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In molti aspetti, “'Eternal' è l’album più dark che abbiamo mai scritto, era
qualcosa a cui aspiravamo, che avevamo in mente di fare, il risultato finale fu
bizzarro e fascinoso allo stesso tempo”. Cosi Vorph, leader degli svizzeri Samael,
descrive “Eternal”, uscito nel lontano 1999. Le dodici canzoni della versione
originale dell’album sempre a parere del leader della band “suonano distanti l’una
dall’altra, come se niente le tenesse in comune nella tracklist”. E come contraddire
le parole di colui che ha scritto tutti i testi, fantasiosi e molto belli dell’album?.
L’album uscì l’anno successivo alla pubblicazione di “Exodus” che in realtà era
l’appendice di “Passage”. Questi ultimi due lavori degli elvetici vennero infatti
registrati in contemporanea nel 1996. L’alternanza di tracce più movimentate (“Ailleurs”,
“Ways”) dove il giro dei beat diventa presenza sostenuta a canzoni più calme (“Together”
o la fantastica “Nautilus & Zeppelin”, che trova sempre posto nella scaletta
dei concerti) completa un album che all’epoca non aveva di sicuro canoni di paragone.
Forse non li ha anche oggi. L’introduzione di beat nel metal, o l’uso di tastiere
e sintetizzatori in una maniera non propriamente consona ai canoni del genere
hanno marchiato a vita i Samael come innovatori. Nella riedizione super curata
da parte della Century Media, oltre al booklet, fantastico nei suoi particolari,
troviamo ben sette bonus track. “Ways”, “Ailleurs” e “Infra Galaxia” sono riproposte
nella versione originale del loro missaggio. David Richards, produttore dell’album,
all’epoca si prese una pausa e quando tornò al lavoro con la band decise di rimodulare
le tre canzoni che, a suo giudizio, suonavano troppo rudi. Le altre aggiunte sono
versioni strumentali delle canzoni e un mix drum’n’bass per la canzone "Ways"
dal risultato molto particolare. “Eternal” è un album fra i migliori della decade
degli anni ’90, ha segnato la carriera della band e ispirato tanti altri musicisti.
Pietra miliare, da avere.
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