
All’inizio di ogni santo - o dannato, se preferite - nuovo anno metallico, siamo
tutti lì ad aspettare gli annunci dei festival più famosi al mondo: il Wacken,
oramai imprescindibile, il Download, il Party San, il Summer Breeze e via elencando.
Questi festival sono tutti all'aperto. L'inferno Festival invece è indoor, è grande,
ed è anche il primo festival in ordine di tempo. E’ inoltre più underground, ci
suonano band che difficilmente avreste la possibilità di vedere altrove. Insomma:
è più esclusivo. Allora si guardano anche i nomi di chi suonerà all'Inferno che
negli ultimi anni, ad esempio, ha avuto modo di ospitare Emperor e Immortal nelle
loro prime date di ritorno dal vivo. Non è poco. Quindi, oltre all'aspetto musicale,
che ad onor del vero in questa edizione ha conosciuto una decadenza mai vista
prima, c'è l'aspetto organizzativo. Il festival è organizzato perfettamente. La
Rockfeller Hall sita nel cuore di Oslo ospita circa 2000 persone (il festival
è sempre sold-out ma quest'anno qualche biglietto è avanzato) su due palchi: il
Rockfeller stage e il John Dee stage, su due piani. Finiscono di suonare al piano
di sopra (il palco principale) e iniziano sotto, e così via in un'alternanza
che dalle 5 e 45 di ogni pomeriggio arriva fino alle 2 e 30 di notte, tutto di
metallo. Nella hall ci sono stand vari, espositori, aree VIP, backstage e personaggi
strani e assurdi. La cosa bella è che tutte le band, fatta eccezione per qualcuno
che se la tira tanto, passano tutti per l'area relax del festival (bar e divani
in un angolo dove riposarsi un po' durante le esibizioni meno gradite) e sono
tutti disponibili. Nessuno ci ha negato una chiacchiera o una foto, anche Nick
Barker, lì per i Gorgoroth, che per fare una foto in mezzo a due persone si è
dovuto mettere di traverso per quanto è diventato grande. E' possibile quindi
vedere il King Ov Hell dei Gorgoroth sul palco tutto bardato di spuntoni e croci
rovesciate (mentre la sera precedente suonava coi Sahg come una rockstar candida)
poi passare lì e comportarsi normalmente come un tipo qualunque alla ricerca di
donne, probabilmente. Ghaal dei Gorgoroth incute invece un certo timore reverenziale,
sta sempre ombroso e non ispira alla socializzazione. Oltre a quelli che suonano,
tutti i musicisti della scena norvegese passano per il festival come guest, come
amici di amici, e quindi te li ritrovi tutti lì a portata di mano. Grutle degli
Enslaved è perennmente ubriaco, ed è lì, in mezzo alla folla, che puoi trovare
la mitica icona groupie Pat Mazzuocolo, italianissima emigrata e conduttrice di
un programma metal in ascolto radiofonico sulla radio nazionale. E lei gentile
si concede al nostro saluto scostandosi un attimo dallo stuolo di pretendenti
in fila. Oppure dopo un saluto con Nattefrost, vedere quest'ultimo elemosinarti
una birra perché lui è squattrinato, fare due chiacchiere e vederlo che cerca
disperatamente qualcuno che lo inviti ad un afterparty dove ci sia qualcosa di
sconvolgente, diciamo. Certo la birra è cara. Sette euro per una zero quaranta
rendono difficile l'ubriacatura, considerato anche l'annacquamento della birra
lì presente, però al festival ci si diverte tanto. Si può salutare così una Mariangela
De Murtas, da poco cantante dei Tristania, che ritrovi lì affianco a te durante
i Destruction a fare headbanging e vedere poi quanti complimenti le rivolgono
per la sua esibizione. Fa piacere. Si ride, e si sta bene. Può succedere poi di
vedere un tipo che hai già visto prima. E sì, è lui forse. E' il cantante dei
System Obscure (la recensione del concerto sullo speciale festival del 2006),
da solo, lì. Allora lo chiami e gli parli, gli chiedi della band, e lui sconsolato
a dire che gli altri musicisti sono impegnati con band maggiori (Tony Laureano
coi Dimmu Borgir e il chitarrista suona live coi Satyricon) e che quindi lui è
rimasto solo, con le sue canzoni scritte ma sempre da registrare. E fa sorridere
questo suo essere così sconsolato lì in mezzo con nessuno che se lo fila. C'è
poi la soddisfazione di Schmier, cantante/bassista dei Destruction, con il quale chi vi scrive aveva parlato
cordialmente poco prima, dicendogli che venivamo
dall'Italia che a lui piace tanto, vederlo dal palco quando ringrazia tutti i
ragazzi provenienti da fuori Norvegia, citare l'Italia subito e indicare noi,
lì in prima fila. C'è venuto in mente che eravamo lì a rappresentare l'Italia,
un po' come il Presidente Napolitano. Allora alla fine di ogni serata si rimane
un po' li a chiacchierare, si passa a ritirare il cappotto al guardaroba, e si
trova la neve fuori per strada. Temperature abbondantemente sotto lo zero, e di
corsa all'hotel del festival. Sì, perché se si riesce a spendere qualche soldo
per prenotare uno dei due hotel convenzionati del festival (a due passi dalla
sede dei concerti), la festa prosegue lì. In ascensore potreste ritrovarvi tutti
gli Onslaught, oppure sentire del casino assurdo da una camera dove c'è una bella
festa. Si va, si entra e si trova mezza scena norvegese lì a fare casino sul balcone.
Questo è l'Inferno Festival, metallo estremo, al freddo, al gelo, ma pur sempre
metallo capace di infuocare i nostri corpi quando siamo sotto il palco.