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A dispetto di un monicker tutt’altro che esaltante, i Senza Nome stupiscono al
loro debutto assoluto; difficile trovare una band tanto compatta, preparata tecnicamente
e fantasiosa senza neppure un disco di esperienza alle spalle. Il quintetto capitolino
si dedica nell’omonimo CD ad un rock progressivo ispirato alla meravigliosa scena
nostrana degli anni '70 con grande costrutto, dando vita a sette canzoni che abbracciano
stati d’animo differenti, evidenziando oltre alla notevole perizia tecnica, fondamentale
per interpretare al meglio il genere, una straordinaria cura negli arrangiamenti
sempre fluidi e pertinenti. La suite “Illusioni Di Un’Anima Lontana” ci dice già
molto sulle potenzialità di questi ragazzi: un inizio sognante lascia spazio ai
cambi di tempo repentini della seconda parte, con duelli all’ultimo sangue tra
chitarre e tastiere accompagnati da una sezione ritmica fuori di testa, prima
del finale dal retrogusto latino, avvalorato da ottime scelte melodiche. La band,
per rendere la propria proposta ancor più intrigante, include all’interno del
proprio sound strumenti ricercati come il Moog, il Mellotron o l’Hammond, senza
dimenticare synth più moderni in grado di rivelare il piacevole contrasto tra
passato e presente. Il cantato interamente in lingua madre di Emanuele De Marzi
(anche alla chitarra) sceglie linee non banali, poco immediate e in certi frangenti
quasi cantautoriali, mentre ulteriore fascino aggiunge la collaborazione con l’attore
Fabrizio Rinaldi, che recita con spirito differente un estratto da “Il Piccolo
Principe” in “Passi” e dell’ “Ulisse” Dantesco nell’omonima song. E’ proprio la
canzone appena citata l’episodio più brillante dell’intero disco, senza nulla
togliere alle altre tracce: atmosfere malinconiche e superbe melodie acustiche
ci conducono in un viaggio appassionante, impreziosito dalla partecipazione di
una corale polifonica in un finale da brividi, in grado di rappresentare al meglio
questo piccolo gioiellino.
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