"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Ci sono band talmente anonime e spocchiose da predisporre il recensore nel peggiore dei modi; ce ne sono altre che, pur sguazzando nella mediocrità più assoluta, hanno almeno il dono della simpatia e del disimpegno più totale. E' il caso degli svedesi VII Gates, giunti al debut senza particolari pretese, fautori di un heavy classico a tutto tondo, citazionista a non finire ma dotato del tiro necessario per allietare il metal kid medio. "Bounded By Hate" è quanto di più catchy e pacchiano possa partorire la mente di un fan dei Priest dell'era "British Steel", mentre la successiva "The Saviour" pare pennellata dalla mano destra di Mr Blackmore, adagiata su un riff proto-power che non fa nulla per celare le nobili origini. Se poi "Second Left To Live" suona ancora dannatamente Priest non restano all'ascoltatore che due opportunità: utilizzare il dischetto come sottovaso, oppure fregarsene altamente ed alzare il volume al massimo, magari immaginando una bella scorazzata in auto in compagnia delle simpatiche donzelle del retrocopertina. Godibili.
Voto: 5.5
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