"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Dopo degli esordi all'insegna di un gothic-doom mesto e corposo, i The Eternal hanno gradualmente smussato parte delle asprezze della loro proposta, per arrivare a suonare un gothic/dark metal agile e melodico che, su questo nuovo "Kartika", assume spesso le sembianze di un mix di Paradise Lost e HIM. Che i cosiddetti puristi non gridino alla scandalo però, perchè le somiglianze con la nota band finlandese nella maggior parte delle volte si riducono soltanto a qualche linea vocale particolarmente ammiccante, cortesia di un Mark Kelson oggi più che mai a suo agio con il cantato e qui autore di una prova davvero maiuscola. Per quanto concerne la base musicale, i nostri continuano invece a tributare ampi omaggi alla scena britannica, prendendo come primo punto di riferimento i tardi Paradise Lost, certi Anathema e Amorphis (soprattutto in "Blood") e confezionando composizioni melodiche che - ad eccezione della ballad "Sunshine" (in vero un po' troppo mielosa) - comunque mantengono sempre una certa robustezza di fondo, con chitarre e batteria in certi casi anche piuttosto sostenute. Senz'altro "Kartika" è però il lavoro più orecchiabile e "snello" partorito sino a oggi dai nostri, quindi chi è in cerca di atmosfere propriamente doom non troverà molto pane per i propri denti. Tuttavia, se preso singolarmente, è indubbio che il disco sia assai ben curato e abbastanza competitivo sotto il profilo del songwriting. Certo, niente di nuovo sotto il sole, ma i brani si lasciano ascoltare con discreto piacere.
Voto: 7.0
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