"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Probabilmente i più attenti di voi si ricorderanno degli Ea, band ben più che misteriosa della quale si conosce solo lo stato di provenienza, ovverosia gli Stati Uniti. Dopo un esordio decisamente buono che si muoveva su coordinate prettamente funeral doom, i nostri tornano sul mercato con questo seguito denominato semplicemente “II”. Diciamo subito che il nuovo lavoro ricalca perfettamente quanto già sentito sul debut: quindi largo spazio a partiture lente ed epicheggianti e ad arrangiamenti minimalisti che però fanno sì che si intraveda della luce in mezzo alle tenebre generate dalle chitarre e dalla voce da orco, peraltro utilizzata pochissimo. I brani che compongono “II” sono solo due, ma dalla durata monstre superiore ai venti minuti ciascuno. I pregi degli Ea sono sempre gli stessi e vengono messi in evidenza anche in questo caso. La magniloquenza di certi passaggi fa pensare ad una versione iper-rallentata di una colonna sonora da film epico; certi squarci pianistici poi sono davvero emozionanti e colpiscono dritti al cuore, grazie ad una capacità di mantenere alta la tensione lirica davvero fuori dal comune. Il funeral doom dei nostri colpisce proprio perché è lontano dai cliché che lo vogliono soffocante e angoscioso: la musica degli americani invece, pur essendo immersa nella tristezza e nella malinconia, esprime altre emozioni, più “ottimistiche” (passateci il termine), meno notturne ma più crepuscolari. L’unico difetto, peraltro non di poco conto, è la mancanza di varietà compositiva: gli Ea infatti sanno miscelare con maestria il funeral, la musica epica e darkeggiante e l’ambient, ma lo fanno sempre e comunque nello stesso modo, senza nessun tipo di variazione. Almeno questo è quello che è accaduto fino ad oggi contando tutte e cinque la canzoni partorite finora dalla band. Forse è prematuro preoccuparsi, dato che comunque la qualità delle composizioni è sempre elevata ed il genere musicale proposto non è particolarmente elastico, ma iniziare a mostrare la corda già al secondo album può essere un sintomo da non sottovalutare. Ai fini della recensione questo costa loro solo mezzo punto in meno, ma in futuro vorremmo vedere e sentire qualcosa di più.
Voto: 7.0
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Il voto degli utenti di metalitalia: 7.6
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