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La Century Media, che li aveva pubblicati in origine, ristampa oggi tre dei quattro
studio album realizzati dagli Eyehategod, integrandoli con outtakes e versioni
demo e confezionandoli in un packaging non stupefacente ma comunque gradevole.
Si parte con “In The Name Of Suffering”, debutto del quartetto di New Orleans,
recante data 1 dicembre 1992. L’album può essere considerato l’atto di fondazione
dello sludge, singolare ibrido musicale praticato soprattutto da band del sud
degli Stati Uniti composto in parti uguali (e ugualmente avariate) da doom sabbathiano,
hardcore U.S.A., blues avvelenato e bourbon. Sebbene si tenda a considerare il
successivo “Take As Needed For Pain” il vero capolavoro degli Eyehategod, “In
The Name Of Suffering” possiede tutta l’arrogante immaturità che è propria dei
grandi debutti; un disco del tutto autarchico, estraneo a quella dose di accessibilità
che renderà grandi i Down anni più tardi e completamente calato in un mood compulsivo
e paranoico. Basta l’attacco di “Depress”, che sembra scritto dai Black Sabbath
sotto Xanax, a rendere l’idea. Completa l’operazione la ristampa del demo “Lack
Of Almost Everything” (in verità già rintracciabile nel live album “10 Years Of
Abuse (And Still Broke)”), che contiene alcuni pezzi che comporranno l’album,
solo registrati (molto) peggio. Imprescindibile.
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