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"Mare Nostrum": Il sound della nuova fatica in casa Stormlord inizia subito a delinearsi con
l’opener e title track. L’intro epico fa da preludio ad un brano lento e maestoso,
in cui il cantato mantiene linee vocali costruite su basse tonalità, sulfuree
de al limite del death metal. Proseguendo l’ascolto ‘Mare Nostrum’ accelera, aumentando
la presa diretta che viene interrotta da intermezzo strumentale e cori femminili.
"Neon Karma": La canzone lascia subito il segno grazie ad un incipit tipicamente classic metal.
La voce di Cristiano inizialmente viene filtrata da alcuni effetti. Trattasi
di un mid-upper tempo melodico che non accelera mai eccessivamente.
"Legacy Of The Snake": Una classica Stormlord song. Sin dalle prime note I romani ci regalano atmosfere
orientali che accompagneranno tutto il pezzo, discretamente vilento, che si mantiene
su tempi medio-veloci salvo per alcune accelerazioni.
"Emet": Gli Stormlord hanno compiuto un gran lavoro sul versante atmosferico, ‘Emet’
è un brano epico, maligno e fiero che viene portato avanti in modo quadrato e
solido. Da segnalare la presenza di cori femminili che danno un tocco di spettralità
ad una delle miglior canzoni di ‘Mare Nostrum’.
"The Castaway": Dolci arpeggi introducono le melodiche linee di tastiere. ‘The Castaway’ è una
sorta di ballad in chiave Stormlord, in cui siamo spettatori del duello tra cantato
screaming e cori puliti. La componente epica è sempre parte integrante della musica.
"Scorn": Anche in questo capitolo la musica inizia su tonalità atmosferiche sorrette dalle
tasitere, la strofa inizia su lidi calmi per poi accelerare. L’ascolto prosegue
diretto e violento.
"And the Wind Shall Scream My Name": Un oscuro arpeggio apre la canzone, che senza pensarci troppo in pochi secondi
innesta una energica quinta marcia. Le tastiere sono meno presenti rispetto agli
ultimi brani, ma la componente melodica (affidata alle chitarre) non viene mai
meno. Sono proprio le sei corde in veste solista a dare un tocco di gothic athmopshere
alla canzone.
"Dimensin: Hate": Probabilmente l'episodio più "normale" e classico dell'intero lavoro. Ritmiche
veloci e serrate, il cantato aggressivo e le parti di tastiera richiamano i norvegesi
Dimmu Borgir.
"Stormlord": Questo brano "autocelebrativo" dalla lunga durata è senza dubbio l'spisodio più
epico ed atmosferico del disco, un manifesto che urla a gran voce "Hey, questi
sono gli Stormlord!". Le linee vocali di Cristiano mi ricordano a tratti gli Amorphis
più epici di "Tales From The Thousand Lakes", ma in pochi secondi il supporto
strumentale della band torna a conferire alla canzone il tipico marchio di fabbrica
degli Stormlord.
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