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BLIND GUARDIAN
Dopo la scadente prestazione di Hansi Kursch al nostrano Gods Of Metal, era sorta
qualche più che lecita preoccupazione riguardo alle future apparizioni live dei
Blind Guardian. Sono passati solo due mesi da quel concerto e fatichiamo a credere
che questa sera le cose possano andare tanto diversamente. Mancano pochi minuti
all'inizio dello show dei veri headliner del W.O.A. 2007, ed il numero di metalead
accalcati davanti al True Metal Stage è a dir poco impressionante e si fatica
non poco a guadagnare una posizione favorevole. L'intro “War Of Wrath”, un boato
di acclamazione e via con “Into The Storm”. La band gira alla grande ma quello
che conta è che Hansi è in forma (oro colato rispetto al Gods), e poco importa
se qualche difficoltà sugli alti è sempre presente o se abbassa di tono qualche
strofa, lui è così e si sa. Si prosegue con una tripletta micidiale composta da
“Born In A Mourning Hall”, “Nightfall” e “The Script For My Requiem”, ed è molto
emozionante sentire svariate decine di migliaia di persone cantare a memoria i
ritornelli, applaudire e lanciarsi in un pericoloso (vista la stazza media dei
tedeschi) body surfing. La scenografia non è delle più imponenti e sul fondo del
palco la musica viene accompagnata dalla proiezione di immagini. Al contrario
il suono è impeccabile, potente e nitido. I brani più nuovi, articolati e meno
diretti come “Fly” o “Otherland” vengono sapientemente alternati a bombe quali
“Valhalla” o “Welcome To Dying”, scelta che si dimostra vincente nel mantenere
costantemente alta la tensione tra il pubblico. Il tempo scorre ed è presto il
turno di “The Bard Song (In The Forest)”, come al solito cantata da tutti gli
astanti. Dopo questo breve momento di quiete si torna a correre con pezzi tipo
“Time Stands Still (At The Iron Hill)” o “Punishment Divine”, con conseguente
headbanging di massa. Sul palco vengono accese diverse torce e parte “Lord Of
The Rings”, sicuramente uno dei momenti più toccanti del concerto, che si chiude
con “Mirror Mirror”. In definitiva, questa volta i Blind non hanno certo deluso
ed hanno dimostrato che il posto da headliner in madre patria era del tutto meritato.
SETLIST:
War Of Wrath
Into The Storm
Born In A Mourning Hall
Nightfall
The Script For My Requiem
Fly
Valhalla
Otherland
Welcome To Dying
Traveller In Time
The Bard Song (In The Forest)
Bright Eyes
Time Stands Still (At The Iron Hill)
Imaginations From The Other Side
Punishment Divine
Lord Of The Rings
This Will Never End
Mirror Mirror
SAHG
Mentre i loro conterranei Dimmu Borgir fanno il pienone nel palco principale,
sul palco piccolo del Wet Stage salgono i Sahg, creatura fresca del panorama metal
norvegese dedita a uno stoner doom. Nelle sue fila troviamo il blackster King
Ov Hell, dei Gorgoroth (rientrato in band recentemente almeno in sede live) e
fa un po' impressione vederlo senza trucco dimenarsi sul palco abbastanza allegramente.
La proposta dei nostri è eccellente. In pratica tutto l'album di debutto, "I",
viene suonato. Si parte con "Repent" che inizia morbidamente, per poi scaldarsi
con le tracce pi? sostenute come "Soul Exile" e "The Alchemist". Il nuovo album
di questa band è in uscita e promette faville, una realtà diversa da una terra
che ci ha da sempre abituato bene a livello musicale. Seguiteli perchè faranno
strada di sicuro.
ICED EARTH
E' mezza notte e mezza e dopo una giornata fisicamente devastante è il turno
degli Iced Earth, attesissimi soprattutto da chi ancora non ha avuto modo di vederli
con alla voce l'ex-Judas priest Tim Owens. L'inizio con la tripletta “Burning
Times"/"Declaration Day"/"Violate", eseguite senza pause e tra fiammate verdi,
è folgorante, sebbene la chitarra di Troy Seelie manifesti qualche problema tecnico.
Si prosegue con un “Vengeance Is Mine” e Owens dimostra le sue doti di gran cantante,
riuscendo nel difficilissimo compito di non sfigurare sui vecchi pezzi anche se,
ovviamente, impressiona soprattutto sulle canzoni intagliate per la sua ugola
come la nuovissima “Ten Thousand Strong”. Trattasi del nuovo singolo, una canzone
dall'impatto live davvero notevole, qui accompagnata da fiamme ed effetti pirotecnici.
I fan rispondono alla grande, anche se sono evidenti i segni di stanchezza presenti
sui loro volti. “The Hunter”, suonata impeccabilmente (gli anni passano ma Schaffer
macina sempre riff precisi al millisecondo), ci porta a “Stormrider”, con Schaffer
che prende temporaneamente posto dietro al microfono. La nuova lineup, con Brent
Smedley alla batteria e Dennis Hayes al basso, sembra funzionare alla grande.
Viene proposta anche “A Charge To Keep” un altro pezzo che sarà presente dall'imminente
nuovo disco, un mid tempo di discreta fattura che sembra trovare i favori del
pubblico. Giusto il tempo per “My Own Savior”, seguita poi dall'intera trilogia
finale di “Something Wicked This Way Comes”, contornata da effetti pirotecnici
che ne aumentano a dismisura l'impatto. Il finale è affidato ad “Iced Earth” e
dalla platea si levano applausi di approvazione per una prestazione di gran spessore
e che ci costringe a prenotare il biglietto per l'imminente tour autunnale.
SETLIST:
Burning Times
Declaration Day
Violate
Vengeance IS Mine
Ten Thousand Strong
The Hunter
Stormrider
A Charge To Keep
My Own Savior
Prophecy
Birth Of The Wicked
The Coming Curse
Iced Earth
FASTWAY
I Fastway, la band di Fast Eddie Clark. Si quello dei Motorhead. E allora per
un attimo lasciamo perdere tutte le band che stanno facendo caciara sugli altri
palchi e tuffiamoci in questo viaggio nei seventies, dove líhard rock di stampo
zeppeliniano la faceva da padrone. Eddie Clark è superlativo, ispirato, e i suoi
assoli si sposano con la bellissima voce del cantante. A tratti sembra di ascoltare
gli Zeppelin che suonano un po' più veloce. Un ottimo concerto che ha consentito
alle orecchie di riposare un po' e di ammirare un vecchio chitarrista sempre attuale
e ispirato.
SAMAEL
Alle due di notte sono gli svizzeri a chiudere la giornata dinanzi a qualche
migliaio di spettatori. "Solar Soul", opener dell'omonimo album, fa subito la
comparsa e dimostra anche in sede live di essere una canzone che non sfigura al
cospetto del repertorio della band, così come per "Son Of Earth", altra canzone
che ben figura estratta dal precedente album della band. Dal nuovo album è stata
eseguita anche "Slavocracy". I classici della band come "Rain", "The One Who Came
Before", "My Saviour" e "Baphomet's Throne" si susseguono fra la compiacenza del
pubblico che assiste compatto nonostante l'ora tarda e nonostante sul palco principale
stiano suonando i tedeschi Die Apokalyptischen Reiter che godono di un seguito
sterminato in patria. Ma la particolarità della band, cosi come la particolarità
dell'alternanza strumentale di Xy che passa dalle percussioni alle tastiere sempre
con ottimi risultati ha un grande appeal sul pubblico. Nonostante i suoni freddi
che hanno in studio, i Samael dal vivo dimostrano sempre di essere un ottima band
che ha fatto la storia del metal misto con l'elettronica. Anche per oggi le luci
dei palchi si spengono e a noi non resta che gettarci nel marasma del Beergarden.
SACRED REICH
Insieme agli Overkill sono i portabandiera qui a Wacken del thrash metal made
in USA. Il loro show è devastante, anche sotto un caldo cocente. Gli anni in più
non hanno intaccato il valore della band. Riunitisi questíanno dopo 7 anni di
inattività, la band di Phoenix devasta letteralmente il pit sulle note di "Indipendent",
"One Nation" e "The American Way" introdotta dal classico "No Truth, no justice:
the american way!". Propongono anche "War Pigs" dei Black Sabbath, prima del finale
con la mitica "Surf Nicaragua". In grande forma. Thrash metal allo stato puro,
fra le migliori band del festival.
STRATOVARIUS
E' passato ormai diverso tempo da quando gli Stratovarius rischiarono di sciogliersi,
salvo poi ritornare quasi completamente sui loro passi e sfornare l'omonimo album.
L'apparizione dello scorso anno al Gods Of Metal aveva messo in evidenza una band
appannata e decisamente meno affiatata rispetto ai fasti del passato. Una buona
sorpresa quindi constatare con questo show che il gruppo ha quasi completamente
recuperato la forma che lo contraddistingueva. La scenografia è ridotta ai minimi
termini, con un solo un telone appeso sul fondo del palco. Si parte con la classica
“Hunting High And Low”, doppiata da “Speed Of Light” e l'immancabile “Paradise”.
Tolkki non è sempre precisissimo ma appare più coinvolto e forse anche meno appesantito
rispetto al recente passato. Kotipelto canta alla grande, anche se qualche piccola
difficoltà la incontra sui pezzi più impegnativi come “Father Time”. L'apice del
concerto viene raggiunto con la lunga e stupenda “Visions (Southern Cross)”, al
termine della quale non possono che piovere applausi. Per chi si stesse chiedendo
cosa i quattro finnici stiano preparando per la prossima release ecco l'inedita
“Last Night On Earth” un bel pezzo, il classico singolo alla Stratovarius, un
mid tempo melodico e molto orecchiabile. Il tempo è tiranno e Jens Johansson introduce
“Black Diamond”, che segna la fine di un concerto positivo e che, a parte una
setlist un po' scontata, lascia ben sperare per il futuro degli Stratovarius.
SETLIST:
Intro
Hunting High And Low
Speed Of Light
Distant Skyes
Million Light Years Away
Father Time
Visions (Southern Cross)
Last Night On Earth
Eagleheart
Black Diamond
RAGE
C'è grande attesa per il concerto dei Rage, band attivissima sia dal punto di
vista discografico che live, ma in questo caso non si tratta certo del solito
show. Alle 17 circa del pomeriggio inizia a disporsi sul True Metal Stage tutta
la Lingua Mortis Orchestra e, terminati i preparativi, irrompono Peavy, Victor
Smolski ed il nuovo batterista Andre Hilgers, posizionato sulla destra dello stage.
Attaccano con la cadenzata “From The Cradle To The Grave” da “XIII” e, dopo qualche
piccolo aggiustamento qua e là, il muro sonoro che inizia ad uscire dalle amplificazioni
è a dir poco impressionante. Anche l'impatto visivo dato dalla schiera di strumentisti
presenti sul palco è decisamente notevole (soprattutto le violiniste...). Si prosegue
con la versione orchestrale di “Alive But Dead” e con “French Bourree”, una bonustrack
di “Soundchaser”. Gli elementi dell'orchestra si fondono alla perfezione con il
magistrale lavoro di chitarra di Victor, anche impegnato nel coordinare l'alternanza
tra parti orchestrali e non. La voce ruvida di Peavy non perde un colpo e dopo
una tranquilla “Black In Mind” è il turno di “Sent By The Devil”, pezzo che, dopo
una partenza lenta ed orchestrale, esplode nella sua classica forma heavy e tirata,
per poi ritornare su tempi moderati con il ritorno del supporto dell'orchestra.
L'ottima “Turn The Page” ci porta all'intera “Suite Lingua Mortis” dall'ultimo
album “Speak Of The Dead” e si corre veloci verso il finale con “Higher Than The
Sky” e con i saluti ed il congedo di tutta l'orchestra. Tutto sembra finito e
anche guardando l'orologio pare che l'ora e mezza di show sia terminata ma i tre
ritornano sul palco per ricordare a tutti che i Rage sono innanzitutto una heavy
metal band. Via quindi ad una sparatissima “Refuge” che segna la fine definitiva
dell'esibizione tra gli applausi della numerosissima folla. Sicuramente una delle
migliori esibizioni di tutto il festival, peccato solo che non si sia svolta di
notte, con il supporto dell'imponente impianto luci del True Metal Stage.
SETLIST:
Intro
From The Cradle To The Grave
Alive But Dead
French Bourree
Black In Mind
Sent By The Devil
Turn The Page
Morituri Te Salutant
Prelude Of Souls
Innocent
Depression
No Regrets
Confusion
Black
Beauty
Higher Than The Sky
Refuge
DESTRUCTION
Il concerto commemorativo del venticinquesimo anno di attività dei Destruction
è stato annunciato come qualcosa di veramente speciale, un best of-show con tanto
di ospiti illustri e vecchi membri della band. Grandi aspettative quindi che iniziano
a materializzarsi già dalla prima canzone, “The Butcher Strikes Back”. L'inizio
è devastante, grazie ad un suono da subito ottimale e flash bomb a contornare
il thrash metal d'assalto della corazzata guidata dal mastodontico Schmier. Avanti
con le mazzate grazie alla mitica “Curse The Gods” e a “Nailed To The Cross”,
quest'ultima eseguita tra fiammate e urla di un pubblico assolutamente appagato.
Mike scarica sulla folla riff assassini a non finire e Schmier è come sempre in
gran forma. Con la successiva “Mad Butcher” il pubblico si infiamma sul serio
e sul palco sale anche il macellaio pazzo in persona, con tanto di mannaia, carne
da fare a pezzi e gettare sul pubblico e le sue fide “pleasure slaves” (due zocc...,
ragazze poco vestite e molto truccate). E' il turno di “The Alliance Of Hellhoundz”
e per l'occasione assieme alla band cantano Peavy Wagner (Rage), Tom Angelripper
(Sodom), Bobby “Blitz” Ellsworth, Oddleif Stensland (Communic) e alla chitarra
compare l'ex membro Harry Wilkens. Alla fine di un'esplosiva “Soul Collector”
Schmier scorge una bandiera italiana e spara un “Porco xxx!!!” seguito da un “Bela
Italiaaa!”. Lo show scorre veloce passando per perle quali “Death Trip” o “Life
Without Sense”. Le sorprese non sono finite: vengono tolti i teli da due batterie
ai lati di quella di Marc e dietro ad esse prendono posizione gli ex batteristi
del gruppo Oliver “Olly” Kaiser e Sven Vormann. Impressionante l'esecuzione di
“Antichrist” e “Reject Emotions” con tre batterie. Con “Total Desaster” ecco ricomparire
Harry Wilkens e questa volta anche Thomas "Tommy" Sandmann , il primo batterista
dei Destruction, qui però presente in veste di cantante. Il finale è un macello:
tutti i vecchi membri sul palco con tre batterie, due chitarre, due cantanti,
il macellaio pazzo e le sue ragazze per una “Bestial Invasion” da infarto. Un
concerto memorabile quindi e che in più frangenti ha assunto i connotati di una
vera e propria festa.
SETLIST:
The Butcher Strikes Back
Curse The Gods
Nailed To The Cross
Mad Butcher
The Alliance Of Hellhoundz
Soul Collector
Death Trip
Unconscious Ruins
Life Without Sense
Antichrist
Reject Emotions
Thrash 'Til Death
Total Desaster
Eternal Ban
Bestial Invasion
IMMORTAL
Ci sono reunion e reunion. Metalitalia.com ha avuto modo di vederli all'opera
già nell'edizione di questíanno dell'Inferno Festival, e la loro prova fu pessima.
A Wacken sono andati leggermente meglio, ma per chi li ha visti nei tempi d'oro
è difficile entusiasmarsi di fronte a quanto hanno offerto a Wacken. L'attesa
era tanta, ma l'esibizione del terzetto norvegese non è stata all'altezza. L'inizio
del concerto però è stato da brividi. Sta per tramontare, tardi di sera, il sole
non c'è quasi più e Abbath, con la sua bellissima voce, mira il sole con il braccio
ed esclama "Hi, we're Immortal, and the sun no longer raises". E via le note di
questa canzone fantastica dallo storico album "Pure Holocaust" dal quale segue
poco dopo anche "Unsilent Storm In The North Abyss". Meglio nelle canzoni estratte
da "At The Heart Of Winter", come "Withstand The Fall Of Time", male in quelle
da "Battles In The North" come la title track, storpiata e mozzata e "Blashyrk"
che oramai gli Immortal non sono capaci a suonare decentemnte. Finisce così un
concerto abbastanza deludente. Ora si aspetta il nuovo album, ma dal vivo intanto
devono fare onore alla fama che li precede, senza alcun dubbio.
STORMWARRIOR
Gli Stormwarrior hanno la grande fortuna di essere finiti sotto l'ala protettrice
di Kai Hansen, l'inventore del power metal. Oggi i quattro ragazzi si apprestano
a ricoprire addirittura il ruolo da headliner del Party Stage, una posizione di
tutto rispetto per un gruppo al secondo disco. Ma, come già detto, non è tutta
farina del loro sacco perché questa sera c'è grande attesa soprattutto per l'annunciata
partecipazione di Kai. L'inizio dello show è dedicato alla discografia degli Stormwarrior,
gruppo che appare da subito compatto anche se approssimativo dal punto di vista
della precisione e della tecnica. Thunder Axe, alias Lars Ramcke, si impegna al
massimo nonostante la sua voce non sia niente di che (come su disco) e pezzi come
“Signe Of The Warlorde”, “Thunderer” o “Heavy Metal Fire” fanno la loro sporca
figura, grazie anche ad un imponente utilizzo di effetti pirotecnici. Ma dalla
folla si leva un boato quando la band attacca con “Ride The Sky” e Kai Hansen
compare dal fondo del palco. Da lì in poi è tutta una festa, una sorta di revival
dei giorni di “Walls Of Jericho”. Kai canta e si muove come un forsennato e il
sorriso stampato sulle facce dei presenti la dice lunga. “Murderer”, ”Phantoms
Of Death”, “Victim Of Fate”, “Judas” e “Heavy Metal Is The Law”, un concerto senza
dubbio singolare per i moltissimi amanti del power metal presenti. C'è anche tempo
per la mitica “I Want Out”, tra urla e body surfing. La band e un Kai Hansen parecchio
divertito e sorridente salutano e si dileguano tra gli applausi di un pubblico
soddisfatto.
MUNICIPAL WASTE
C'è tanta curiosità da parte di chi scrive per seguire l'esibizione dei Municipal
Waste, di cui giravano tante voci positive sul loro impatto live. Il wet stage
è gremito all'inverosimile e chi non ama le sonorità power in atto sui palchi
principali del festival può venire ad ascoltare la band. Il palco, cosi come la
folla assiepata, trasuda underground. Il palco grande non avrebbe permesso il
loro così corpulento show. Infatti sul piccolo stage bagnato è stato possibile
far salire i fan per far loro bere la birra col tubo fino a sfinirli, oppure scatenare
dei circle pit devastanti ma anche organizzare il "Wall Of Death", ossia quando
la folla si schiera di fronte a mo' di due muri contrapposti che poi si scontrano
devastandosi. Tony Foresta è singer carismatico e tiene il palco divinamente,
presentando le canzoni, facendo sentire i fan parte viva del concerto, il tutto
sulle note della musica dei nostri, a volte thrash metal, spesso hardcore che
dal vivo si riduce a pura adrenalina. Difficile stare fermi, viene spontaneo buttarsi
nella mischia e lasciarsi coinvolgere dall'orda di caciara che si crea durante
un loro show. Sicuramente dal vivo hanno una marcia in più, la folla ha gradito
e la band ha convinto. Casino allo stato puro.
IN FLAMES
I cinque ragazzi di Goteborg di strada ne hanno fatta e sono cambiati parecchio
da quel “Lunar Strain” uscito ormai tredici anni fa. Oggi, dopo una sterzata verso
sonorità moderne, molto orecchiabili e di presa, sono qui a godere della popolarità
guadagnata. La gente si è infatti assiepata numerosissima davanti al True Metal
Stage e gli indugi vengono spezzati dalla nuova “Leeches”. Anders Friden, con
il suo ormai solito look “no global”, salta da una parte all'altra del palco metre
stupisce vedere un brizzolato Bjorn Gelotte con capelli corti. Si prosegue con
“Crawl Through Knives” e, anche se la band è impeccabile, il pubblico appare stranamente
poco reattivo. Ad ogni modo gli applausi non mancano certo, anche perché Anders
Friden si conferma un frontman di assoluto livello, capace di intrattenere la
folla con il suo sarcasmo ed una punta di autocelebrazione. Il concerto è tutto
un susseguirsi di hit come “Pinball Map” e “Trigger” , contornate da fiammate
e botti a non finire. La scaletta è incentrata sugli ultimi dischi anche se non
manca qualche episodio del passato come “Graveland” ed “Episode 666”. E' però
a concerto inoltrato, con “System”, che la folla inizia ad agitarsi sul serio.
La grande scritta “In Flames” sul fondo del palco si illumina e dopo “Egonomic”,
con Friden che scorda simpaticamente la chitarra di Gelotte, il cantante dichiara
il suo amore per gli Scorpions e quindi ecco il lento “Come Clarity”, ed è impressionante
vedere in tutta la sterminata platea il luccicare degli accendini. Come da copione,
“Only For The Weak” fa saltare le decine di migliaia di anime presenti e ci si
avvia verso la fine dell'esibizione. Chiusura dedicata quindi all'accoppiata “Take
This Life” (con Friden comprensibilmente in debito d'ossigeno) e “My Sweet Shadow”
con tanto di fuochi d'artificio ad illuminare il cielo. Un concerto sicuramente
notevole. A conti fatti è sembrato di rivivere la loro esibizione del 2003.
SETLIST:
Leeches
Crawl Through Knives
Dead Alone
Pinball Map
Trigger
Episode 666
Graveland
Colony
System
Bottled
Egonomic
Come Clarity
Only For The Weak
Cloud Connected
The Quiet Place
Take This Life
My Sweet Shadow
CANNIBAL CORPSE
E' notte fonda e con dei suoni praticamente perfetti, accompagnati da un volume
altissimo, i veterani del death metal statunitense salgono sul palco per devastare
il Wacken Open Air targato 2007. Chi scrive li ha visti tante volte dal vivo ed
Ë certo che anche questa volta gli americani non faranno sbavature. Così è. Si
parte subito alla grande con alcuni pezzi estratti dai loro ultimi album per poi
attingere a piene mani al repertorio della band. La scaletta quindi ricalca la
stessa dell'ultimo tour europeo che li ha visti protagonisti anche in Italia (sold
out a Roma!). Corpsegrinder Ë in grande forma. La folla sterminata lo esalta,
lo gasa, e lui si lascia andare ad un "If you don't bang or slam around, i'll
come off the stage and strange every single one". Cattivissimo. Ora possono finalmente
proporre anche a Wacken i brani dei loro primi tre album, bannati in Germania
fino al 2006. I pezzi forti della discografia degli americani si susseguono senza
sosta, compaiono quindi "Born In A Casket", "Decency Defiled", "Make Them Suffer",
"Disposal Of The Body" e la velocissima "Divoured By Vermin". Classica dedica
("this song goes to all the fuckin women out there") alle donne per "Fucked With
A Knife" prima della song di chiusura che stranamente non è "Hammer Smashed Face",
suonata pure peraltro, ma "Stripped, Raped And Strangled" che chiude un concerto
tritaossa. I Cannibal Corpse sono una macchina da guerra dal vivo, assolutamente
precisi, violenti e chirurgici nel loro death metal brutale.
HAGGARD
Mentre i Cannibal Corpse distruggono il Black Stage, gli Haggard, con le loro
dolci parti di musica classica, intrattengono il pubblico del Party Stage. Fortunatamente
in madrepatria il gruppo è parecchio seguito e sin dalle prime note la platea
sostiene a dovere i la dozzina abbondante di musicisti presenti sul palco. Viola,
violino, clarinetto, piano, piatti, oboe e altri strumenti non meglio identificati
a sostenere il lavoro magistrale del cantante chitarrista Asis Nasseri. Seppur
le amplificazioni di questo palco non siano il meglio che il Wacken Open Air possa
offrire, il suono è estremamente pieno e bilanciato, cosa non da poco considerando
la complessità della musica proposta dal gruppo. Le sinfonie create dalla componente
orchestrale si completano alla grande con le voci dei soprano e le partiture metal.
Tra una “Eppur Si Muove” ed una “Awaking The Centuries” il simpatico cantante
trova in più occasioni il tempo per chiamare in causa noi italiani ed il nostro
Bel Paese, ricordandoci anche che siamo campioni del mondo. Un'esibizione molto
positiva ed un'occasione per chi non li aveva mai visti, di assistere ad un concerto
sicuramente particolare.
Giusto il tempo (e le forze) per una veloce occhiata ai Subway To Sally, dopodichè
decidiamo di lasciare l'arena. Un ultimo giro al Beergarden e all'alba ci avventuriamo
nella "tendopoli", pensando già all'anno prossimo.
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