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In una sala dello studio a dir poco magnifica, tutta decorata in legno e dominata
da un organo di dimensioni imponenti, si è dunque svolta la listening session
di "AngL". Luci basse, silenzio assoluto... ecco quanto fuoriuscito dagli amplificatori...
Misanthrope: Un midtempo sostenuto da una possente doppia cassa apre il disco. Subito si
nota come la produzione si assesti su livelli nettamente superiori a quella, comunque
già buona, di "The Adversary". Alcuni riff e certe atmosfere ricordano gli Emperor
di "IX Equilibrium", tuttavia la sezione ritmica prettamente prog-oriented, composta
dal drummer Asgeir Mickelson (Spiral Architect, Borknagar) e dal bassista Lars
Norberg (Spiral Architect), mantiene tutto su binari personali e facilmente riconoscibili.
Scarab: Un altro midtempo, ma questa volta, se si escludono un paio di sfuriate in
doppia cassa, le trame sono più controllate. Break acustici e atmosfere vagamente
orientaleggianti dominano il pezzo, così come le ormai tipiche orchestrazioni
firmate Ihshan. Si rimane positivamente sorpresi dall'interpretazione vocale di
quest'ultimo: il pulito è migliorato tantissimo e non è mai stato tanto espressivo
prima d'ora.
Unhealer: Forse il brano principe del lotto! Una partenza interlocutoria, con chitarre
duellanti, lascia presto spazio al grande ospite del disco: Mikael Akerfeldt degli
Opeth! Cimentandosi prima con le clean vocals e poi con il growl (duettando con
Ihsahn), Akerfeldt marchia a fuoco il pezzo, il quale presenta le trame più variegate
udite sino a ora: valanghe di orchestrazioni, stacchi prog e jazzati, cattiveria
black-death. Finale evocativo e arioso. Una traccia splendida!
Emancipation: Un altro brano abbastanza controllato, più o meno sulla scia di "Scarab", anche
se l'approccio è maggiormente progressive. Questa volta, comunque, sono le linee
vocali a essere le indiscusse protagoniste: Ihsahn alterna pulito e screaming
in continuazione, arrivando anche a sovrapporre i due registri in un paio di circostanze.
A livello di arrangiamenti vocali, una canzone quindi assai complessa.
Malediction: L'attacco di "Malediction" torna a citare gli ultimi Emperor, sfoderando una
violenza tutto sommato inedita per l'Ihsahn solista. Gran lavoro di batteria,
con blast-beat, doppia cassa e ulteriori accenni progressive a rincorrere per
tutto il pezzo il riffing forsennato. Ottimi gli assoli... Ihsahn è migliorato
parecchio anche sotto questo aspetto. Sempre dosate con gusto, infine, le orchestrazioni.
Se mai verrà riproposto dal vivo, funzionerà alla grande.
Alchemist: Una partenza molto aggressiva introduce anche "Alchemist". Il brano, tuttavia,
presto lascia spazio alle ormai consuete aperture prog e alle orchestrazioni.
Pur essendo condita da belle dosi di doppia cassa, la canzone finisce per assestarsi
a grandi linee sullo stile di "Scarab" o "Emancipation", mettendo nuovamente in
mostra l'efficacissimo pulito di Ihsahn.
Elevator: Una traccia più orchestrale e "tastieristica" delle precedenti. In generale,
abbiamo a che fare con un midtempo ipnotico, che dalla parte centrale si sviluppa
in un'aria altamente ariosa e malinconica. Il primo, vero momento di relax dopo
parecchie tracce dinamiche.
Threnody: Apre il pezzo un arpeggio che sembra essere palesemente ispirato agli Opeth.
Un'impressione che diventa più forte con l'arrivo delle linee vocali, anch'esse
paiono infatti essere state modellate su quelle di Akerfeldt. Ottima, comunque,
la prestazione di Ihsahn... ormai un maestro con la voce pulita. Dal break centrale
in poi, c'è spazio per un riffing di chitarra più scattante e aggressivo, anche
se non si arriva mai in territori prettamente black.
Monolith: A un primo ascolto, ci è sembrata la composizione più articolata del lotto.
C'è di tutto! A livello di riffing abbiamo black metal alla Emperor (con tanto
di orchestrazioni come supporto), stacchi heavy-prog e ulteriori influenze Opeth.
Ritmiche in doppia cassa, poi blast-beat e tanti virtuosismi. Le linee vocali
vanno infine di pari passo, con screaming e pulito ad alternarsi continuamente.
A tratti sembra davvero di assistere a una jam session fra Emperor e Opeth! Oltre
ad "Unhealer", questo è stato senz'altro il pezzo della tracklist che ci ha entusiasmato
maggiormente. Sarà un piacere riascoltarlo.
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