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DEAD TO THIS WORLD
Questa è la nuova band di Iscariah, famoso per essere il bassista degli Immortal.
La proposta musicale del terzetto norvegese è un classico black thrash metal di
stampo ottantiano. E dal vivo fanno la loro figura, senza eccellere e senza difettare.
Una buona mezz’ora di canzoni tutte estratte dall’album “First Strike for Spiritual
Renewance”, in cui apre proprio l’opener track dell’album, “I, The Facilitator”
- e per chi non li conosce è facile capire la proposta musicale. La canzone è
molto d’impatto, cosi come la voce di Iscariah, molto black metal che ricorda
un po’ quella di Abbath negli Immortal, almeno nell’impostazione del cantato.
Seguono nella scaletta “Shadows Of The Cross”, “Night Of The Necromancer” e la
velocissima “Goatpower”. Una buona mezz’ora passa in attesa della main band sul
palco principale. Non male, ma niente di nuovo.
SKITLIV
C’è grande attesa per gli Skitliv, monicker norvegese che significa letteralmente
“vita di merda”, se non altro perché è la nuova band di Maniac, ex singer storico
dei Mayhem. Quando il sipario si apre troviamo dei musicisti statici, un’atmosfera
molto casalinga, tanto è vero che ci sono lampade da salotto un po’ ovunque e
una bella poltrona con lampada da lettura. Sopra, c’è Maniac, con chitarra in
mano. Sono ben quattro le chitarre (si riconosce anche Tore degli Arcturus fra
queste) che vanno a creare un casino assurdo, noise puro farcito dalle urla di
Maniac che indubbiamente quando "canta" sa fare il proprio mestiere. La proposta
musicale è di quelle difficili da ricevere, molta gente pare colpita, ed evocata
dalla performance degli Skitliv che altro non è che una sequenza di riffoni lunghissimi,
batteria cadenzata e urla efferate qua e là. Rumore tanto, musica poca.
ONSLAUGHT
I thrasher inglesi Onslaught, autori di un buon successo nella metà degli anni
’80, sono stati la prima band thrash metal ad esibirsi sul palco della Rockfeller
Hall di Oslo. Il genere non è di quelli molto in voga da queste parti, però un
manipolo di fan ha dimostrato di gradire molto il thrash metal puro dei nostri.
E’ “Burn”, tratta dall’album di ritorno “Killing Peace” del 2007, ad aprire le
danze, canzone d’impatto e ben eseguita, ma sono i classici della band a smuovere
la folla. “Angel Of Death” riesce a scaldare un po’ i norvegesi che accennano
ad un headbanging moderato prima di godersi una delle canzoni thrash migliori
del periodo, quella “Power From Hell” che ancora oggi risulta devastante in sede
live. Buona prova, scolastici.
BEHEMOTH
La band di Nergal ha già da tempo fatto il salto di qualità. Il passaggio allo
stato di band superiore e fra le più conclamate nel panorama death mondiale ha
trovato nell’Inferno Festival edizione 2008 l’ennesima conferma. Il pubblico è
tutto assiepato che attende che Inferno e compagni inizino la loro performance.
Il tendone si apre e un Nergal con un trucco alla Mad Max saluta i fan. L’intro
dell’ultimo album, “The Apostasy” lascia subito il passo alla sfuriata “Slaying
The Prophet Of Isa”. Dallo stesso album vengono estratte le velocissime “Prometherion”
e “At The Left Hand Ov God”, che il pubblico gradisce. I nostri hanno raggiunto
una perizia tecnica invidiabile e i numerosi tour hanno rodato una band che dal
vivo non sbaglia più un colpo. Inferno macina blast beat a tutto spiano, “From
The Pagan Wasteland” è la canzone che consente a Nergal di non rinnegare del tutto
le radici black metal (così la presenta, almeno) e di certo, deathmetallizzata,
la canzone non è quella originale e possiamo tranquillamente affermare che è una
delle peggiori nel repertorio live della band polacca. Immancabili anche “As Above
So Below” e la doppietta finale con le due migliori canzoni mai scritte da Nergal
e compagni: “Decade Of Thepion” e “Chant To Eschation 2000”. Esecuzioni perfette,
e ruffianeria finale con l'esecuzione di "I Got Erection" dei locali Turbonegro
che scatena il coro della folla. Il tutto dopo che Nergal trova tempo anche per
strappare un paio di pagine della Bibbia prima di lanciarla fra il pubblico fra
l’approvazione generale. Probabilmente il testo sacro l’aveva lasciato qualche
gedeone nell’hotel. Comunque, Massicci.
GORGOROTH
Headliner del primo giorno, i norvegesi hanno cancellato con uno show possente
e autoritario, le vicissitudini degli ultimi mesi in merito alla disputa con l’ex
membro Infernus su chi dovesse proseguire la carriera musicale utilizzando il
monicker della band. King Ov Hell e Ghaal hanno reclutato alla batteria nientemeno
che Nick Barker (di fama Cradle Of Filth, Lock-Up e Dimmu Borgir), ancora più
grasso del solito. Detto della lineup passiamo a darvi conto del concerto: fantastico.
Quando il telone della hall si apre aperto, l’occhio va immediatamente ai quattro
crocifissi posto sul palco con altrettanti “cristiani” appesi lì sopra. Si rimane
sbigottiti. Due donne e due uomini, completamente nudi, incappucciati e completamente
immobili. Candele accese lungo tutto il palco e fiamme qui e la completano una
scenografia che non si era mai vista all’Inferno Festival, e forse neanche da
tante altre parti. Lo scenario è inquietante per certi versi, duro, estremo, così
come il look dei musicisti. Estrema è anche la loro performance, specie sulle
note di “Carving A Giant”, di “Destroyer” e di “Possessed By Satan”. Impressionante
Ghaal nel mantenere il livello della sua voce per tutta la durata del concerto.
Diabolici e violenti, efferati e minimalisti. Ghaal si limita a pronunciare i
nomi delle canzoni e niente altro. La band va via ma torna sul palco per il bis
finale dopo l’ovazione della folla. Satanici e fra le top tre black metal band
norvegesi.
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