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EPOCHATE - Chronicles Of A Dying Era
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Sito web ufficiale http://www.epochate.com
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Tracklist
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1.
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Chronicles Of A Dying Era
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2.
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1600 A. D.
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3.
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Substantia
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4.
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The Flood
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5.
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Creators
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6.
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Needle Hive
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7.
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Burning
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8.
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Introspection
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9.
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Of Shade And Light
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Durata totale 00:43:06
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Recensione di Marco Gallarati
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Cronache di un’Era in fin di vita, di un’Epoca carica di guerra e odio; degrado, decomposizione e termine del Parassita per eccellenza, l’Uomo. Con un approccio concettuale non del tutto innovativo ma che avvolge a 360 gradi il qui presente progetto, partendo dalle magnifiche grafiche fino ad arrivare agli apocalittici testi, i romani Epochate piombano nel bel mezzo della scena industrial rock con un lavoro che, per essere un esordio composto in un lasso di tempo piuttosto breve, è davvero una bomba. Victor Love, cuore, mente e corpo dei Dope Stars Inc., nonché ormai produttore affermato, e Noras Blake, attivo anche negli oscuri Spineflesh e nei più pacati Edenyzed, sono le due anime che compongono gli Epochate e che hanno dato vita a questo “Chronicles Of A Dying Era” attraverso l’unione delle loro forze: da una parte il background classico-industriale di Blake – confluito in orchestrazioni drammatiche e atmosferiche che donano al disco connotati di epicità, grandeur e magniloquenza realmente imperiosi – dall’altra la sapienza e l’irriverenza compositiva di Victor Love, capace di spaziare dal rock al pop, dal punk all’elettronica, fino a forgiare brani orecchiabilissimi da subito ed allo stesso tempo profondi e ricchi di suggestione. Si sente tanto, forse un pelino troppo, l’influenza dei Dope Stars Inc. negli Epochate, soprattutto durante gli episodi più ritmati e trascinanti (“1600 A.D.”, “Substantia”, “Needle Hive”), ma non si può negare che la nuova creatura abbia assolutamente anche vita propria: lo stanno a testimoniare, infatti, brani carichi di pathos e marzialità come la title-track e “The Flood”, l’incalzante e stupenda strumentale di chiusura “Of Shade And Light”, gettante una penombra di Morte Gloriosa su tutto ciò che l’ha preceduta, oppure le dinamiche “Burning” ed “Introspection”. Rock industriale innervato da musica classica, atmosfera cinematografica e un tocco di futurismo visionario, quindi, per un album che non decreta un nuovo Inizio, come gli stessi Epochate affermano, bensì la Fine dei nostri giorni. Ottimo e strettamente consigliato a chi ama crogiolarsi nella Decadenza da Fine del Mondo. Ci aspettiamo già grandi cose nel prossimo avvenire.
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Voto: 7.5
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