Sempre meglio. Ecco in due parole una descrizione per Wacken Open Air 2008, festival
che mai come quest'anno ha raggiunto simili livelli di eccellenza organizzativa.
Settantamila anime presenti, dato determinato non solo dalla presenza degli Iron
Maiden ma anche dalla fama che la kermesse tedesca si è guadagnata negli anni.
Non a caso denominato il miglior festival europeo, il Wacken si è distinto un'altra
volta per l'imponenza delle attrezzature, dei servizi offerti e per la sicurezza
garantita da ampi spazi e personale competente. L'arena concerti è stata infatti
ulteriormente ampliata, così come le immense aree campeggio e si sono moltiplicati
anche i punti ristoro. A differenza degli scorsi anni le code sono state ridotte
al minimo, sia per quanto riguarda la viabilità che la calca alle entrate dell'arena.
Come sempre ultrafornito il mercato di dischi, abbigliamento e oggetti vari, un
vero paradiso per i fan. Presente anche un mercatino di oggettistica medievale
con bracciali, armature, spade, vestiti e quant'altro, ad indicare come in Nord
Europa il metal sia molto legato a questo periodo storico. A parte il bellissimo
contesto, il merito del successo del Wacken va anche ai fan e ai gruppi. I primi
hanno dato ancora una volta esempio del fatto che si può fare tutto il casino
che si vuole divertendosi pacificamente, bevendo cisterne di birra e improvvisando
brindisi e grigliate tra fan di diverse nazionalità. Da notare poi che il pubblico
non è mai stato "agitato" come quest'anno e spesso ha dato il via a pogo, circle
pit e wall of death, cose che il pubblico tedesco generalmente non è solito fare.
Le band hanno fatto la loro parte usufruendo di suoni complessivamente ottimi,
grandi palchi, impianti luci e audio perfetti e megaschermi. Generalmente le esibizioni
sono state infatti esemplari, con grandi show da parte di Carcass, Iron Maiden,
At The Gates, Kreator, Avantasia, Children Of Bodom, Opeth e Lordi. Le uniche
note negative sono arrivate da un leggero rincaro della birra e il triste episodio,
non si sa se accidentale o (più probabilmente) doloso, della scomparsa di diversi
portafogli e, peggio ancora, di alcuni furti nelle tende, nonostante il consistente
pattugliamento delle forze dell'ordine anche nei campeggi. Episodi questi purtroppo
legati anche ad un notevole aumento del numero di spettatori. Come detto in apertura,
il bilancio finale del festival è molto positivo e Metalitalia.com, partner italiano
ufficiale dell'evento, vi offre un resoconto dei suoi momenti migliori.
GIRLSCHOOL
Ci siamo, dopo quel pazzo di Mambo Kurt e del solito spettacolino dei WOA Firefighters
(dei quali questa volta non stiamo a raccontarvi visto che ogni anno lo show è
identico), il Wacken Open Air inizia ufficialmente e l'onore di aprire le danze
è lasciato alle storiche Girlschool. Recentemente è scomparsa la storica chitarrista
Kelly Johnson, da tempo ammalata di cancro e fuori dal gruppo, fatto che indirettamente
ha riportato in circolazione il nome della band. E' pomeriggio e questo è il primo
show di una lunga serie ma il pubblico tedesco (anche se sarebbe meglio dire internazionale,
ormai) dimostra il suo attaccamento alle formazioni che hanno segnato il corso
della musica heavy, ammassandosi già sotto il Black Stage. Da subito non mancano
acclamazioni e applausi. Le Girlschool rispondono con una buona prestazione, scaricando
sulla folla con un gran tiro il loro hard rock semplice e diretto. Tra i momenti
migliori la tripletta esplosiva “Hit And Run”, “Everything Is The Same” cantata
da Kim McAuliffe e l'attesissima “Race With The Devil”, con un'indiavolata Enid
Williams dietro il microfono. I suoni sono perfetti, nitidi, l'impianto audio
è potentissimo e questo ci lascia parecchio soddisfatti anche in previsione delle
esibizioni che veranno. La band è molto compatta e brava nel gestire cori e backing
vocals. Si va verso la fine con “Take It All Way” e gli applausi non tardano,
così come i ringraziamenti della band verso i suoi sempre fedeli fan. Che dire,
il Wacken parte proprio con il piede giusto.
AIRBOURNE
Questi quattro ragazzi sono sicuramente più conosciuti per la loro esagerata
somiglianza agli AC/DC che per la loro musica e su questo non c'è dubbio. Proprio
per questo non sono mancate le critiche nei loro confronti e le accuse di essere
semplicemente un clone. Non avendoli visti all'opera in quel del Gods Of Metal,
attendiamo quindi con una certa curiosità di verificare le capacità della band
in sede live. Con nostro piacere i ragazzi saltano sul palco attaccando con “Stand
Up For Rock 'n' Roll”, brano ultra trascinante che trova subito il favore degli
astanti. Poche storie, saranno stra derivativi ma il buon vecchio e sano hard
rock non tradisce mai e finisce sempre per divertire, soprattutto se suonato con
la grinta del quartetto australiano. Joel O'Keeffe, chitarra e voce, non sta
fermo un secondo, non risparmia
una goccia di sudore (Angus docet) e il resto della squadra non è da meno. “Hellfire”
e “Diamond In The Rough” suonano praticamente identiche alla prova su disco, ma
è “Girls In Black” con il suo riff deciso uno dei momenti migliori dello show.
Joel si arrampica sino all'apice dell'impalcatura dello stage e si esibisce in
un solo applaudito dal pubblico. Gli applausi si trasformano in risate quando
il cantante, scendendo, rischia di rompersi qualche osso cadendo maldestramente.
“Black Jack”, “Too Much, Too Young, Too Fast” e “Runnin' Wild” chiudono un concerto
che, per quanto abbia confermato la scarsa originalità della band, ha divertito
e intrattenuto parecchio.
AVENGED SEVENFOLD
La prima volta degli Avenged Sevenfold a Wacken si conclude col rammarico per
una prestazione che lascia intravedere il potenziale di un gruppo tecnicamente
dotato, con il giusto carisma per calcare palcoscenici importanti e supportato
da ottimi pezzi, ma purtroppo frenato da una scelta di suoni a discapito della
chitarra ritmica con conseguente resa finale troppo morbida per gli standard del
festival. L’esibizione si apre con l’ottima “Critical Acclaim” e il resto della
setlist rimane incentrata sull’ultimo omonimo album della band statunitense concedendo
solo qualche scorribanda dal precedente “City Of Evil”, come nel caso di “Beast
And The Harlot” e “Bat Country”. Il palestrato singer Matthew Shadow tiene bene
il palco supportato in alcuni frangenti dal batterista The Rev convincente nelle
parti vocali più acute, mentre la coppia d’asce formata da Synyster Gates e Zacky
Vengeance si lancia senza sbavature negli articolati assoli che da sempre caratterizzano
il sound del gruppo californiano. Tra i pezzi meglio riusciti citiamo il singolo
“Almost Easy”, “Scream” e la melodica “Gunslinger”, prima dell’articolata “A Little
Piece Of Heaven”, mentre non viene eseguita l’attesa cover dei Pantera “Walk”,
che avrebbe forse portato maggior stima e attenzione dal pubblico presente.
IRON MAIDEN
Sono la band heavy metal numero uno al mondo e, ragazzi, si vede. Ci avviciniamo
al palco con largo anticipo e dopo pochissimo veniamo circondati da una muraglia
umana che riempie fino al collo la sterminata area concerto. Si parla di settantamila
presenze per lo show dei Maiden, il record storico del festival. L'attesa è percepibile
e viene spezzata dall'intro con “Doctor Doctor” degli UFO e “Churchill Speech”,
con le immagini della Seconda Guerra Mondiale proiettate sui tre megaschermi ai
lati del palco. Bisogna ammettere che fa uno strano effetto sentire qui a Wacken
le parole del primo ministro inglese rivolte al tentativo di invasione tedesco.
L'audience, infatti, è quasi in silenzio totale, indice forse che questo popolo,
oggi tra i più pacifici, prova ancora un senso di vergogna verso quel triste passato...
è a questo punto che scoppia “Aces High”, e la festa si fa grande come non mai
di fronte al True Metal Stage. La band irrompe con la solita carica ma è sempre
Bruce la primadonna dello show, con il suo gilet militare e i suoi improponibili
pantaloni sfrangiati. Si prosegue con “2 Minutes To Midnigh”t e qui il cantante
si supera non solo dal punto di vista vocale ma anche perché inscena una protesta
nei confronti dei cameraman e li obbliga a spegnere la dolly a lato del palco
tuonando “questo è un concerto, non uno show televisivo!”. Mitico. Avanti alla
grande con “Revelations” e “The Trooper” al termine della quale il singer innesca
una hola tra la distesa di pubblico che gli si para di fronte. “Wasted Years”,
“The Number Of The Beast”, “Can I Play With Madness”... Steve Harris e soci sparano
una hit dietro l'altra come se niente fosse. Come di consueto più composti e attenti
alla prestazione Dave Murray e Adrian Smith, mentre Janick Gers è il solito animale
da palcoscenico. I cameraman, ormai decisamente intimoriti, ogni tanto danno una
sbirciatina anche dietro al muro di piatti e tom di Nicko e il pubblico saluta
con un'ovazione il simpatico batterista. La grandiosa “Rime Of The Ancient Mariner”
viene interpretata magistralmente da un Bruce teatrale nelle movenze e nel cantato.
Tocca quindi a “Powerslave”, “Heaven Can Wait” e “Run To The Hills”, prima di
un'immancabile “Fear Of The Dark” cantata a squarciagola praticamente da chiunque.
La scenografia fa la sua parte su “Iron Maiden”, con un sarcofago gigante sul
fondo del palco dal quale fuoriesce un Eddie in versione mummia. Dickinson ringrazia
più volte i fan, dicendo che questo é il più grande show che abbiano mai fatto
in Germania. “Moonchild” e una “The Clairvoyant” con tanto di effetti pirotecnici
e il solito mega Eddie sul palco, ci portano al gran finale con “Hallowed Be Thy
Name”. Bruce, un tantino in debito d'ossigeno, saluta e così fa anche il resto
della band. Uno scroscio d'applausi, il minimo per una prestazione del genere,
accompagna la band fuori di scena. Si chiude alla grande la prima serata e non
ci resta che accaparrarci una panchina nel Beergarden.