"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
L'operato dietro alla consolle di un produttore celebre ed esperto come Sascha Paeth (Kamelot, Rhapsody) non aiuta purtroppo i gothic rockers olandesi Asrai ad elevarsi da uno status che pare essere destinato a rimanere quello di gruppo underground ancora per qualche tempo. La band si è formata addirittura nel lontano 1985 dalle generi di alcune formazioni dark wave e punk e da allora ha cercato - con risultati decisamente altalenanti - di sposare le proprie radici con un approccio più vicino al metal. "Touch in the Dark", full-length uscito nel 2004 per Transmission, era stato accolto in maniera piuttosto freddina, e purtroppo siamo dell'idea che anche al nuovo "Pearls In Dirt" toccherà più o meno la stessa sorte. Abbiamo infatti a che fare con brani che sarebbero potuti essere composti da una cover band dei Sisters Of Mercy, irrobustiti però, in modo alquanto infantile, da delle chitarre simil-Lacuna Coil. Se non fosse per la voce della frontgirl Margriet, a volte si potrebbe pensare anche ad una nuova raccolta di esperimenti "commerciali" dei decaduti Crematory, ma qui fortunatamente non c'è traccia di growling vocals (ci mancavano solo quelle!). Ci spiace per gli Asrai, ma c'è ben poco di interessante in questo loro nuovo album: preferiamo di gran lunga andare a riascoltare "Floodland".
Voto: 5.5
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