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Recensione di Marco Gallarati
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La release in questione, giustamente intitolata “Trinity” e con una cover più
che mai azzeccata, è la raccolta-riassunto dei tre EP di inizio carriera prodotti
dai My Dying Bride. Una mossa vagamente commerciale della Peaceville, che però
permette ai non cultori dell’underground e delle pubblicazioni minori di avere
a disposizione anche i lavori più oscuri e sconosciuti del gruppo. Andiamo ad
analizzarne il contenuto singolarmente:
Symphonaire Infernus Et Spera Empyrium
Il primo EP dei Bride è ovviamente influenzato in pieno dalle derive death metal
del gruppo, ancor più evidenziate qui che nel debutto “As The Flower Withers”:
la lunghissima title-track rispecchia in pieno lo spirito primitivo della band,
essendo composta alternativamente da sinistre partiture brutali e aperture rallentate
e romantiche, già supportate dal violino dell’ospite Powell. “God Is Alone” non
concede spazio a compromessi ed è a tutti gli effetti un brano 100% death metal,
una sorta di antipasto alla futura “The Forever People”. Il terzo brano, “De Sade
Soliloquay”, concentra in pochi minuti il già discreto songwriting del gruppo,
mantenendo comunque alti i connotati di cattiveria e morbosità.
The Thrash Of Naked Limbs
Si presenta con un produzione decisamente migliore, il secondo EP “The Thrash
Of Naked Limbs”, antecedente “Turn Loose The Swans”. Nonostante un disco così
complesso verrà a breve composto, i brani di questo tre-pezzi ricalcano in lunga
parte quanto già proposto dalla Sposa. Non c’è traccia di clean vocals né nella
title-track, né in “Gather Me Up Forever”, sebbene sia evidente in queste composizioni
un netto calo di velocità media. Discorso a parte merita “Le Cerf Malade”, traccia
strumentale che volge lo sguardo verso alcune sonorità già semi-conosciute all’epoca
(neo-folk, new age, ambient minimale), ma ancora lungi dal diffondersi: campane
a morto, sintetizzatori a simulare bramiti di cervo (il titolo in francese vuol
dire appunto ‘il cervo malato’), voci sussurrate e quant’altro farà poi la fortuna
(?) di gruppi quali ad esempio i Raison D’Être.
I Am The Bloody Earth
Sorta di semplice appetizer a “The Angel And The Dark River” è invece “I Am The
Bloody Earth”, anch’esso composto da tre brani, sebbene fra di essi vada contato
il remix di “The Crown Of Sympathy”, variato negli arrangiamenti e accorciato
di un minuto rispetto alla versione originale. La title-track presenta finalmente
accenni di clean vocals – poca roba, però – ed è solo leggermente inferiore alle
canzoni che poi compariranno sul full-length. Su “Trinity”, poi, troviamo una
leggera variazione di tracklist, in quanto non è presente “Transcending (Into
The Exquisite)”, accantonata per essere sostituita dall’ottima “The Sexuality
Of Bereavement”, fra l’altro poi inserita quale bonus-track del digipack dell’imminente
album.
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Voto: 7.0
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