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Report a cura di Luca Pessina
Tutte le foto cortesia di www.returntothepit.com
Per le sue passioni, in questo caso il death metal, chi scrive è da sempre pronto a tutto. Tempo e soldi permettendo, il sottoscritto non si è mai fatto problemi a viaggiare in lungo e in largo per l'Italia e l'Europa per vedere all'opera alcuni dei suoi gruppi preferiti. La lista di concerti e festival/eventi a cui ha preso parte è ormai sterminata... si parte dalla metà degli anni '90, quando praticamente si abitava nel mitico Rainbow di Milano, e si arriva ai giorni nostri, quando, ormai adulti e indipendenti, si è fortunati a sufficienza da potersi permettere cose che non pochi definirebbero pure e semplici follie. L'ultima di queste, è una "gita" a Baltimora - Maryland, USA - per assistere all'ottava edizione del Maryland Deathfest, il più importante festival death metal statunitense. L'idea nasce la scorsa estate, quando gli organizzatori annunciano che i leggendari Autopsy si riuniranno per un unico show al Maryland Deathfest 2010. "Figata", si pensa... e nel frattempo si guarda la cartina per capire dove esattamente si trovi Baltimora sulla East Coast (d'altronde, la città è tutto fuorchè una celebre meta turistica). Passa un mese e arriva quindi un altro mega-annuncio: suoneranno anche i redivivi Gorguts, in assoluto una delle band più sottovalutate e, al tempo stesso, più personali e avvincenti della storia del death metal. A questo punto un meeting con la cara amica canadese Jill Mikkelson, collega del sottoscritto a Terrorizer Magazine e fan numero uno dei suddetti, è d'obbligo. La voglia di andare c'è, eccome... l'ostacolo possono solo essere i prezzi dei voli. Ma, dopo tutto, abitiamo entrambi a Londra al momento e si sa che dalla capitale britannica è facile trovare voli a costi accettabili. Infatti, impieghiamo solo pochi minuti per realizzare che, prenotando con ben otto mesi di anticipo, un andata/ritorno per Washington DC, che si trova a una mezzora di treno da Baltimora, può venirci a costare solo trecento sterline. Decidiamo di prenderci qualche giorno per riflettere... ma passano solo 24 ore prima che si giunga entrambi a una conclusione: "È il festival della vita... sticazzi, prenotiamo!". Detto, fatto... la United Airlines riceve la nostra richiesta di prenotazione e i nostri sudatissimi soldi. Eccoci, è ufficiale: l'ultimo weekend di maggio non ci saremo per nessuno... Chris Reifert, Luc Lemay e qualche dozzina di band death-grind a parte. Ha così inizio un'attesa lunghissima, che, con l'arrivo della primavera, si fa anche snervante. L'ultimo weekend di maggio pare non arrivare mai, in ufficio non abbiamo voglia di fare una mazza e i concerti a cui assistiamo non ci dicono più di tanto. Vogliamo andare al Maryland Dethfest, vogliamo vedere i Gorguts e compagnia bella(-issima)! Finalmente però arriva il giorno della partenza... giovedì 27 maggio. Abbiamo calcolato tutto: si parte di mattina, in modo che, calcolando il fuso orario, si arrivi a Washington nel pomeriggio e a Baltimora per cena. Per quella sera è in programma un pre-fest party con una manciata di gruppi fra cui Birdflesh e General Surgery... "Saremo mica stronzi che ce li perdiamo!". Insomma, dopo aver rischiato di perdere l'aereo per questioni burocratiche allucinanti sorte direttamente in aereoporto e dopo essere stati interrogati per una ventina di minuti dalla polizia USA, che, a quanto pare, vuole saperne il più possibile su una coppia di death metaller italo-canadese che viene a casa loro solo per un festival, arriviamo finalmente a Baltimora gasatissimi e pronti a tutto. A ben vedere, sono 24 ore che non dormiamo, ma gli Dei del death metal sono con noi e ci tengono in piedi... più o meno. La location del festival, il Sonar e annesso parcheggio antistante, che sorge poco fuori dal centro, nei pressi di un cavalcavia della tangenziale, non è esattamente affascinante, ma sticazzi, alla fin fine siamo qui per la musica, non certo per trovare comodità! E poi, a dirla tutta, il posto non è così male... la sala interna, come grandezza, a chi scrive ricorda il tendone dell'Aquatica di Milano, quindi non è proprio un buco... e poi il tutto puzza di underground - e di sudore - da fare schifo, e questo sul momento ci gasa ulteriormente. Facciamo un breve giro all'esterno - dove nel weekend verranno allestiti altri due palchi - e inaspettatamente troviamo vari gruppi di crusties (in Italia li chiameremmo punkabbestia) accampati sui marciapiedi... sono palesemente venuti per godersi gli show della frangia crust-hardcore del bill del festival (Wolfbrigade, From Ashes Rise, D.R.I.), ma sul momento ci domandiamo se saranno effettivamente in grado di farlo, dato che 1) sono già completamente a pezzi, 2) la polizia continua a girargli attorno, 3) i cani dove li lasciano? Vabè, problemi loro... noi, intanto, lodiamo questa ignorantissima e letale combinazione "death metal + crust-hardcore" e continuiamo ad ambientarci. Riflettiamo soprattutto sul fatto che in Europa un festival con un bill del genere richiamerebbe ben più persone delle circa duemila che può ospitare il MDF e che probabilmente questo si svolgerebbe del tutto all'aperto (pensate al Party.San in Germania o all'Obscene Extreme in Rep. Ceca). Negli USA invece il death metal puro, il grindcore e le sonorità più estreme continuano a essere qualcosa per pochi... nell'ambiente infatti si sa che gruppi che in Europa girano su tourbus e suonano in locali di grosse dimensioni qua sono soliti andare in tour in furgone ed esibirsi in bar e addirittura scantinati. Certo, se si parla di Lamb Of God, As I Lay Dying e band di questo tipo, è tutto un altro discorso... queste sono realtà più mainstream e che hanno qui il loro mercato principale, di conseguenza hanno a disposizione determinati budget e mezzi. Per il death metal invece le cose stanno diversamente... Ross Dolan sarà anche il death metal e una sorta di divinità nel Vecchio Continente, ma dalle sue parti purtroppo gli tocca andare in tour guidando lui stesso il Ducato del fruttivendolo. Non è un caso che le death metal band statunitensi non vedano mai l'ora di fare un salto in Europa! Insomma, è tutto un altro mondo, o quasi. Anche i fan, di conseguenza, appaiono molto più "affamati" e "fanatici" di quelli europei: si vede che questa è gente che attende un evento simile tutto l'anno e che si sente parte di un circolo ristrettissimo. È tutto uno sfoggiare la t-shirt più underground e il tatuaggio più "evil" o comprare più CD possibile. L'atmosfera per certi aspetti è bellissima, si sente una passione che in molti ambienti europei è quasi scomparsa, dato che i mille tour e festival che vengono organizzati ogni anno hanno reso gli ascoltatori ben più sazi e difficilmente impressionabili. Veniamo investiti di domande non appena si scopre che siamo venuti dall'Europa e tutti ci chiedono se ci stiamo divertendo e che cosa pensiamo del loro festival... avranno anche un aspetto truce (si sta parlando di enormi croci rovesciate tatuate e chicche simili), ma sono proprio cordiali, questi americani! Fa poi davvero piacere constatare come i nostri Hour Of Penance, Fleshgod Apocalypse, Cripple Bastards (che hanno suonato qui un paio di anni fa) o Illogicist siano ormai sulla bocca di tutti anche da queste parti... per un po' il sottoscritto si sente veramente orgoglioso di essere italiano. Tornando al festival, la serata di inaugurazione scorre liscia come l'olio: il pubblico è già partecipe e numeroso, mentre i volumi degli opener sono forse un po' troppo alti... ma pazienza, questo ci aiuta a rimanere svegli! Come dicevamo, questa sera siamo qui principalmente per vedere gli svedesi Birdflesh e General Surgery, ovvero due delle migliori realtà grindcore europee, quindi quando arriva il loro momento salutiamo i nostri nuovi amici e andiamo a prendere posto davanti al palco interno...

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