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09-01-2008
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IDENTIKIT: My Dying Bride - 'La Sposa Nuda'
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The Dreadful Hours
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Sito web ufficiale http://www.mydyingbride.org
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Tracklist
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1.
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The Dreadful Hours
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2.
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The Raven And The Rose
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3.
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Le Figlie Della Tempesta
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4.
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Black Heart Romance
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5.
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A Cruel Taste Of Winter
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6.
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My Hope, The Destroyer
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7.
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The Deepest Of All Hearts
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8.
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The Return To The Beautiful
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Durata totale 01:10:51
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Peaceville
Venus
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Nei negozi dal 01 Ottobre 2001
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Legenda download:
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Audio
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Video
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Testo
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Tablatura
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Recensione di Marco Gallarati
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“The Dreadful Hours” è il disco che decreta definitivamente il ritorno in pista
dei My Dying Bride, dopo gli anni dubbiosi degli esperimenti e dei ripensamenti.
L’ingresso del chitarrista Hamish Glencross, la nuova verve compositiva di Andrew,
Ade ed Aaron e la versatilità di Shaun ai tamburi permette al combo di superarsi
un’altra volta, dando alla luce un album fantasioso e vigoroso, inquietante e
risplendente allo stesso tempo. La terribile immagine di copertina (l’Angelo della
Morte che sembra assassinare un bimbo), realizzata dallo stesso Aaron, rappresenta
perfettamente il mood del lavoro, inaugurato dall’oscura title-track, pezzo introdotto
da cupa pioggia e arpeggi notturni e poi sviluppato su ritmiche possenti ed aggressive,
fino al ritorno alla calma del pizzicato: brano dal mood terrificante, il cui
testo sembra una ninna-nanna con effetto contrario. “The Dreadful Hours”, fin
dalla sua opener, prende forma attraverso brani cangianti e parecchio vari, stavolta
accostabili più ad un crocevia tra le sonorità di “Like Gods Of The Sun” e “Turn
Loose The Swans”, senza ovviamente tralasciare l’importanza di “The Light At The
End Of The World”. “Le Figlie Della Tempesta” – stranamente intitolata in italiano,
grazie al suggerimento dell’allora ragazza del vocalist – mostra come i Bride
riescano a sperimentare nuove soluzioni senza sforare in obbrobri stilistici (leggi:
“Heroin Chic”): la composizione è lunga ed ipnotica, come se accompagnasse Ulisse
attraverso le lusinghe del canto malefico delle Sirene, e ci immerge in un antro
soffice e vellutato, sinuoso e avvolto da melodie suadenti. L’alternanza growl/clean
viene mantenuta anche in questo lavoro, forse meglio che in altri dischi, e prova
ne sono le ottime “The Raven And The Rose” e “A Cruel Taste Of Winter”. Quest’opera
è però anche ammantata da molta dolcezza e parecchio romanticismo, in un pieno
pot-pourri di tutte le tematiche care alla Sposa: “Black Heart Romance”, “The
Deepest Of All Hearts” e la più sostenuta “My Hope, The Destroyer” contengono
riff di unica poesia e malinconia. I My Dying Bride, come spesso loro abitudine,
ci allietano infine con un’autocitazione apprezzatissima, la ripresa della storica
“The Return Of The Beautiful”, qui tramutata in “The Return To The Beautiful”,
riarrangiata e riregistrata con tecniche moderne e più redditizie. In definitiva,
“The Dreadful Hours” è tuttora uno dei lavori più apprezzati dei ragazzi di Bradford,
un pelo inferiore agli episodi storici giusto perché è arrivato dopo. Obbligatorio
comunque.
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Voto: 9.5
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