"... a un certo punto diventa quasi normale domandarti 'chi me lo fa fare?': la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente".
"Non stiamo pensando di diventare una band elettronica, le fondamenta del nostro sound saranno sempre metal e rock, ma ci è piaciuto entrare in contatto con un altro genere, prenderne degli elementi e introdurli nel nostro stile".
“Abbiamo deciso per una storia di tale portata in quanto proveniamo da una fra le regioni più tragiche e tormentate della Terra, e ci siamo accorti che con la nostra musica riusciamo davvero a smuovere qualcosa. Crediamo sia nostro compito portare avanti questa sorta di missione, questo sentiero di pace che stiamo lentamente creando”.
Tre canzoni soltanto... tanto basta per segnare in modo indelebile una release che non conosce paragoni, cloni, riferimenti. I Darkstrah, gruppo scoperto da Kanwulf dei Nargaroth, sono una black metal band tutta particolare. I suoi segni distintivi sono molti, ma uno lo è su tutti, cioè la loro provenienza: il lontano Kirgizistan, ex repubblica dell'Unione Sovietica di un tempo. Il black metal di questa band è imbevuto di un'arcana sinfonia e di un tocco quasi folk, comunque minimale nell'esecuzione ma denso di suggestioni. Tre canzoni, di cui una semiacustica e giocata su ritmi e tempi non convenzionali al black metal. Il concetto di metal estremo epico viene qui riforgiato in un linguaggio sconosciuto all'Occidente: la maestosità semplice, la vastità dei fenomeni che forgiano la sua identità, gli influssi di cieli e terre diversi sono decisivi nel marcare "Sary Oy" quale gemma unica all'interno del mondo underground black metal. C'è un pizzico di musica sciamanica che emerge in un brano d'alta presa come "Jashil Oy", come in un certo qual modo succedeva anni fa se si ascoltava "Sala Molska" dei Negura Bunget, altra band assolutamente unica nel panorama internazionale. Qui il black metal è ancora dipendente dall'ambiente che lo modella, dalle atmosfere che lo circondano, e le vibrazioni orientali e sperdute nella vastità del nulla del paesaggio del Kirgizistan si toccano con mano in questi cinquanta minuti di iniziazione musicale. Tempi inusuali, riff peculiari e pieni di pathos, tocchi folk spiazzanti, questi sono i cardini su cui si muovono i Darkestrah, un'orchestra proveniente dall'Oriente per spazzare via tutte le catene del pagan black metal e liberarlo con un vento dell'est inarrestabile. Malinconia, desolazione, sapore tribale di una danza sciamanica: tutte sensazioni da cogliere in questa musica del Kirgizistan. Il gruppo è grezzo, ma guai se non fosse così... andrebbe altrimenti persa molta della loro unicità. Per chi osa e per chi è alla ricerca di nuovi modi di concepire la musica black. Siete stati avvertiti.
Voto: 8.0
Vota anche tu!
Il voto degli utenti di metalitalia: 8.5
Gli utenti registrati possono esprirmere il loro voto su tutti gli album recensiti su Metalitalia.com.
Non sei ancora registrato ? Cosa aspetti... Unisciti a noi!