“Difatti Taylor non è di questo pianeta: atterrò circa cinque-sei anni fa a Boston, studiò al contrario il vocabolario americano e poi decise di entrare in una band metal”.
"Qualche anno fa mi sentivo totalmente slegato dalla realtà, come se stessi vivendo in un altro mondo. Avevo dei flash, vedevo il mondo attorno a me offuscato... era quasi come stare davanti a una televisione".
I Nuclear Shadow sono un quintetto nato a Riccione, luogo piuttosto
ostile al metallo, che con questo "One Last Human" si lancia sul
mercato discografico con un lavoro autoprodotto. Diciamo subito che il
tutto è stato curato fin nei minimi dettagli: i nostri infatti hanno
realizzato un packaging ed un booklet davvero professionali, da fare
invidia a molte band sotto contratto ed anche per quanto riguarda i
suoni si sono avvalsi dei servigi di Simone Mularoni e dei Fear Studio,
rinomati per la qualità delle loro produzioni. A livello musicale siamo
davanti ad una proposta che si etichetta piuttosto difficilmente,
seppure in qualche modo rientrante nel calderone del death-thrash
moderno. I ragazzi hanno dato vita ad un concept riguardante il
nucleare e, come loro stessi asseriscono nel loro sito ufficiale, hanno
tentato di riprodurre in musica la confusione dell'uomo e della società
davanti a questa fonte di energia che può essere utilissima o
estremamente distruttiva. Per farlo hanno scelto una strada coraggiosa,
inserendo qua e la nelle liriche dei buchi, delle vere e proprie pause
di riflessione che, seppure coraggiose, spezzettano oltremodo il
songwriting, finendo per danneggiare i ragazzi. A parte questo neo, la
loro proposta non è affatto male, seppure migliorabile, e mixa con
sagacia death, thrash e hardcore con delle linee melodiche piuttosto
svedesi. Ci sono brani maggiormente veloci ed asciutti, come ad esempio
"Obscure World" oppure "Sex In Chernobyl", altri maggiormente cadenzati
come "Double Cross", ma comunque la sensazione finale è che siamo
davanti ad una band promettente ma che ancora deve giocare le sue carte
migliori. Comunque come esordio non c'è male, adesso la speranza è che
qualche casa discografica si interessi a loro e gli permetta di meglio
focalizzarsi sulla composizione di nuovi brani.
Voto: 6.5
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