"... a un certo punto diventa quasi normale domandarti 'chi me lo fa fare?': la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente".
"Non stiamo pensando di diventare una band elettronica, le fondamenta del nostro sound saranno sempre metal e rock, ma ci è piaciuto entrare in contatto con un altro genere, prenderne degli elementi e introdurli nel nostro stile".
“Abbiamo deciso per una storia di tale portata in quanto proveniamo da una fra le regioni più tragiche e tormentate della Terra, e ci siamo accorti che con la nostra musica riusciamo davvero a smuovere qualcosa. Crediamo sia nostro compito portare avanti questa sorta di missione, questo sentiero di pace che stiamo lentamente creando”.
L'operato dietro alla consolle di un produttore celebre ed esperto come Sascha Paeth (Kamelot, Rhapsody) non aiuta purtroppo i gothic rockers olandesi Asrai ad elevarsi da uno status che pare essere destinato a rimanere quello di gruppo underground ancora per qualche tempo. La band si è formata addirittura nel lontano 1985 dalle generi di alcune formazioni dark wave e punk e da allora ha cercato - con risultati decisamente altalenanti - di sposare le proprie radici con un approccio più vicino al metal. "Touch in the Dark", full-length uscito nel 2004 per Transmission, era stato accolto in maniera piuttosto freddina, e purtroppo siamo dell'idea che anche al nuovo "Pearls In Dirt" toccherà più o meno la stessa sorte. Abbiamo infatti a che fare con brani che sarebbero potuti essere composti da una cover band dei Sisters Of Mercy, irrobustiti però, in modo alquanto infantile, da delle chitarre simil-Lacuna Coil. Se non fosse per la voce della frontgirl Margriet, a volte si potrebbe pensare anche ad una nuova raccolta di esperimenti "commerciali" dei decaduti Crematory, ma qui fortunatamente non c'è traccia di growling vocals (ci mancavano solo quelle!). Ci spiace per gli Asrai, ma c'è ben poco di interessante in questo loro nuovo album: preferiamo di gran lunga andare a riascoltare "Floodland".
Voto: 5.5
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