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Recensione di Marco Gallarati
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“Turn Loose The Swans”, ad appena un anno di distanza da “As The Flower Withers”,
si rivela già essere una notevole maturazione per i suoi autori: l’ingresso in
pianta stabile di Martin Powell, tastierista e soprattutto violinista, sposta
l’accento delle composizioni in un’ottica più pacifica e tranquilla, decadente
e dark. I due strumenti citati, infatti, sono nettamente protagonisti di questo
platter, con buona pace delle sonorità prettamente death metal auscultabili sul
debut-album. Sembra essere giunta subito al capolinea, a dire il vero, la volontà
dei nostri di riprendere influenze floridiane nel loro songwriting, orientato
fin dalle prime battute di “Turn Loose The Swans” verso direzioni più originali
e ricercate, nonché ai limiti del progressive doom metal. Anche Aaron si adegua
alle nuove composizioni e fa ottima, prima comparsa il suo caratteristico stile
recitato pulito, così espressivo e straziante da rendere tangibili malessere e
dolore. “Sear Me MCMXCIII” è il brano d’apertura, una versione per keys, violino
e voce della vecchia “Sear Me”, presente sul primo disco e rivisitata con nuovo
testo: dolcissima nel suo mesto incedere, la canzone mette subito in chiaro che
ci troveremo di fronte ad un lavoro particolare ed ambizioso. La splendida “Your
River”, con i suoi tre minuti abbondanti di introduzione strumentale ‘a piacimento’,
sfora davvero in ambiti prog e mostra quanto sperimentali vogliano essere i primi
Bride. L’alternanza clean-growl di Aaron funziona alla grande e viene ripetuta
nelle successive “The Songless Bird”, più aggressiva e violenta, e “The Snow In
My Hand”, dove il violino tesse trame incantevoli e i cambi d’atmosfera diventano
quasi un obbligo. E’ la volta poi della monumentale “The Crown Of Sympathy”, brano
cantato tutto in clean vocals ma assolutamente inquietante ed oscuro, con linee
vocali e riff particolarmente minacciosi – nel finale sembra addirittura anticipare
di poco il successo di “Christian Woman” dei Type O Negative. La title-track,
posizionata così in fondo alla tracklist, perde un po’ di interesse e mordente,
ma è anch’essa dotata di una piacevole alternanza di sensazioni, con una leggera
prevalenza del lato buio e malvagio della Sposa. Sipario conclusivo affidato alla
atmosferica “Black God”, nella quale troviamo una certa Zena duettare con Aaron
fra le brevi lyrics del brano. Drammatica chiusura per un album imprescindibile
per la formazione britannica, questo “Turn Loose The Swans”, probabilmente il
più avanguardistico della sua carriera, già di per sé parecchio ‘avanti’ rispetto
alla massa…
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Voto: 8.5
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