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Thrash metal nudo e crudo. Basteranno le prime note dell’omonima “Ancient Dome”
a farvi capire cosa vi attende nel prosieguo del disco. Partiti come band di classic
metal, il gruppo ha subito un’evoluzione che pare aver trovato in questo “Human
Key” una linea musicale piuttosto delineata. Il thrash metal dei nostri è abbastanza
classico, dotato di una certa ruvidezza che fa trasparire l’influenza delle band
storiche, non quelle moderne quindi. I cambi di tempo repentini di “Ancient Dome”,
canzone opener dell'album, uniti alla voce ficcante del cantante, abbastanza acuta
in alcuni frangenti, risulteranno un mix letale che ben disporrà all’ascolto dell’album.
La successiva “State Of Regression” è canzone basata sulle trame chitarristiche,
c’è spazio per virtuosismi alla sei corde senza tralasciare la pesantezza della
sezione ritmica. I brani si susseguono una dopo l’altra secondo gli schemi delle
due canzoni appena citate: potente sezione ritmica (grazie anche agli ottimi suoni
dell’album) e melodie alternate create dalla chitarra che spesso si produce anche
in buoni assoli. Si distacca da ciò “Cold September”, dove il cantante mette in
mostra una voce da ballad heavy metal. La composizione è orecchiabile, ma stona
un po’ col resto della produzione. L’album si chiude con altri pezzi sulla stessa
falsariga. Album di thrash metal onesto, senza infamia e senza lode. Il panorama
musicale è ultimamente intasato da produzioni da ogni parte del mondo, anche discrete
se vogliamo. La differenza è trovare quel quid che consenta l’emersione dal marasma
di band scatenato da internet, MySpace et similia. “Human Key” (per ora), non
ce la fa.
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