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ISKALD
Avevamo recensito la giovanissima band norvegese (un duo appena ventenne) sulle
pagine di Metalitalia.com con una sufficienza per quanto di buono fatto nel loro
album “Shade Of Misery”. Dal vivo però i norvegesi non hanno confermato la buona
prova su disco, segno che in studio si possono aggiustare le cose ma poi dal vivo
bisogna saperle fare. I suoni anzitutto, molto caotici e poco chiari, e poi la
loro proposta che su disco è più complessa mentre dal vivo perde di quegli arrangiamenti
che avevano lasciato sperare per le sorti delle band in futuro. Black metal abbastanza
classico quindi dal vivo, senza fronzoli, certo hanno suonato sul piccolo palco
del John Dee ma difettano di esperienza. Il tempo è dalla loro parte, speriamo
migliorino.
UNLEASHED
Il death metal passa per i loro strumenti alla Rockfeller Hall. Gli Unleashed,
band rodata in attivo da tanti anni, non hanno mai raccolto forse il giusto premio
alle loro fatiche, eppure dal vivo sono impeccabili. La band di Johnny Hedlund,
che quest’anno tornerà in scena con un nuovo lavoro in studio, sale sul palco
con una voglia di spaccare tutto e attacca con la velocissima “Blood Of Lies”,
opener del loro ultimo lavoro “Midvinterblot”. I suoni sono ottimi e i pezzi validi.
Gli svedesi macinano death metal senza fare pause, dallo stesso album vengono
eseguite “Midvinterblot” e “In Victory Or Defeat”. Specie “Midvinteblot”, con
il suo riff cadenzato e lento, da modo agli ascoltatori di apprezzare la tecnica
dei nostri. Tanti gli svedesi presenti che apprezzano la band in scena da una
vita. L’ultimo pezzo è “Death Metal Victory” dove Hedlund fa cantare il pubblico
il classico ritornello. Buona prova per una band rodata ma che non spicca mai
il volo almeno nell'apprezzamento generale.
1349
La bandiera del black metal nell’ultima giornata del festival è affidata ai 1349,
band di black metal norvegese classico sparato a tutta velocità, complice la presenza
di Frost dietro le pelli. I suoni però non sono eccezionali, sovrastano le chitarre
di molto e quindi è difficile comprendere le canzoni. Un peccato, perché l’impatto
di queste ultime è davvero imponente. Il concerto allora si riduce a seguire l’esibizione
di Frost capace di suonare a manetta e senza pause per tutta la durata del concerto.
Pezzi migliori del concerto sono “I am Abomination” dall’ultimo “Hellfire”, “Beyond
The Apocalypse” e “Aiwass Aeon” prese da “Beyond the Apocalypse” e “Riders of
the Apocalypse” dal primo album “Liberation”. Guest d’eccezione ad un certo punto:
Tom Fischer dei Celtic Frost ha cantato su un pezzo. Il grugnito più famoso del
metal ha cantato una canzone, incazzato, cupo come al solito. Alto l’apprezzamento
del pubblico per il quintetto norvegese, peccato però per i suoni.
OVERKILL
Che fosse la giornata del thrash metal si sapeva già. Prima gli Overkill, mostri
del genere americano e poi i Destruction, campioni del thrash europeo. Gli Overkill
toppano album di seguito oramai da tanto tempo, limitandosi a scrivere una o due
canzoni decenti su ogni nuova opera. Ma quanto fatto negli anni d’oro del genere
gli consente di presentarsi sul palco e attingere a piene mani ad un repertorio
pieno di capolavori che dal vivo generano una bagarre che ha pochi paragoni. Così
è. Si apre il palco, fumo, tanto. “Devil In the Mist” apre il concerto scatenando
subito il putiferio. Il pubblico giovanile non ha idea dell’importanza degli americani
nel genere da loro praticato, ma c’è qualcuno meno giovane che si dimena a più
non posso nel pit, sulle note della granitica “Rotten To The Core”, oppure su
quelle di “Skull And Bones”, fra le poche a salvarsi dal loro nuovo lavoro “Immortalis”
uscito nel 2007. Viene ripescata una “Hammerhead” da “Feel The Fire”, thrash anni
’80, senza soste, con un Bobby che si spoglia e trasmette la sua carica al pubblico
con le sue uniche, energiche movenze. Bobby “Blitz” Ellsworth è uno che non lesina
energie, mai. Il suo fisico dal vivo è espressione della potenza della musica
della sua band in sede live, si fonde con il pubblico per uno scambio di energie
che termina solo con l’ultima nota della band. “Elimination” è un tripudio, cosi
come “Necroshine”, il concerto è un crescendo. C’è tempo per “Old School”, song
tributo che dal vivo diventa un inno da cantare tutti assieme, tanto è facile
memorizzarla per via del suo orecchiabilissimo ritornello. “Here’s to the old
school, didn’t matter if you looked cool, We drank some beers and broke some heads
We never gave a shit, Climbed every mountain, stormed every city They said that
this would never last, We never gave a fuck!!”. Assolutamente travolgente. C’è
ancora tempo per una canzone, e allora ecco qui “Fuck You”, un classico da vivo.
L’interazione folla-Overkill è ai massimi, siamo nel girone thrash dell’Inferno,
la canzone sfuma e il riff che compare è inequivocabile: si, è lui, il riff di
“Dirty Deeds Done Dirty Cheap” degli AC/DC, eseguita per intero, potente, incazzata.
Verni macina note con una precisione e un ghigno assolutamente cattivo, è lui
il ministro dell’Inferno. Finisce la cover, c’è spazio ancora per il ritornello
“We don’t care what you say, Fuck You!” e per un Bobby assolutamente tonico e
carico che dopo un po’ di esitazione non resiste: prende e si lancia sulla folla
dal palco. Tripudio, Bobby torna su, saluta, raccoglie il suo gilet e va via soddisfatto
con tutta la band. Concerto spaccaossa.
Scaletta:
Devil In The Mist
Thanks For Nothing
Hammerhead
Skull And Bones
Rotten To The Core
Necroshine
Wrecking Crew
Elimination
Old School
Fuck You
Dirty Deeds Done Dirty Cheap (AC/DC cover)
DESTRUCTION
Salire sul palco devastato dal concerto degli Overkill sarebbe tosta per chiunque.
Non però per i teutonici che sono anni che macinano concerti, fieri e rodati della
propria forza dal vivo. Il pubblico non è quello che ci si aspetta, tanti giovani
che non gradiscono la loro proposta girano per la hall, o abbandonano addirittura
(è l’una di notte e magari il giorno dopo hanno il pranzo di Pasqua in famiglia).
Eppure le canzoni spaccano. “Curse The Gods” apre il concerto in tutta la sua
potenza, rimasta intatta nonostante abbia 22 anni, è infatti estratta dall'album
del 1986 "Eternal Devastation" così come la granitica “Life Without Sense” che
segue dopo poco. Schmier è gasato, chiede scusa per il concerto di Oslo del tour
con i Candlemass saltato per la rottura del tour bus e promette che tornerà ad
ottobre ancora in Norvegia. Intanto Mike macina Riff e Mark alla batteria fa sentire
il peso dei suoi novanta chili. “The Butcher Strikes Back”, presa dall’album “All
Hell Breaks Loose” infiamma la folla, così come la vecchia “Death Trap”. Il riff
di “Thrash Till Death” è assolutamente coinvolgente in sede live, così come il
coro di "Nailed to the Cross”, era “Antichrist”. “Metal Discharge”, presa dall’omonimo
album, fa rifiatare un po’ i fan, la canzone è di sicuro la peggiore del lotto.
Il gran finale, dopo un’ “Eternal Ban” da urlo è per “Soul Collector”, unica canzone
estratta dall’ultimo album della band “Inventor Of Evil” e per il duo “Total Desaster”/”Bestial
Invasion”. Grande concerto, i Destruction sono inossidabili dal vivo e mantengono
quel feeling anni ’80 che ha ispirato tanti dei mostri sacri norvegesi (presenti
al concerto), specie i primi album quelli più “black metal” dal punto di vista
dei testi. Tosti.
Scaletta:
Curse The Gods
Death Trap
Nailed to the Cross
Eternal Ban
Life Without Sense
The Butcher Strikes Back
Thrash Till Death
Metal Discharge
Soul Collector
Total Destaster
Bestial Invasion
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