"... a un certo punto diventa quasi normale domandarti 'chi me lo fa fare?': la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente".
"Non stiamo pensando di diventare una band elettronica, le fondamenta del nostro sound saranno sempre metal e rock, ma ci è piaciuto entrare in contatto con un altro genere, prenderne degli elementi e introdurli nel nostro stile".
“Abbiamo deciso per una storia di tale portata in quanto proveniamo da una fra le regioni più tragiche e tormentate della Terra, e ci siamo accorti che con la nostra musica riusciamo davvero a smuovere qualcosa. Crediamo sia nostro compito portare avanti questa sorta di missione, questo sentiero di pace che stiamo lentamente creando”.
Il terzo album segna sempre, volendolo o no, la carriera di una band: è un banco di prova forse determinante, spesso decisivo per sancirne la reale dimensione. Gli Aborym sono giunti a questo appuntamento dopo un superlativo debutto e dopo un non eccezionale secondo album nel quale il gruppo romano ha forzato la propria musica verso lidi tecnologici ed elettronici. La produzione non è mai stato il lato forte degli Aborym e, in "With No Human Intervention", la produzione non è nemmeno in questo caso impeccabile, sebbene sufficientemente fredda da riuscire a rendere abbastanza bene l'esplosività del connubio tra metal ed elettronica. Stilisticamente questa terza release è una via di mezzo tra "Kali Yuga Bizzarre" e il precedente lavoro, un misto di violenza e cupa vena nichilista. Pur essendo una band molto chiacchierata, gli Aborym sono indiscutibilmente la punta di un iceberg che sembra staccarsi sempre più dalla landa del black metal tradzionale, per andare alla deriva verso orizzonti più tecnologici ed accostabili alla tradizione elettronica. Un album riuscito a metà, questo, che mette in luce l'indiscutibile violenza e qualità artistica degli Aborym: basti ascoltare la titletrack per farsene un'idea! Purtroppo la seconda parte di questo "With No Human Intervention" cala di intensità e diventa superflua per colpa di canzoni abbastanza trascurabili. Le novità sono rappresentate dall'incremento (una scelta non sempre azzeccata) delle canzoni interamente elettroniche e dall'uso di guitar solo che però non sempre si integrano bene con il resto dello 'stile Aborym'. Qualcosa non ha funzionato, nonostante ci siano anche illustri ospiti della scena black metal che hanno contribuito in vario modo (programming e testi) alla creazione di questo terzo capitolo del combo romano. Il cunicolo dell'industrial black metal è stato scavato e, in prima linea, ci sono ovviamente gli Aborym - nonostante il fatto di aver fallito la mira. Il trono del black metal del nuovo millennio è sfuggito loro sotto gli occhi, e bisognerà aspettare i prossimi passi della band per vedere quanto valgono realmente. In definitiva un buon album, ma si può pretendere di più.
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