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A cura di Marco Gallarati
Introduzione
 Quanti di voi alla lettura avranno sentito parlare, almeno per una volta, della
famigerata Triade Britannica del doom-gothic metal, vero e proprio punto di partenza
cronologico del concepire la musica oscura in termini di malinconia, decadenza,
ambiguità religiosa e piacere/dolore amoroso? Paradise Lost, Anathema, My Dying
Bride: eccoli qua, i gruppi ‘membri’ della Triade, a cui tuttora moltissime altre
band fanno riferimento – pensate solo alla scena finnica avente gli Swallow The
Sun quali principali esponenti, oppure la brillante sottocorrente romana del genere
– e verso i quali la gratitudine di parecchi (tristi) metallari non dovrebbe mai
avere termine. Verissimo, se stiamo a considerare con puntiglio i dettagli, bisognerebbe
ricordare almeno la contemporaneità di gruppi ora di grande successo quali Katatonia,
Opeth, Type O Negative e Novembre, ma soprattutto l’importanza degli svizzeri
Celtic Frost e/o degli svedesi Candlemass nel background storico delle suddette
formazioni inglesi, per non parlare poi della dark-wave anni ‘80; quello che è
certo, però, è che la sincronia con la quale la Triade è riuscita a imporsi sul
mercato metallico della prima metà degli anni Novanta ha fatto sì che questo mini-movimento
divenisse, col passare del tempo, una sorta di pietra miliare dell’heavy metal
tutto. E se gli Anathema sono ormai lontanissimi dai loro cupi e tenebrosi esordi
e i Paradise Lost sembrano essere appena rinati a nuova (metallica) vita, coloro
i quali hanno sempre mantenuto alto il vessillo del doom inglese sono i My Dying
Bride, teatrali e morbosi predicatori dell’incedere funereo per eccellenza, quello
della Morte. Riassunta attraverso questa biografia e le recensioni nelle altre
pagine web, la storia della Sposa Morente siamo certi saprà risvegliare antichi
ricordi in molti di voi…
Natura Morta
 I My Dying Bride si formano nell’estate del 1990, ormai ben diciassette anni
fa, quando quattro compari decidono di tramutare in musica la loro passione per
l’oscurità e la decadenza. Li guida un alto e sofferente figuro, di nome Aaron
Stainthorpe, anima tormentata e chiusa, che poco ama mettersi in luce e tanto
odia mostrarsi al pubblico (non è falso il mito della sua forte repulsione verso
il presentarsi on stage); Andrew Craighan e Calvin Robertshaw sono i due chitarristi,
mentre alla batteria va a sedersi Rick Miah. Ancora senza bassista, i quattro
registrano, dopo solo sei mesi di prove, il demo “Towards The Sinister”, ora letteralmente
introvabile. La prima incarnazione della band si assesta con l’ingresso di Adrian
(Ade) Jackson alla quattro-corde e, confermando un’incredibile prolificità, i
ragazzi danno alle stampe, attraverso l’allora minuscola label francese Listenable
Records, il singolo 7” “God Is Alone”, il quale pone il quintetto british all’attenzione
della Peaceville Records, un’etichetta inglese che da allora in avanti diverrà
garanzia di qualità e acume, almeno nel genere trattato. I My Dying Bride firmano
dunque per la Peaceville, dando il via così ad un sodalizio a dir poco resistente
nel tempo, che ancora oggi prosegue all’insegna della continuità e della cieca
fiducia reciproca. I primi anni di vita della Sposa Morente si distinguono per
la regolare alternanza di pubblicazioni: tre EP seguiti da altrettanti full, tutti
di encomiabile valore e rilevante importanza storica. “Symphonaire Infernus Et
Spera Empyrium” è il perfetto prologo al debutto “As The Flower Withers”, disco
caratterizzato ancora da una forte componente death metal, passaggi molto veloci
susseguenti a rallentamenti doom, drammatiche ed innovative sezioni di violino
e vocals aspre e/o catacombali, il tutto ammantato da una sudicia atmosfera pregna
di tentazione, erotismo e morbosità – attenzione, scordatevi però le tamarrate
à la Cradle Of Filth! Dopo aver girato l’Inghilterra per un primo breve tour promozionale,
la band torna subito in pista con “The Thrash Of Naked Limbs”, mostrante accenni
sperimentali (la traccia “Le Cerf Malade” si rifà chiaramente al neo-folk-ambient,
in quegli anni in decisa ‘espansione’) poi sviluppati nel seminale “Turn Loose
The Swans”, primo deciso cambio di rotta della band, maturata in fretta e già
(quasi) pronta ad abbandonare il cantato growl per una serie di composizioni meno
violente ma più disperate e strazianti; di notevole rilievo è l’ingresso ufficiale
in formazione di Martin Powell, già musicista session del gruppo per le parti
di tastiera e violino, assoluto trade-mark della Sposa ad inizio carriera. Seguente
un travagliato ma completo tour europeo, il terzo EP “I Am The Bloody Earth” è
poco più che un singolo e serve solo a preludere l’arrivo dell’imponente “The
Angel And The Dark River”, il disco che forse meglio di altri riassume tutte le
caratteristiche degli inglesi, andandone a rappresentare la più profonda natura
(morta). Poggiando come al solito su chiaroscuri sia musicali che lirici e visivi,
i My Dying Bride scrivono il loro masterpiece riconosciuto, presentandolo con
un opener quale “The Cry Of Mankind”, uno dei brani più deprimenti e tristi mai
composti; la lunghezza dei pezzi e la loro lentezza sono a volte proibitive, ma
in essi traspare tutta la classe sopraffina di cui il sestetto è dotato. L’Europa
si accorge in massa della loro bravura e l’apparizione al Dynamo Open Air del
1995 è un successo! Se ne accorgono anche – udite, udite! – gli Iron Maiden, che
assoldano Aaron e compari quale support-act ufficiale del tour promozionale al
discusso “The X-Factor”: grande vetrina per i Bride e più di una soddisfazione
nel veder rapiti centinaia di sguardi di sostenitori della Vergine di Ferro, notoriamente
presenzianti i concerti con paraocchi di ghisa. E’ nata una stella e la natura
morta prende vita…
La Fine del Mondo
 Il 1996 è l’anno di “Like Gods Of The Sun”, un album che vende parecchio e accresce
la fama dei My Dying Bride, nel frattempo mutati in una versione leggermente più
commerciale di quella precedente: il gothic metal puro dei Paradise Lost, infatti,
all’epoca fuori prima con “Icon” e poi con “Draconian Times”, sta prendendo piede
velocemente ed è anche per questo, probabilmente, che il sound della Sposa assume
contorni meno ostici, abbassando il minutaggio dei brani ed inserendo buone dosi
di romanticismo gothic e soluzioni più cadenzate ed accessibili. Il tour da headliner
con i connazionali Cathedral e The Blood Divine è un altro buon passo in avanti,
confermato da un 1997 sempre in giro, prima con i Sentenced in Europa e poi con
Dio, in quello che è il loro primo excursus americano. Purtroppo per i ragazzi,
però, nel bel mezzo del tour USA, il drummer Rick Miah contrae una non ben precisata
malattia debilitante e, oltre a costringere la band ad interrompere la serie di
concerti yankee, si vede obbligato a lasciare vacante il posto dietro le pelli.
I Bride entrano così in un periodo piuttosto incerto della loro storia, in quanto,
mentre Miah viene prontamente sostituito da Bill Law, proveniente dai bravi labelmate
Dominion, il contemporaneo abbandono del tastierista/violinista Martin Powell
getta pesanti ombre di dubbio sul futuro della formazione. Futuro che infatti
assume le sembianze di “34.788%…Complete”, quinto full-length album e cosiddetta
‘pietra dello scandalo’: il disco si può definire sperimentale, sebbene non totalmente
diverso dal passato del gruppo, soprattutto a causa del brano “Heroin Chic”, una
poltiglia electro-indie-rock veramente malriuscita e di cattivo gusto; questo
lavoro, con il senno di poi, è l’unico che prende più o meno nettamente le distanze
dal resto della discografia della band, ed infatti ancor oggi divide sia la critica
che i fan. Un’inquietante teoria è alla base del titolo del disco: la percentuale
riportata, difatti, starebbe ad indicare la quantità di vita consumata dall’Uomo
sulla Terra prima della sua estinzione. All’indomani della pubblicazione di “34.788…Complete”,
Bill Law si vede costretto a tornare nel nativo Canada e, per questo, la band
decide all’unanimità di non compiere tour promozionali, bensì di concentrarsi
sul rinsaldamento della line-up e sulla scelta della direzione da intraprendere.
Anche il chitarrista Calvin Robertshaw, uno dei membri fondatori, decide di lasciare
il gruppo (che però continuerà a seguire in qualità di aiuto-produttore e tecnico
del suono), riducendo a terzetto la già ristrettasi formazione: Aaron, Andrew
ed Ade reclutano dapprima solo un nuovo batterista (Shaun Steels, dagli amici
Anathema), mentre più tardi accoglieranno Hamish Glencross in vece di seconda
chitarra. Nel frattempo, allontanata l’ipotesi di scioglimento, ecco che i Bride
tornano a risplendere di fulgore passato, pubblicando il bellissimo “The Light
At The End Of The World”, un ‘back to the roots’ totale ed entusiasmante, grazie
al rispolvero dell’amato growl di Aaron, di cospicue dosi death metal e di quell’aura
mistico-religiosa oscura ed ambigua che tanto aveva contribuito alla nascita del
mito della Sposa. Da questo momento in avanti, il gruppo non avrà più tentennamenti,
anzi crescerà di nuovo album dopo album, installandosi su livelli qualitativi
se non seminali, assolutamente elevati. La fine del mondo è ancor lungi dal venire…
Stirpe di Immortali
Dopo la doppia release celebrativa intitolata “Meisterwerk” (pubblicata dalla
Peaceville in due CD separati, usciti a pochi mesi di distanza) e dopo il nuovo
tour europeo, i My Dying Bride procedono con entusiasmo rinnovato nella composizione
del settimo lavoro in studio, nel quale si vanno ad avvalere della collaborazione
di Jonny Maudlin, esperto tastierista dei funambolici Bal Sagoth: “The Dreadful
Hours” è forse, per quanto riguarda la parte più recente della discografia dei
britannici, il lavoro da consigliare ai neofiti della band, un piccolo capolavoro
di fantasia ed inquietudine; l’album esprime miseria e grandeur allo stesso tempo
e il ritorno al growl si fa qui di fondamentale importanza, nel tenere sempre
intenso il pathos musicale. La Peaceville decide quindi di battere il ferro finché
è caldo e pensa bene di pubblicare il DVD “For Darkest Eyes”, contenente oltre
due ore e mezzo di materiale, bissato poco dopo dal live album “The Voice Of The
Wretched”, riportante la performance eseguita in occasione del Peacefest allo
013 di Tilburg, Olanda. La serie di festival estivi – siamo nel 2002 – vede i
My Dying Bride completare di nuovo la formazione con l’innesto alle tastiere della
dolce Sarah Stanton, primo membro femminile del combo. Con una line-up ora pressoché
stabile e con una continua e regolare attività live, la produttività torna ai
livelli degli esordi e l’anno 2003 viene interamente dedicato alla composizione
di “Songs Of Darkness, Words Of Light”, platter che rituffa il gruppo in atmosfere
tremendamente plumbee ed oscure; una cappa di disperazione e dolore, infatti,
avvolge tale disco, considerabile alla stregua di una black version del grande
“The Angel And The Dark River”. Sebbene quest’ultimo sforzo non sia del tutto
memorabile, altre pubblicazioni di prestigio vengono emesse in serie, fra le quali
è da citare il mastodontico boxset enciclopedico “Anti-Diluivian Chronicles”,
opera di raccolta ideale per chi volesse unirsi in ritardo ai seguaci della Sposa
Morente. La moria di batteristi inaugurata da Rick Miah non risparmia neanche
 Shaun Steels, il quale lascia la band poco prima di entrare in studio per la
registrazione del nono full, “A Line Of Deathless Kings”: come sempre aiutati
dal produttore Mags e come sempre accasatisi agli Academy Studios, Aaron e soci
reclutano dai The Prophecy il session drummer John Bennett e ancora una volta
compongono un signor disco, per una carriera che ormai va ad assumere contorni
sempre più leggendari; questa volta si recupera in dinamismo e melodia, dando
spazio a composizioni lievemente più aggressive e ariose. Si arriva così alla
storia recente, giunta a noi attraverso l’esibizione al Frozen Rock 2007, con
la sostituzione di Bennett con Dan Mullins dietro le pelli ed il triste abbandono
dello storico bassista Ade Jackson, rimpiazzato dalla ‘cinesina’ Lena Abéson.
I My Dying Bride, nonostante gli anni di militanza comincino ad essere davvero
tanti, sono ancora in pieno sulla cresta dell’onda e finché un personaggio intelligente,
particolare e carismatico quale Aaron resterà al timone della barca, non si dovrebbe
proprio temere un ancora prematuro affondamento. Onore alla Sposa, quindi!
DISCOGRAFIA
Album regolari
1992 – As The Flower Withers
1993 – Turn Loose The Swans
1995 – The Angel And The Dark River
1996 – Like Gods Of The Sun
1998 – 34.788%…Complete
1999 – The Light At The End Of The World
2001 – The Dreadful Hours
2004 – Songs Of Darkness, Words Of Light
2006 – A Line Of Deathless Kings
Altre pubblicazioni
1990 – Towards The Sinister – demo
1991 – God Is Alone – 7” single
1991 – Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium – EP
1992 – The Thrash Of Naked Limbs – EP
1994 – I Am The Bloody Earth – EP
1995 – Trinity – raccolta EP
2000 – Meisterwerk 1 – compilation
2001 – Meisterwerk 2 – compilation
2002 – For Darkest Eyes – DVD
2002 – The Voice Of The Wretched – live album
2005 – Anti-Diluvian Chronicles – boxset
2005 – Sinamorata – DVD
2006 – Deeper Down – EP
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