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Recensione di Marco Gallarati
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Dopo il successo di “The Angel And The Dark River” e l’exploit del tour di supporto
agli Iron Maiden, per i My Dying Bride il quarto disco in studio, “Like Gods Of
The Sun”, assume connotati di fondamentale importanza: siamo nel momento di massima
esposizione del gothic metal e anche in altre nazioni, Olanda e Norvegia soprattutto,
cominciano ad affermarsi gruppi (The Gathering, Orphanage, Theatre Of Tragedy,
The 3rd And The Mortal fra gli altri) che si rifanno in qualche modo all’operato
del triumvirato doom inglese. Pare logica e giustificata, quindi, la leggera apertura
di Aaron e compagni verso sonorità vagamente più accessibili e commerciali: nulla
di esageratamente clamoroso, ma l’aumento di atmosfere dark e gotico-romantiche,
a discapito dell’ormai arrugginita prolissità a volte claustrofobica, è piuttosto
evidente. Si sprecano i mid-tempo rocciosi e cadenzati, perfetti per vigorosi
headbanging, e rari sono i momenti prettamente doomy e dilatati. La title-track,
posta in apertura, e la seguente “The Dark Caress” danno subito ampia dimostrazione
di quanto detto, sebbene il violino e le tastiere di Martin Powell continuino
a rivestire un ruolo chiave nel songwriting della band. “Grace Unhearing” rivela
potenzialità dinamiche e psichedeliche quasi inedite per i Bride e pure un paio
di assoli di chitarra, davvero merce rara per i nostri. La scelta di Aaron di
non esibirsi più in growl sembra ormai certa e difatti “Like Gods Of The Sun”
è al 100% in clean vocals; anche i testi seguono il mood del disco e trattano
meno morbosamente il rapporto tra Uomo e Dio/Satana, dedicando più spazio a storie
vampiresche e decadenti romanze, proprio come in “A Kiss To Remember”, un ottimo
brano dalle cangianti atmosfere. “All Swept Away” riprende in versione accorciata
le caratteristiche di “Grace Unhearing”, mentre “For You” è il brano scelto quale
singolo apripista dell’album: composizione raffinata e delicata, esplode e si
quieta in continuazione, trovando la sua forza in un incedere melodico coinvolgente
e commovente. Segue la semplice “It Will Come”, altro mid-tempo melodico sul quale
sbattere la testa, che va ad introdurre la potente e rapida “Here In The Throat”,
condotta da doppia cassa e riffing arrembanti; ovviamente la traccia varia spesso
andatura, ma certo si piazza al primo posto della tracklist per violenza ed intensità.
Splendido epilogo, infine, grazie a “For My Fallen Angel”, poesia straziante recitata
da Aaron tra keyboards malinconiche e violini struggenti, piccola grande meraviglia.
Bellissimo album davvero, quindi, “Like Gods Of The Sun” strizza l’occhio anche
alle frange più goticone e finto-depresse del pubblico metallaro, lanciando la
Sposa Morente verso una popolarità ancora maggiore.
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Voto: 8.5
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