"... a un certo punto diventa quasi normale domandarti 'chi me lo fa fare?': la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente".
"Non stiamo pensando di diventare una band elettronica, le fondamenta del nostro sound saranno sempre metal e rock, ma ci è piaciuto entrare in contatto con un altro genere, prenderne degli elementi e introdurli nel nostro stile".
“Abbiamo deciso per una storia di tale portata in quanto proveniamo da una fra le regioni più tragiche e tormentate della Terra, e ci siamo accorti che con la nostra musica riusciamo davvero a smuovere qualcosa. Crediamo sia nostro compito portare avanti questa sorta di missione, questo sentiero di pace che stiamo lentamente creando”.
Sulla scia di Dodheimsgard e Aborym, ecco ora questi Impure Domain che forzano le barriere del metal estremo aprendo orizzonti immersi nel mondo techno. Il demo presenta due livelli ben delimitati, anche troppo: quello con le parti metal registrato abbastanza male, e quello con le parti elettroniche dalla qualità indubbiamente migliore. Questi due livelli sono così netti e separati che sembrano due gruppi e due cd diversi. Sono le stesse parti metal e techno a non essere ben unite fra loro, come se fossero soltanto state accostate. Due mondi che si guardano da lontano, più che unirsi in una forma ibrida di sicuro maggior interesse. Le parti elettroniche sono abbastanza standard, meglio la band riesce nel metal suonato, black metal, e fatto anche bene; un black metal vagamente melodico in alcuni passaggi, un tipo di black metal che forse dovrebbe essere più gelido, nichilista e necro per combinarsi con le parti elettroniche qui presenti. Gli Impure Domain alternano ottimi spunti e momenti compositivi a passaggi a vuoto. Anche se il cantante e il mood di un paio di canzoni sono probabilmente ispirati agli ultimi Aborym, il quintetto nostrano riesce a metterci la personalità necessaria. Il brano "K.K.K. (Kold Karma Of Kaos)" dimostra una volta di più la bravura della band per le parti metal, qui opprimenti e cadenzate, ma l'incapacità di riuscire a inserire elementi techno e suoni bizzarri sul tessuto metal. A parte queste lacune, colmabilissime con l'esperienza e con il passar del tempo, gli Impure Domain dimostrano di avere tante idee e buone qualità. Un gruppo che avrà qualcosa da dire in futuro.
Voto: 6.5
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