godibile, e la voce di Angry Anderson è incredibilmente
la stessa dopo anni e anni di concerti. Tra i pezzi ricordiamo "Black Eyed Bruiser",
opener dellíultimo album "Blood Brothers" dal quale Ë stata eseguita anche la
bellissima e tosta "Man About Town". Momento clou del concerto líesecuzione di
"Nice Boys", tratta dal mitico "Assault & Battery", targato 1981. Che altro
dire? "Nice boys don't play rock and roll!!!!".
SODOM
I Sodom tornano al Wacken dopo diversi anni, dopo aver promesso uno show speciale
in sede di presentazione del concerto. Sul palco, a fare compagnia al terzetto,
si sono alternati i membri storici del gruppo. E' così che per un Grave Violator
in leggero imbarazzo a suonare la chitarra nei Sodom dopo così tanto tempo, va
sottolineata la prova entusiasta dell'altro chitarrista Frank Blackfire, in ottima
forma. La scaletta quindi è stata incentrata su pezzi vecchi, i Sodom sono partiti
con quattro canzoni dal loro ultimo, autointitolato album, per poi suonare alcuni
pezzi che non suonavano da anni in compagnia degli ex membri. Jammata finale con
tutti sul palco. Idea simpatica per festeggiare il venticinquesimo anniversario
della band.
SETLIST:
Blood on your Lips
Wanted Dead
City of God
Bibles and Guns
Burst Command 'Til War
Obsessed by Cruelty
Christ Passion
Magic Dragon
Tarred and Feathered
The Crippler
Get What you Deserve
Abuse
Scum
Frozen Screams
Warlike Conspiracy
Genocide
Lords of Depravity
Sodomy and Lust
Ausgebombt
The Saw is the Law
Outbreak of Evil
Bombenhagel
TYR
Sono circa le 20 quando davanti all'entrata del tendone che ospita Wet Stage
si accalca una quantità di persone oltre le previsioni. Appare quasi un'impresa
riuscire a farsi largo tra la folla evitando le pozze di fango ed è subito evidente
che il posto riservato ai faroesi Tyr è decisamente sottostimato. La band è infatti
una delle migliori realtà epic-folk metal uscite negli ultimi anni ed è comprensibile
che ci sia un notevole interesse nel verificare se i quattro nordici ci sappiano
fare anche in sede live. La band attacca alla grande con “The Edge” e dopo qualche
piccola imprecisione inizia a carburare alla grande. Il cantante-chitarrista Heri
sfoggia una buona disinvoltura sia come frontman che nella riproposizione di linee
vocali tutt'altro che scontate. Il concerto scorre liscio passando per “Regin
Smidur” e “Lord Of Lies”, accolte con applausi da un pubblico decisamente soddisfatto.
Da evidenziare la stupenda ed evocativa “Ragnarok” dall'ultimo omonimo album,
suonata alla perfezione da una band assolutamente professionale. I 45 minuti a
loro disposizione scorrono via veloci e si chiude con “Ramund Hin Hunge”, un successo
visto il numero di fan che cantano a memoria il pezzo. Concerto breve ma intenso
che ha confermato le ottime qualità dei Tyr. Speriamo solo che la prossima volta
vengano a loro riservati un palco ed un minutaggio adeguati.
SETLIST:
The Edge
Regin Smidur
Lord Of Lies
Hail To The Hammer
Ragnarok
Wings Of Time
Ramund Hin Hunge
SAXON
Eccoci agli headliner della prima serata. Biff, Quinn e soci sono una vera e
propria garanzia e, nonostante l'età, sono sempre in grado di distinguersi dalla
massa per professionalità e resa live. Un megaschermo piazzato sul fondo del palco
e la celeberrima aquila d'acciaio sono gli unici elementi coreografici di un concerto
che parte in quarta con “Heavy Metal Thunder”, seguita da “Let Me Feel Your Power”,
presente sull'ultimo album “The Inner Sanctum”, dal quale verranno estratte anche
“If I Was You” la stupenda “Red Star Falling”, “Atila The Hun”, l'anthemica “Ashes
To Ashes” e la rockeggiante “I've Got To Rock (To Stay Alive)”. La band è come
sempre puntuale e compatta e solo Biff , con sciarpa al collo, appare un pochino
più sporco del solito ma certo non si risparmia sia sugli alti che sulle parti
più atmosferiche come la mitica “Crusader”. Nel corso della performance vengono
riproposti tutti i classici del gruppo, tra cui “Motorcycle Man”, "20000 ft",
“Dogs Of War”, “Denim And Leather” e l'immortale “Princess Of The Night”. Il numerosissimo
pubblico ovviamente non può che applaudire e apprezza anche brani più recenti
quali “Witchfinder General” o “To Hell And Back Again” che sarà presente sull'imminente
DVD. Durante “747 (Strangers In The Night)”, fa capolino Tobias Sammet degli Edguy
e duetta con Biff, strappando non pochi applausi dalla platea. Dopo un breve guitar
solo di Doug Scarratt il concerto si chiude con l'accoppiata “Wheels of Steel”/
“Strong Arm Of The Law”, durante le quali il frontman si diverte a far cantare
il pubblico, suddividendolo in “crazy bastards” e “crazy metalhead...bastards”.
Le urla e gli apprezzamenti salutano una buona esibizione, l'ennesima prova che
i maestri sono ancora in grado di insegnare.
SETLIST:
Heavy Metal Thunder
Let Me Feel Your Power
Dogs Of War
If I Was You
747 (Strangers In The Night)
To Hell And Back Again
Motorcycle Man
Red Star Falling
Witchfinder General
Solid Ball Of Rock
2000 ft.
The Bands Played On
Princess Of The Night
I've Got To Rock (To Stay Alive)
Atila The Hun
Denim And Leather
Ashes To Ashes
Crusader
Guitar Solo
Wheels Of Steel
Strong Arm Of The Law
OVERKILL
Party Stage: è circa mezzanotte di questa prima e intensa giornata. Il terzo
palco del Wacken è gremito all'inverosimile. Nessuna meraviglia: suonano gli Overkill,
dei mostri sacri del thrash metal mondiale. A tanta gente (chi scrive compreso)
è venuto in mente che quel palco andasse stretto agli americani del New Jersey.
Gli Overkill salgono sul palco e subito partono le note devastanti di "Necroshine".
Delirio e headbanging. A ruota si ascoltano "In Union We Stand" con il coro cantato
a squarciagola da tutti, la mitica "Wrecking Crew", "Fuck You", con la gente a
gridare "I don't care what you say Fuck You Fuck you!", e anche "Old School",
unica traccia estratta dall'ultimo album "Relix IV". Sono state eseguite anche
due canzoni dall'imminente album "Immortalis" in uscita quest'anno. Una di queste,
"Skull and Bones", è stata una mazzata assurda, thrash metal sostenuto per una
canzone dai tanti cambi di tempo che promette sfracelli. Niente altro da dire,
guardare il fisico statuario di Bobby "Blitz" Ellsworth immerso nel fumo del palco,
e ascoltare la sua voce, granitica e potente come sempre, è stato uno dei migliori
momenti del Wacken 2007. Fra le prime cinque band dell'intero festival, senza
alcun dubbio.
AMORPHIS
Ore 11,50 del venerdì, gli Amorphis dovrebbero iniziare tra una decina di minuti.
Peccato che poco distante dal True Metal Stage stia andando a fuoco una vasta
area del tappeto di paglia, posato durante la notte dagli addetti per fronteggiare
il fango. La situazione è abbastanza seria e pericolosa ma l'intervento dei pompieri
scongiura il peggio e il rogo viene domato nell'arco di mezz'ora. Il concerto
degli Amorphis viene rimandato al pomeriggio... Poco più tardi eccoci qui la seconda
volta davanti al palco. Si inizia con “Leaves Scar” da “Eclipse”, album dal quale
verranno suonati diversi pezzi, e si procede con “The Smoke”. Tomi Joutsen si
conferma un ottimo e carismatico cantante, in grado di alternare al meglio growl
e voce pulita. I pezzi convincono il pubblico, che non risparmia applausi ed incita
il gruppo a più riprese, anche se gli apprezzamenti piovono soprattutto con i
pezzi più datati come “Sign From The North Side”, “My Kantele” e “Black Winter
Day”. Pochi pezzi ma una setlist intensa permettono alla band uscire di scena
da vincenti e non resta che ben sperare nel nuovo e atteso album “Silent Waters”.
NAPALM DEATH
Mentre la gente ancora osserva i pompieri (quelli veri, non i musicisti) intenti
a domare gli ultimi focolai, ecco i quattro di Birmingham salire sul palco a fare
casino. Scaletta identica a quella del tour di "Smear Campaign", velocità folli,
riffoni assurdi e basso di Shane Embury a costruire il solido muro del suono della
band. Si susseguono quindi senza grandi pause i classici della band, "Suffer The
Children", "Unchallenged Hate", "From Enslavement To Obliteration Control", "Scum"
e anche la velocissima "You Suffer" che dura un secondo appena. Dal periodo di
fine anni '90 della band, quello sperimentale, viene eseguita solamente "Breed
To Breathe" il cui giro di basso di Shane Embury fa girare vorticosamente la testa.
Il finale è tutto per "Smear Campaign". Senza pausa vengono eseguite "Persona
Non Grata" seguita da "Smear Campaign". Ma non è finita, c'è ancora un minutino
e allora come non eseguire il classico "Nazi Punk Fuck Off" dei Dead Kennedys.
I Napalm Death sono una band che oramai dal vivo si produce in concerti sempre
precisi, veloci, efferati. Il pit, durante un loro concerto, è quanto di più distruttivo
si possa immaginare. I cambi di tempo repentini, i riff velocissimi e quelli lenti
ma potentissimi, sono quanto di meglio per scatenare un pogo dissennato. Casinari
come al solito.
THERION
Grande cambio di scenografia per i Therion. Gli addetti al palco montano due
specie di ringhiere con due piccoli palchi. Sale sul palco la band, da una parte
si sistemano le due cantanti femminili, Lori Lewis e Katarina Lilja, e dall'altra
i due cantanti maschili. Le premesse del concerto, ad opera dello stesso leader
della band, prevedevano l'ultimo show dei Therion con Mats Leven alla voce. Invece
a sistemarsi nell'altro piccolo palchetto sono il poliedrico Snowy Shaw (già batterista
con King Diamond ma che aveva cantato sull'ultimo album dei Therion) e il nuovo
cantante Tomas Vikstrom, ex Candlemass dell'era "Chapter VI". Autentiche ovazioni
quando vengono suonate "The Rise Of Sodom And Gomorrah", estratta da "Vovin" e
"To Mega Therion" da "Theli". Nella scaletta trovano posto anche "Blood Of Kingu",
"Seven Secrets Of The Sphinx" e "Lemuria". Dispiace che non sia Mats Leven a cantare
le canzoni da lui stesso registrate in studio, le songs specie dell'ultimo album,
"Gothic Kabbalah" avrebbero avuto un altro impatto con lui alla voce. Niente pezzi
vecchi e purtroppo neanche la nuova "Adulruna Rediviva" tagliata in seguito al
mancato arrangiamento in sede di prove. La band è ormai rodata a concerti di alto
livello, ma traspare nei visi dei musicisti l'elettricità per una cosi vasta e
sterminata platea.
POSSESSED
Fa caldo ma la gente affolla il black stage. C'è una grande band che fra poco
inizierà a suonare, gli americani Possessed. In realtà non sono veramente tutti
i Possessed, ma solamente Jeff Becerra, storico singer ora sulla sedia a rotelle,
accompagnato dalla line up dei "Sadistic Intent", una delle band che ha suonato
sul tributo alla band californiana. Il cantante è eccezionale, nulla lo ha fermato
e anche nel backstage è stato di una disponibilità enorme. Si dimena anche sulla
sedia a rotelle. La band apre con "The Exorcist", storico pezzo díapertura di
"Seven Churches" ed è subito thrash/death metal. Si prosegue poi con altri pezzi
che hanno fatto la storia del death metal, ovvero "Tributlation", "The Heretic",
"Evil Warriors" e "Beyond The Gates". I suoni non sono chiari e cristallini, ma molto cupi e impastati, praticamente
proprio come sugli album della band. Un pezzo di storia all'opera.
GRAVE DIGGER
A causa di un disguido arriviamo in ritardo sotto il True Metal Stage e purtroppo
lo show dei Grave Digger è già iniziato da un pezzo. Peccato, perché la band appare
in forma e il clima che si respira è quello giusto, con un numeroso pubblico che
non nasconde il proprio attaccamento al gruppo. Chris è il solito animale da palco
e sulle note di “The Last Supper” incita e fa cantare la folla. Segue “Morgane
Lefay”, un brano molto amato in Germania e che strappa molti consensi. A ruota
la devastante “Scotland United” che, come al solito, scatena un body surfing impressionante.
I quattro “ragazzi” proseguono spediti come treni con “The Grave Digger” con un
Manni sicuramente in grado di offrire qualcosa in più sui pezzi dell'era post-Lulis.
Gran finale tra gli applausi con “Rebellion” (cantata da TUTTI) e la storica “Heavy
Metal Breakdown”... maledetto il ritardo che ci ha fatto perdere la parte iniziale
del concerto!
FALCONER
Nemmeno il tempo di respirare e dopo i Grave Digger è il turno dei Falconer,
anche se la cosa comporta un'epica trasmigrazione (anche se sarebbe meglio parlare
di “transumanza”) verso il Party Stage. Il gruppo è reduce dalla pubblicazione
del nuovo e buono “Northwind” e soprattutto dal rientro in formazione di Mathias
Blad, cantante con un background come attore di musical e dalla timbrica particolare
che è da sempre uno dei punti di forza della band. Ed è proprio il brizzolato
e barbuto singer l'elemento che incuriosisce, anche in sede live. Mathias appare
infatti sì in forma, ma statico e poco a suo agio come cantante di un gruppo metal.
Questo suo timido modo di porsi costituisce comunque una peculiarità dell'esibizione
dei Falconer, contrastando non poco con l'atteggiamento della rumorosa e infangata
folla astante. La setlist è ovviamente incentrata sull'ultimo disco e pezzi come
“Spirit Of The Hawk”, “Northwind” o la bellissima “Catch The Shadows” colpiscono
dritti nel segno, grazie ad una buona prestazione della ciurma guidata dal chitarrista
e leader Stefan Weinerhall. Nel frattempo il pubblico davanti al Party Stage si
fa insolitamente numeroso e scoppiano ovazioni quando Mathias annuncia “Upon The
Grave Of Guilt” e “Mindtraveller” entrambe presenti sull'omonimo disco d'esordio.
Il finale con “The Clarion Call” vede la band uscire di scena tra saluti ed applausi.
In definitiva, un concerto musicalmente soddisfacente e che ha risentito forse
dell'assenza di un minimo di scenografia.
TURBONEGRO
I norvegesi sono una band abbastanza fuori dagli standard del metallo estremo.
Ci si attende quindi uno show pieno di divertimento e cosi è. Lo si capisce appena
si sentono le prime note dell'album "Retox" e la band fa il suo ingresso sul palco.
Il cantante si fa largo sul palco con la sua mole immensa coperto di stracci che
si rifanno alla bandiera degli stati uniti. La sua pancia è enorme. Si parte subito
con l'uptempo "We're Gonna Drop The Atom Bomb", prima traccia estratta dal loro
nuovo lavoro "Retox", molto bello. I testi sono sempre gli stessi, sesso sesso
e ancora sesso con sottili doppisensi che generano tanta ilarità. Si susseguono
quindi "Welcome To The Garbage Dump", "No I'm Alpha Male" e poi le classiche "The
Age of Pamparius" (applauditissima), "All My Friends Are Dead", una delle canzoni
migliori della loro discografia così come "Wasted Again" entrambe estratte da
"Party Animals". La chiusura è affidata a "I Got Erection", invocata a gran voce
dal pubblico, ovviamente grande protagonista nel coro. Concerto bellissimo e che
ha permesso di staccare dal metal della giornata.
ENSLAVED
E' pomeriggio inoltrato, ci si avvia al tramonto e il Party Stage comincia a
popolarsi oltremodo. C'è gran casino per accedervi e si capisce che sul palco
sta arrivando una band "seria". Sono gli Enslaved, i norvegesi che dal 1993 sono
passati dal viking metal ad un metal melodico e psichedelico, a salire sul palco
per estasiare i presenti con un ora della loro musica. Grutle Kjellson è ispirato,
galvanizzato dalla folla accorsa in gran numero. Il leader di sempre della band
insieme al gemello (musicalmente parlando) Ivar, presenta ad una ad una "Fusion
Of Sense And Earth", estratta dall'ultimo Ruun e di gran lunga la song più movimentata
della setlist, "As Fire Swept Clean The Earth" e "Isa". Prima del gran finale
viene eseguita "Ruun", con un coro di voce pulita assolutamente da brivido prima
di ascoltare "Return to Yggdrasil", estratta da "Isa". L'ultima fatica della band
è l'immensa e bellissima "Slaget I Skogen Bortenfor", estratta dal mini cd split
con i conterranei Emperor. Era il 1993. Gli Enslaved da allora di strada ne hanno
fatta, ad oggi sono una bellissima realtà del panorama metal, cosi come bellissimo
è stato il concerto.
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