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Recensione di Luca Filisetti
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2001: arriva la pietra dello scandalo. A sei anni di distanza dal precedente
lavoro e dopo due singoli usciti con gli Articolo 31 francamente bruttini, la
band si ripresenta sul mercato con “Better Mad Than Dead” ed è subito tempesta.
Molti, forse troppi, si sono presi la briga di bocciare il lavoro senza appello
anche se non l’avevano mai ascoltato. La colpa della band era quella di avere
tradito, di avere inciso con un gruppo RAP da classifica, di frequentare troppo
i salotti di Rock Tv ed altre menate del genere. La verità è che l’album non è
di facile ascolto, è effettivamente diverso da quanto fatto dalla band in precedenza,
vi sono degli influssi evidenti di nu metal ma resta comunque un lavoro pesante
e niente male. I nostri innanzitutto si sono scrollati di dosso la nomea fastidiosa
di Pantera italiani e, dal punto di vista tecnico e compositivo, hanno fatto un
notevole balzo in avanti. Forse a tratti solo la sei corde di Tommy Massara eccede
in modernismi e dissonanze inutili dove sarebbe stato meglio piazzare degli assoli.
G.L. Perotti è clamorosamente migliorato e risulta più espressivo che mai; Mattia
Bigi e Cris Dalla Pellegrina formano una sezione ritmica ottimamente allestita.
I rimandi ai Korn sono sicuramente presenti, ma gli Extrema fanno un uso dell’elettronica
più massiccio e la loro base ritmica è decisamente più heavy. Una canzone come
“All Around” è una sorta di crossover moderno, con cantato simil-rappato, stacco
catchy e tappeto elettronico ad ammantare il tutto. “W.A.S.T.E.D.”, pur essendo
pregna di melodia, è piuttosto pesante e monolitica e a tratti ricorda gli Anthrax
era Bush, mentre “Wannabe” è una fucilata thrash core breve e senza compromessi.
In sostanza gli Extrema hanno realizzato il loro album più vario, certamente moderno
e catchy, ma lo hanno fatto senza perdere di vista la pesantezza che da sempre
li contraddistingue. Le bonus track sono “Divin’”, “Release” e una versione acustica
di “Another Nite”. La prima è una traccia thrash-death ammodernata solo dalle
dissonanze della chitarra di Massara; la seconda è una mazzata dove la sezione
ritmica spacca davvero e contiene dei cori urlati in pieno stile hardcore; l’ultima
traccia è una reprise acustica sorprendente che recupera umori rock piuttosto
oscuri, a cavallo tra Seattle ed Atlanta. In definitiva “Better Mad Than Dead”
è un lavoro parzialmente da riscoprire e non merita di essere bollato solo come
un’accozzaglia modernista e “Korn addicted”.
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Voto: 6.5
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