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Recensione a cura di Matteo Cereda
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Recensione a cura di Andrea Raffaldini
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Recensione a cura di Andrea Raffaldini |
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Recensione a cura di Andrea Raffaldini
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Recensione a cura di Andrea Raffaldini
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| Recensione a cura di Alessandro Corno |
I Vision Divine nascono nel 1998, inizialmente come progetto solista di Olaf
Thorsen, il chitarrista dei Labyrinth, che per l'occasione riprende al suo fianco
proprio un ex-membro di quest'ultima band Fabio Lione, all'epoca cantante dei
Rhapsody.
Con l'ingresso di Mat Stancioiu alla batteria, Andrew Mc Pauls alle
tastiere, entrambi dei Labyrinth, e Andrea “Tower” Torricini, la band prende vita. Il monicker del gruppo è la combinazione
di “Vision”, il vecchio nome dei Labyrinth, e “Divine”, il titolo di quello che
avrebbe dovuto essere il solo album di Thorsen. Esce dunque per Athreia Records
nel 1999 il primo omonimo album, un disco ben accolto da critica e pubblico ma
che viene penalizzato dal fatto che la band in Italia è ancora vista come un semplice
progetto parallelo delle due band italiane al momento più in voga. In effetti
il disco risente non solo dell'influenza di Labyrinth e Rhapsody, ma più in generale
della tendenza del momento: quel power metal che in quegli anni domina la scena.
Il lavoro è ad ogni modo più che positivo e contiene alcune vere gemme come “The
Whisper”, un futuro classico, “Exodus” e la stupenda “The Miracle”, brani lineari
e non certo innovativi o sperimentali ma decisamente ottimi come melodie. Dopo
questo primo passo segue una serie di show, tra cui un tour da headliner in Sud
America che fa registrare il tutto esaurito in diverse date e che li porta ad
un successo per certi versi inaspettato. Nel 2001 il gruppo entra di nuovo negli
studi di registrazione e realizza il suo secondo lavoro, quel “Send Me An Angel”
che, pubblicato nel 2002, mette il marchio di qualità sul nome Vision Divine e
fuga la maggior parte dei dubbi circa l'identità della band. Il songwriting è
più maturo, ancora decisamente incline al power ma più vario. Brani come la stessa
titletrack, “Black And White” o la semi-ballad “Taste Of A Goodbye” colpiscono
nel segno e il gruppo macina consensi su consensi. Alla fine dello stesso anno
Olaf Thorsen lascia i Labyrinth per problemi con gli altri membri, decide di dedicarsi
esclusivamente ai Vision Divine e al suo fianco arriva il secondo chitarrista,
Federico Puleri, dapprima solo in sede live e successivamente come membro ufficiale.
Mat Stancioiu e Andrew Mc Pauls decidono invece di lasciare la
band e al loro posto entrano l'ex-batterista degli Athena, Matteo Amoroso, e il
tastierista dei Death SS ed ex-Eldritch, Oleg Smirnoff. E' il 2003 e la band si
mette al lavoro sul nuovo album quando Fabio Lione è costretto a lasciare il gruppo
per seguire i Rhapsody. A questo punto chiunque penserebbe alla fine precoce di
una band promettente, ma il corso degli eventi vuole che proprio ora abbia inizio
il periodo d'oro dei Vision Divine. Viene annunciato l'ingresso in formazione
di un cantante sconosciuto ai più, Michele Luppi, all'epoca membro della cover
band Mr. Pig. Un vocalist virtuoso, versatile, dall'impostazione vocale differente
da quella di Lione ma tecnicamente ineccepible e dotato di un'estensione notevole.
Nel 2004 esce per Scarlet Records “Stream Of Consciousness”, il vero capolavoro della band. Un concept psicologico
e intrigante che trae ispirazione dai pensieri e dalla mente stessa del mastermind
Olaf Thorsen, con atmosfere avvolgenti che prendono forma grazie ad un lavoro
magistrale di Oleg Smirnoff e musiche ispiratissime sotto ogni punto di vista.
E' difficile estrapolare i brani migliori da un disco di tal caratura, ma non
tutti sanno che su diversi dei pezzi più famosi quali l'opener “Secret Of Life”,
“Colours Of My World”, “The Fallen Feather” e la spettacolare “Version Of The
Same” c'è ancora la mano di Lione. Le linee vocali di questi brani portano infatti
il suo nome, ma la cosa passa in secondo piano, ora quello che conta è che c'è
una band italiana d'alto livello pronta a fare la sua parte. Le prime uscite live
convincono tutti. Luppi è una forza della natura, disinvolto sia sui brani scritti
dall'ex-cantante che su quelli che ha avuto modo di elaborare lui stesso, come
la stupenda “La Vita Fugge”. Il gruppo appare quindi nella sua miglior incarnazione
di sempre, tanto che viene realizzato anche un DVD intitolato “Stage Of Consciousness”
che cattura un set quasi interamente basato sull'ultima fortunatissima uscita
discografica. La prova della band è ineccepibile ma la registrazione al Transilvania
di Reggio Emilia non è delle migliori soprattutto dal punto di vista video, fatto
che fa pensare ad un passo un po' troppo avventato. Il nome Vision Divine inizia
a circolare sempre di più, con un notevole successo soprattutto in Giappone. Olaf
Thorsen non perde tempo e inizia a comporre nuovo materiale con la collaborazione
di Oleg Smirnoff e di Miclele Luppi, questa volta coinvolto nel songwriting sin
dall'inizio. Come produttore viene scelto nientemeno che Timo Tolkki, famoso chitarrista
degli Stratovarius, e nasce così “The Perfect Machine”, un disco orientato verso
sonorità progressive e a tratti decisamente aggressivo per gli standard della
band. Sebbene si tratti di un altro lavoro di ottima qualità, vario ed ispirato,
non è affascinante come il precedente anche per via di strutture più articolate
e melodie un po' meno accattivanti. Da sottolineare la lunga e potente titletrack,
“God Is Dead”, e “1st Day Of A Neverending Day”, brani che mostrano un sound in
continua evoluzione, aperto anche alle influenze hard rock di Luppi ma in ogni
caso sempre riconducibile al trademark di Olaf Thorsen. Il gruppo raccoglie sempre
più consensi ma ancora una volta deve affrontare problemi interni con la defezione
di Matteo Amoroso, Andrea “Tower” Torricini e, soprattutto, Oleg Smirnoff. Alla
batteria entra momentaneamente Riccardo Quagliato, poi sostituito da Alessandro
Bissa, mentre al basso arriva il bravissimo Cristiano Bertocchi dai Labyrinth.
Sostituire un tastierista come Oleg Smirnoff non è facile, e la scelta ricade
su Alessio Lucatti, appena ventitreenne. Si teme una caduta dopo un terremoto
del genere ma, come la storia stessa del gruppo insegna, gli avvicendamenti sembrano
portare ogni volta nuova linfa a questo gruppo e il nuovo “The 25th Hour” non
lascia dubbi a riguardo. Il disco, prodotto ancora una volta da Timo Tolkki, si riallaccia a “Stream Of Consciousness” sia come tematiche
che, in parte, come sound, riproponendo la stessa propensione verso quei ritornelli
immediati e quelle melodie orecchiabili che ne avevano garantito il successo.
Il lavoro è inoltre molto vario e racchiude in sé influenze che vanno dal classic
al progressive, dalle ritmiche serrate del thrash fino alle aperture melodiche
dell'hard rock melodico. “Out Of A Distant Night (Voices)”, “Alpha & Omega”
e la stessa titletrack sono brani di grande presa che vedono in Luppi il grande
protagonista con una prestazione vocale sbalorditiva. La band celebra il decennale
invitando tutti gli ex-membri della band, ma ad aprile del 2008 è proprio il cantante
a separarsi dal gruppo e tra i fan dei Vision Divine cala ancora una volta il
gelo. Passa circa un mese e viene annunciato il ritorno in formazione di Fabio
Lione, nel frattempo fermo sul versante Rhapsody (diventati Rhapsody Of Fire)
per divergenze con la casa discografica. Il pubblico come sempre si divide tra
chi vede il rientro di Fabio come una mossa commerciale atta a sfruttare la notevole
notorietà del vocalist, chi esterna dubbi circa la sua voce “meno alta” rispetto
a quella di Luppi e chi invece confida in una nuova rinascita dei Vision Divine.
Basta una serie di show estivi per mettere in luce l'ottima forma del ritrovato
cantante e il gruppo si prepara quindi a registrare “9° West Of The Moon”, quello
che lo stesso Olaf Thorsen definisce giustamente come un disco cruciale nella carriera della band. A questo punto
arriviamo ai giorni nostri, con le lavorazioni del nuovo album appena terminate
e non ci resta che lasciare la parola allo stesso chitarrista e leader della band.
CIAO OLAF, DIREI DI INZIARE QUESTA PRESENTAZIONE DEL NUOVO ALBUM DANDO UN'IDEA
DEL CONTESTO IN CUI E' NATO. TI VA DI SPIEGARCI COSA E' SUCCESSO CON MICHELE?
“Guarda, su quello che è successo vorrei solo dare una spiegazione che purtroppo
può suonare politica ma è legata soprattutto ad una mia necessità. Vedi, io ho
bisogno di vivere tranquillamente e non si può continuare a parlare del passato,
anche se in questo caso è giustissimo dare ai lettori un'idea del contesto in
cui il disco è stato realizzato. Diciamo che, come nella vita normale, quando
una coppia si separa o quando una band si scioglie o qualcuno viene sostituito,
la verità è che evidentemente tra le due entità non c'era affinità d'intenti,
di fini, di obiettivi, non c'era più lo stesso modo di intendere la band o i progetti
futuri. Vedi, quindi, se uno a caldo può anche mettersi a discutere su chi ha
colpa o sua quale sia la verità, ora credo che sia passato il giusto tempo per
mandare un segnale di distensione. Io spero che si smetta di parlare di gossip
e si inizi a parlare di musica. E' un messaggio che mando anche a Michele stesso.
Sono contento di quello che è stato fatto in passato ma ritengo che non ci fossero
più i presupposti per continuare ad impostare il lavoro con gli stessi standard
degli anni precedenti”.
PUOI DIRCI INVECE COME E' AVVENUTO IL RIENTRO IN FORMAZIONE DI FABIO?
“Suona strano ma io e lui, a causa degli impegni personali, non ci vedevamo da
tempo e ci siamo ritrovati solo in occasione del decennale della band. Successivamente
la situazione è evoluta in maniera abbastanza repentina ma diciamo che dal momento
in cui ci siamo resi conto di dover cercare un altro cantante, in realtà sapevamo
che quel cantante avrebbe potuto, anzi dovuto, essere Fabio. Questo per ovvi motivi
che vanno anche al di là di un discorso puramente musicale. Io infatti sentivo
il bisogno di 'rimanere in famiglia' e non credo che avrei avuto gli stimoli di
cercare ancora una volta un nuovo vocalist. Non perché in giro non ci siano ottimi
cantanti, anzi, ma penso che i Vision Divine, per come sono oggi, avessero proprio
bisogno di recuperare Fabio e non creare una terza nuova identità”.
COME E' STATO RITROVARSI A SUONARE INSIEME DOPO CINQUE ANNI?
“Diciamo che è stata una situazione molto bella e piacevole per tutti ma anche
surreale in un certo senso. Per Fabio infatti non è stato semplice rientrare in
formazione in questa maniera e, se ricordi, l'annuncio del nuovo cantante non
è stato dato subito. Dovevamo infatti ragionare un po' sul da farsi perché se
è vero che Michele e Fabio sono entrambi ottimi cantanti, è altrettanto vero che
vocalmente sono molto differenti. Alcuni addirittura hanno pensato che fosse un
cambio pianificato a tavolino ma invece non è così, perché in tal caso sarebbe
stato meglio far entrare Fabio al momento della registrazione del nuovo disco.
Lui invece ha accettato di rientrare in una situazione veramente difficile, con
un album in lavorazione e due sole prove per preparare le date estive ai festival
con il 69% della setlist composta da materiale non scritto con lui alla voce.
Devo dire che ha fatto veramente un ottimo lavoro e ha dimostrato di avere una
grande volontà”.
BENE, PASSIAMO DUNQUE ALLA PRESENTAZIONE DEL NUOVO DISCO “9° WEST OF THE MOON”.
TI VA DI INTRODURCELO BREVEMENTE?
“Guarda '9° West Of The Moon' è un album molto particolare, strano ed è un disco
sul quale punto molto. La gente ha apprezzato molto le nostre ultime uscite, dischi
che sono sempre stati all'altezza delle aspettative, quindi questo sarà un album
per noi cruciale. Sono convinto che la gente saprà apprezzare questo lavoro”.
QUINDI STILISTICAMENTE COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DAL NUOVO LAVORO?
“Questa è sicuramente la domanda più difficile...Posso dirvi con certezza quello
che non dovete aspettarvi, ossia un ritorno ai Vision Divine dei primi due album.
Non perché siano album che rinneghiamo, ma perché sono stati scritti dieci anni
fa. Ora la band è cambiata, quindi il nuovo disco sarà una naturale evoluzione
delle sonorità che abbiamo ricercato nel corso degli anni. Non aspettatevi però
nemmeno un disco copia-incolla degli ultimi lavori pubblicati, non solo per via
del cambio di cantante ma anche per un discorso prettamente musicale. Con l'ultimo
'The 25th Hour' non avevamo esplorato quanto potevamo dal punto di vista delle
atmosfere mentre ora lo abbiamo fatto. Aspettatevi un disco molto vario e aggressivo
come suoni”.
SI TRATTERA' DI UN CONCEPT ALBUM?
“No, anche in questo caso abbiamo voluto staccare rispetto agli ultimi tre lavori
e abbiamo realizzato un 'disco a tema' dove tutti i brani hanno a che fare con
un argomento molto personale e delicato che è quello della perdita di un figlio
(a questo punto il tono di Olaf si fa quasi malinconico, ndR). Tutti i brani ruotano
attorno ad un dialogo tra il padre e questo figlio mai nato”.
E IN QUESTO CONTESTO QUAL E' IL NESSO CON IL TITOLO DELL'ALBUM?
“Come tutto il resto, '9° West Of The Moon' è un titolo molto personale. Questo figlio mai nato infatti,
durante il dialogo con il padre gli dice 'Se mi vuoi cercare guarda nove gradi
a ovest della Luna e io sarò lì'... è una cosa un po' particolare (e molto sentita,
ndR)”.
VUOI QUINDI PRESENTARCI OGNI BRANO DEL NUOVO DISCO?
“Ti descriverò in ordine sparso i brani perché la scaletta definitiva non è ancora
stata decisa:
'Letter To My Child Never Born': è il pezzo d'apertura e si tratta anche del brano più simile ai Vision Divine
degli ultimi anni. Con i suoi nove minuti e mezzo è la canzone più lunga mai scritta
da noi.
'Violet Loneliness': sarà molto probabilmente il brano su cui la casa discografica punterà di più
dal punto di vista della promozione. Abbiamo sempre scritto brani catchy e melodici
ma questo stupirà chi è abituato al sound dei Vision Divine.
'Fading Shadow': è uno dei pezzi che dà un'idea di come siamo cambiati. Si tratta di un pezzo
molto aggressivo e anche complesso dal punto di vista delle strutture, al limite
del thrash-progressive, che non tralascia però le melodie.
'Angels In Disguise': è una semi-ballad composta inizialmente da Fabio, un pezzo molto bello che
abbiamo registrato quasi per ultimo.
'The Killing Speed Of Time': quando uscirà il disco sarà il brano che più di ogni altro disorienterà gli ascoltatori. Farete fatica a credere che siamo noi e che è Fabio Lione che
canta! E' un pezzo folle e volutamente estremo con il quale vogliamo suscitare
delle particolari emozioni.
'The Streets Of Laudomia': Laudomia è una delle città invisibili descritte da Italo Calvino in 'Le Città
Invisibili'. Questa città racchiude altre tre città: dei vivi, dei morti e dei
mai nati. Tutto si ricollega quindi al significato dell'album. E' un pezzo abbastanza
melodico che si avvicina all'hard rock anche se come suoni è distante anni luce.
'Fly': brano molto diretto, è a tutti gli effetti un altro potenziale singolo e, un
po' come tutto l'album, ha un sound abbastanza aggressivo.
'Out In Open Space': è il pezzo più vicino alla nostra venatura hard rock, elemento che già abbiamo
sfruttato nei passati lavori.
'9° West Of The Moon': è la traccia che chiude il disco e secondo me è anche il pezzo migliore che
io abbia mai realizzato, sia come testi che come musica. E' una canzone molto
molto particolare, quasi indefinibile e alla quale tengo molto.
'A Touch Of Evil': è una cover dei Judas Priest, band che per me è stata molto importante nel
corso degli anni. Abbiamo fatto cover di A-ha, Dream Theater... questa volta volevamo
stare più sul classico”.
COME PRODUTTORE AVETE SCELTO ANCORA UNA VOLTA TIMO TOLKKI. VUOI PARLARCI DEL
SUO RUOLO NELLA REALIZZAZIONE DI QUESTO ALBUM?
“La sua parte è stata decisamente fondamentale. E' stato con noi sin dalla fase
di pre-produzione e, come per i precedenti due dischi, ne è rimasto molto coinvolto.
Si è rivelato un ottimo amico, un ottimo collaboratore e un gran professionista.
Non ha solo curato che il disco suonasse bene, ma ha anche lavorato per far sì
che valorizzassimo le atmosfere. E' stato fondamentale per me avere accanto una
persona con una simile esperienza e che fosse anche in grado di vedere le cose
'dall'esterno'”.
TU SEI IL PRINCIPALE COMPOSITORE, CHI ALTRO HA PARTECIPATO ALLA SCRITTURA DEI
PEZZI E IN CHE MODO?
“Sono stato aiutato molto negli arrangiamenti da Alessio Lucatti, il nostro tastierista.
All'epoca del suo ingresso nella band aveva solo ventitré anni e con poca esperienza
in studio, ma ora è maturato molto. Mi sono dunque affidato a lui per vari aspetti
perché, nella musica che scrivo, il tastierista ricopre un ruolo fondamentale.
Anche Fabio e Federico Puleri hanno fatto la loro parte e questo è in linea con
il mio pensiero riguardo al fatto che i Vision Divine non debbano passare come
la mia band personale. Siamo una band a tutti gli effetti e io sono solo quello
che manovra il timone della nave”.
PUOI DESCRIVERCI INVECE LA COPERTINA DI “9° WEST OF THE MOON”?
“E' stata realizzata da Davide Nadalin con un'elaborazione grafica e in essa
c'è ancora l'angelo. La cosa carina è che si tratta della riproposizione in tre
dimensioni dell'angelo che compare sulla copertina del nostro primo album. In
questo caso abbiamo giocato un po' sul rientro di Fabio Lione”.
CI SAI DIRE QUALCOSA RIGUARDO ALLA DATA DI PUBBLICAZIONE DI “9° WEST OF THE MOON”
E ALL'ETICHETTA PER CUI USCIRA'?
“Per ovvi motivi non posso ancora dirti nulla riguardo alla casa discografica
ma devo dire che c'è stato un grande interesse verso di noi da parte delle etichette.
Ritengo che la Scarlet Records abbia fatto un ottimo lavoro con i precedenti lavori
ma in questo caso volevamo fermarci un attimo e valutare attentamente il da farsi.
Abbiamo preso la nostra decisione ma non posso ancora rivelarla. La pubblicazione
avverrà invece tra febbraio e marzo 2009”.
CHE PIANI AVETE PER IL PERIODO SUCCESSIVO ALLA PUBBLICAZIONE? FARETE FINALMENTE
UN TOUR EUROPEO?
“Come al solito i Vision Divine suoneranno da headliner in Sud America e Asia,
con Giappone, Cina, Taiwan e forse un altro paio di paesi. In Europa stiamo valutando
il da farsi. Ora viviamo una situazione interna che ci permetterebbe di fare un
tour europeo ma poi entrano in gioco anche altri fattori strettamente legati al
business e nei quali noi non c'entriamo nulla. In Europa ci sono regole decisamente
antipatiche piuttosto che in altri paesi. Ci sono anche scale meritocratiche o
legate al paese di provenienza per le quali una band italiana ha sempre qualche
problema in più delle altre quando cerca di organizzare qualcosa a sé stante.
Quindi sarà difficile organizzare un intero tour europeo da headliner. Posso però
dire che non svenderemo mai il nome dei Vision Divine per suonare a tutti i costi...
magari con cinque pezzi in setlist e senza sound check”.
CHE PUOI DIRCI INVECE RIGUARDO AL TUO ALBUM SOLISTA?
“Il mio album doveva uscire, questo sì, ma la mia priorità sono i Vision Divine
e se c'è un problema che li riguarda, prima di ogni altra cosa mi dedico a quello.
Una volta nuovamente sistemate le cose spero che troverò il tempo anche per il
mio lavoro solista. 'The Killing Speed Of Time', il brano molto spiazzante di
cui parlavo prima, è preso dal mio solo album e quindi ti dà un'idea di quello
che poi realizzerò con il mio progetto personale”.
OK OLAF, GRAZIE MILLE DI QUESTE ANTICIPAZIONI. LASCIO A TE LE ULTIME BATTUTE.
“Bene, mi permetto di sfruttare l'ospitalità di Metalitalia.com per ringraziare
di cuore tutti quelli che negli anni ci hanno sostenuto. Ho ricevuto delle e-mail
o delle lettere con apprezzamenti che andavano ben oltre le mie aspettative. Mi
hanno fatto capire quanto una piccola band italiana sia arrivata a contare nei
cuori di diversi fan e per questo non finirò mai di ringraziarli. Ciao a tutti
voi!”.
Non ci resta che sperare in un nuovo grande album. Se così sarà, sotto la spinta
di un nuovo contratto discografico e con un frontman ormai di fama mondiale, i
Vision Divine avranno tutte le carte in regola per conquistare il grande pubblico.
Non resta che attendere (ndr).