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Reduce da un lungo tour per supportare il fortunato “Wildhoney”, Johan Edlund,
leader dei Tiamat, decide di ritirarsi in un piccolo villaggio sperduto della
nativa Svezia, per ritrovare l’ispirazione. Da queste premesse nasce “A Deeper
Kind Of Slumber”, quinto capitolo discografico, fortemente influenzato dall’atmosfera
intima e quasi misantropica nella quale è stato composto, senza dimenticare l’importante
contributo fornito dall’elemento panico e dall’utilizzo di droghe che si farà
sentire nell’aurea allucinogena del sound. Facendo una breve digressione il precedente
“Wildhoney” aveva già ampliato lo spettro d’azione della band introducendo connotati
psichedelici di scuola Pink Floyd al caratteristico sound gothic doom degli esordi,
con responsi entusiastici di pubblico e critica. Analizzando oggi “A Deeper Kind
Of Slumber” lo possiamo considerare come un ulteriore passo in avanti della band
verso la sperimentazione, una mossa forse azzardata poiché i cambiamenti nel sound
come vedremo sono piuttosto rilevanti e all’epoca (dieci anni orsono), hanno gettato
più di un fan nello sconforto. Il quinto sigillo firmato Edlund va considerato
come un lungo viaggio, suddiviso in tredici visioni….ophs, canzoni strettamente
connesse tra di loro che proiettano l’ascoltatore in una nuvola di sensazioni
caratterizzate da molteplici aspetti emotivi; Rispetto alle produzioni antecedenti,
il disco in questione riduce sensibilmente l’utilizzo di suoni distorti a favore
di chitarre pulite e tastiere, con vocals sempre pulite la cui interpretazione
di Edlund raggiunge gli apici di sempre in termini di phatos e profondità. L’inizio
affidato a “Cold Seed” è una sorta di comodo benvenuto in questo viaggio allucinante,
sorretto da un giro di chitarra coinvolgente e piuttosto classico, il primo singolo
estratto, mantiene vivo il legame col precedente album e ci riserva un passaggio
meno traumatico. Da qui in poi sarà un abbraccio di influenze sulla carta distanti
ma in questo capolavoro sorprendentemente vicine. “Teonanacatl, introdce elementi
electro in una marcia fumosa che Edlund interpreta dall’oltretomba, “Trillion
Zillion Centipedes”, è ricca di dissonanze e suoni disturbanti, mentre “Atlantis
As A Lover” è una sorta di dark song liquida e romantica, emozionante nel finale
dominato dagli archi. Con “Alteration X 10”, i Tiamat ritornano su sentieri distorti,
rivisti in chiave moderna con l’aggiunta di suoni noise, prima di sbalordirci
con il folk tribale e delirante di “Four Leary Biscuits”, che vede l’ingresso
di strumenti ricercati come il sitar e il flauto. Malinconica e dilatata la splendida
“Only In My Tears It Lasts” riprende i Pink Floyd nell’assolo, lasciando alla
dark anni 80’ “The Whores Of Babylon” il compito di riportarci sulla terra. “Kite”
è un dolce intermezzo strumentale vagamente new age con l’oboe protagonista e
ha il compito di traghettarci nel bellissimo finale con la progressiva “Phantasma
Deluxe”, la lunga e faticosa scalata del “Mount Marilyn” e la drammatica title
track che chiude un viaggio senza ritorno da affrontare almeno una volta nella
vita, impreziosito nella seguente ristampa da una rinnovata e bellissima veste
grafica, con l’aggiunta di una bonustrack (il remix di “Only In My Tears It Lasts”)
e tre videoclip.
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