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09-01-2008
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IDENTIKIT: My Dying Bride - 'La Sposa Nuda'
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Songs Of Darkness, Words Of Light
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Sito web ufficiale http://www.mydyingbride.org
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Tracklist
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1.
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The Wreckage Of My Flesh
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2.
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The Scarlet Garden
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3.
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Catherine Blake
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4.
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My Wine In Silence
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5.
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The Prize Of Beauty
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6.
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The Blue Lotus
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7.
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And My Fury Stands Ready
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8.
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A Doomed Lover
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Durata totale 01:01:06
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Recensione di Marco Gallarati
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Oscura, decadente, romantica e perversa, la Sposa Morente torna ad incupire,
per l’ottava volta, i nostri viaggi musicali, rabbuiando ogni solare speranza
visibile all’orizzonte. Già, in quanto raramente l’oscurità muta in musica meglio
di quanto riesca a farlo quando i veicoli di sensazioni sono gli albionici My
Dying Bride; e questa volta non si può davvero far altro che spendere parole tenebrose,
mortali e soffocanti, scolpite in marmi neri dalle venature rosso-violacee, per
descrivere ciò che la storica band ha composto. L’inquietante copertina preannuncia
in modo piuttosto netto le peculiarità di questo nuovo dipinto, intitolato “Songs
Of Darkness, Words Of Light”: un arazzo terribile, trasudante dolore e drammaticamente
tetro, nelle cui scene si riesce a rivivere tutto il panico, la passione, la desolazione
e il rimpianto a cui può condurre il binomio Amore/Morte. Anche senza avere a
disposizione le lyrics del disco, viene semplice interpretare personalmente, a
livello emotivo, le immagini generate dall’ascolto di tale lavoro, probabilmente
il più sofferto mai partorito da Aaron e compagni dall’epoca della magnum opus
“The Angel And The Dark River”; da scordare, quindi, il precedente “The Dreadful
Hours”, le sue cangianti sfumature e le sue mirabili alternanze d’umore: in “Songs
Of Darkness, Words Of Light” si trovano soltanto notte, pochissimi barlumi di
giorno ed un crepuscolo eterno. A dimostrazione di quanto detto, basti ascoltare
l’opener “The Wreckage Of My Flesh”, la quale, com’è presto deducibile dal titolo,
rappresenta la Disperazione messa in note, ostica come poche da assimilare e poco
coinvolgente; se si pensa ad altre song d’apertura dei Bride, quali la mitica
“The Cry Of Mankind”, “She Is The Dark” oppure “The Whore, The Cook And The Mother”,
viene da chiedersi con quale dissennatezza il quintetto abbia scelto un brano
'impossibile' a mo' di prima traccia! Di pasta ben più convincente sono le successive
“The Scarlet Garden” e “Catherine Blake”, forse gli episodi migliori dell’album,
pregne del classico romanticismo decadente da sempre in auge nel sound della band.
Mentre "My Wine In Silence" si muove apatica tra riflessioni acustiche ed impennate
decise, la più movimentata “The Blue Lotus”, riservante parecchio spazio ad un
riffing lentamente cadenzato, risulta maggiormente accattivante e aggressiva;
a fasi alterne, invece, scorre la linfa di “The Prize Of Beauty”, che mette in
mostra l’inconfondibile e penetrante cantato recitato di Aaron, alternato al suo
decente growling-style; con “And My Fury Stands Ready” e “A Doomed Lover”, l’ipnosi
è totale e ci guida verso l’uscita del tunnel, alla quale si giunge provati e
smarriti, sintomo di quanto l’indigeribilità iniziale del disco in questione sia
ardua da sopraffare. Certo, può darsi che “Songs Of Darkness, Words Of Light”
diventi una pietra miliare del doom metal con lo scorrere degli eoni, ma per adesso
resta palese la sua inferiorità rispetto ad almeno i due lavori precedenti. I
fan dei Bride, comunque, dovrebbero riuscire ad apprezzare tranquillamente lo
stesso l'album, poco indicato però come apripista verso una conoscenza approfondita
del gruppo. Una piccola delusione, da inserire fra i momenti meno salienti di
Aaron & Co..
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Voto: 6.5
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