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BENIGHTED
I Francesi Benighted partono con le premesse di un album su Osmose Productions.
Chi vi scrive assiste al concerto dopo aver ascoltato qualche canzone sulla loro
pagina Myspace e aver capito che suonano death-grind. Al via del concerto basta
qualche nota per capire che si assisterà a un casino assurdo. Tre quinti della
band sono scalzi, parte l'urlo lacerante del cantante, il rullante schizza a velocità
folle e il bassista comincia a dimenarsi come un pazzo. Vorrebbe schiacciare tutti
quelli della prima fila a mezzo metro dal palco, poggia il piede sulla balaustra,
macina note mentre il cantante continua a urlare, ci sono break potenti con chitarre
che macinano riff lenti e possenti e poi si riparte. In un momento caotico dopo
che il cantante invita a salire sul palco e a lanciarsi sulla folla, molti salgono
ma nessuno si lancia. Troppa paura. Allora che succede? Si lancia il bassista
che si fa sorreggere e continua a suonare pure in mezzo alla folla. Casino e caos
musicale per mezz'ora in cui il pubblico si è divertito parecchio, ci voleva all'Inferno
Festival una band che spezzasse un po' lo stantio fra il pubblico che assiste
ai concerti black metal.
KRUX
La band di Mats Leven e Leif Edling è una delle poche band doom in programma
quest'anno all'Inferno Festival. C'è attesa per la prova del cantante, che fra
le tante collaborazioni riesce a ritagliare del tempo per suonare live assieme
a Leif, anima dei Candlemass e fondatore della band quando fuoriuscì dal gruppo
doom storico svedese. "Serpent" apre il concerto del sestetto che gode di suoni
potenti che riempiono la hall nella loro corposità. La voce di Mats Leven è la
solita, calda, profonda e potente. Lo stesso tiene il palco in maniera esagerata
e si dimena come un forsennato saltando qua e là dal palco. Fra i pezzi migliori
del concerto segnaliamo "Devil Sun", lenta e caratterizzata da un riff di chitarra
che sembra infinito. La canzone è estratta dal loro album "II", così come "Depressive
Stoke Of Indigo" una delle migliori canzoni mai scritte dai Krux che nei suoi
sette e passa minuti contempla parti rabbiose e parti teatrali, malinconiche.
Spettacolare gli effetti delle canzoni nel finale ad opera del tastierista. Completano
il gran concerto "Sea Of Doom", "Nimis" e "Black Room" dal loro primo CD.
TULUS
I Khold sono a riposo come band, non come musicisti però. Tornano infatti in
auge i Tulus, band black metal di vecchio stampo e abbastanza di culto se vogliamo.
Qualche anno fa i Tulus si sciolsero per dar vita ai Khold, mantenendo più o meno
gli stessi musicisti. L'approccio dei Tulus al black metal è più classico, più
veloce e d'impatto ma prevede anche l'inserimento (almeno nella versione della
band anno 2007 di cui trovate la recensione del disco del ritorno, "Biography
Obscene" nell'archivio recensioni) di strumenti come violino, violoncello ed anche
tastiere. La band dimostra di saper calcare il passo e riproduce fedelmente quanto
espresso su disco, aiutandosi con dei musicisti esterni che entrano sul palco
quando è richiesta la propria partecipazione. Buone le canzoni black metal veloce
e potente, piacciono molto le parti di violino ma peccato che sia quest'ultimo
sia il violoncello abbiano un volume troppo basso e quindi i rimanenti classici
strumenti dei metallari sovrastino tutto. Bravi, ma sono più gradevoli i Khold
dal vivo.

GOREFEST
Un pezzo grosso del death metal europeo dei primi anni ’90 sale sul palco pronto
a riversare sulla folla quintali di riff pesanti conditi dai classici “rooooooar!”
del singer Jan-Chris DeKoeyer. Il quartetto è tornato da qualche anno sulla scena,
qui in Norvegia come al solito però dimostra di piacere ai fan di vecchia data
del death metal, meno ai giovani ignari dell’importanza di tale band nel panorama
europeo. La potenza delle loro canzoni è fuori discussione, e ben quattro i pezzi
estratti da “Rise To Ruin”, loro ultima fatica del 2007: sono l’opener e velocissima
“Revolt”, la più lenta “Rise To Ruin”, la tritaossa “Speak When Spoken To” e la
contorta e potentissima “Babylon Whores”. Da “Erase”, album da cui è cominciato
il declino della band, è stata estratta l’omonima traccia, niente ovviamente dai
due “Chapter 13” e da “Soul Sourvivour”, gli album non death metal a firma Gorefest.
Ottime le vecchie “State Of Mind” e “Mental Misery” estratta dal primo album della
band. "Reality" chiude un concerto potente e deciso. Gli anni sembrano non essere
passati per il quartetto che picchia duro anche meglio di prima. Lunga vita agli
olandesi.
Scaletta:
Revolt
State Of Mind
Mental Misery
Rise To Ruin
Bayblon Whores
Speak When Spoken To
Erase
The Glorious Dead
Reality
SATYRICON
Headliner del festival, chiudono il cerchio del terzetto black metal norvegese
esibitosi sul palco della Rockfeller Hall negli ultimi tre anni. Prima di loro:
Emperor e Immortal. Nuova line up dal vivo, ovvero cambio di chitarrista ritmico
e bassista, ma questo, come lo stesso Satyr ci ha confidato in un’intervista esclusiva,
non ha cambiato niente. E si vede. Suoni perfetti, potenti, Frost in formissima
nonostante non sia ancora pienamente ristabilito dall’infortunio al piede, e scaletta
che rasenta la perfezione. “The Pentagram Burns“, estratta dall’ultimo lavoro
dei norvegesi “Now Diabolical”, apre il concerto scatenando il delirio. Sicuramente
in questo momento suona la band più attesa all’Inferno Festival. Satyr è emozionato,
suonare di fronte al suo pubblico non è la stessa cosa che suonare in qualsiasi
altra parte del mondo. La scaletta è varia. Nessuno si aspetta una “Havoc Vulture”
estratta da quel “Rebel Extravaganza” che segnò il confine fra i vecchi e i nuovi
Satyricon, la gente gradisce e ne canta a squarciagola il ritornello. C’è tempo
poi per un po’ di velocità, per ammirare un Frost come raramente si vede dal vivo
con Satyr e compagni. “Storm Of The Destroyer”, b-side pubblicata sul singolo
K.I.N.G. consente di vedere il drummer norvegese picchiare senza pause e senza
break a tutta velocità sul rullante per circa tre minuti. Canzone eseguita tutta
d’un fiato. “Foreshket” è il primo pezzo estratto da “Nemesis Divina”, forse l’album
più apprezzato della band in Norvegia. C'è tempo ora per ascoltare una canzone
nuova di zecca. "My Skin Is Cold" è il titolo che Satyr annuncia. La canzone è
bella e trascinata da un riff pesante, un po' fiacca nel ritornello, ma complessivamente
è un pezzo valido, vicino alle ultime produzioni della band. La setlist prosegue
senza tanti stravolgimenti,
c’è il tributo all’hardcore e al rock and roll dal nome di “Fuel For Hatred”,
la cadenzata e massiccia “K.I.N.G.”, la bellissima “To The Mountains” (in attesa
di Black Lava dal vivo che Satyr ci ha confidato di voler proporre in sede live
prossimamente) e per l’altrettanto bella “Repined Bastard Nation” su cui i giochi
di luci compiono un gran lavoro. I Satyricon salutano. Parte il coro del ritornello
di “Mother North” da parte del pubblico. Tornano. C’è spazio per l’opener dell’album
“The Shadowthrone”, da brivido e per la conclusiva e perfettamente eseguita “Mother
North”. Headliner del festival con pieno titolo e merito.
Scaletta:
The Pentagram Burns
Havoc Vulture
Now Diabolical
Storm Of The Destroyer
Foreshket
My Skin Is Cold
K.I.N.G.
Repined Bastard Nation
Fuel For Hatred
Hvite Krists Død
Mother North
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