"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Saliti alla ribalta meno di un paio di anni fa, gli Scale The Summit tornano con un nuovo episodio sotto le ali protettrici della Prosthetic Records che li ha accolti dopo i riscontri entusiastici del primo, auto-prodotto, "Monument". Il combo, poco più che ventenne, propone un progressive metal esclusivamente strumentale che, se da un lato farà la felicità degli appassionati del genere e di ogni musicista che si rispetti, dall'altro lascerà indifferente chiunque non ami passare quaranta minuti di musica senza la benché minima traccia di una linea vocale. Otto episodi intrisi di tecnica e di sperimentazioni musicali dove la chitarre di Chris Letchford e Travis LeVrier tessono riff e melodie in cui la fantasia e il gusto melodico hanno sempre la predominanza rispetto al lato puramente tecnico che, seppur mitigato all'interno delle composizioni, è sempre presente a tributare ad ogni membro della band la propria indiscussa abilità tecnica. Se le chitarre rappresentano il vero filo conduttore dell'intero album, è bene spendere qualche parola anche sulla sezione ritmica: l'eclettico duo Jordan Eberhardt/Pat Skeffington infarcisce ogni composizione di raffinatezze e gusto superiore, scegliendo talvolta ritmiche e tempi slegati dall'andamento portante delle chitarre e donando all'intero lavoro personalità, incentivando l'ascoltatore a tornare più volte sull'opera per apprezzare pienamente le infinite sfaccettature del suono dei Texani. Evidente l'abilità della band nel fondere melodie e parti volutamente più aggressive, mantenendo fluente l'ascolto e senza dover trovare la necessità di inserire break forzati che avrebbero reso meno continuativo e fruibile il lavoro. "Carving Desert Canyons ", come già denotato in precedenza, non è un album per tutti: probabilmente molti lo troveranno eccessivamente complesso e pretenzioso, ma ascoltando con attenzione - e ripetutamente - gli otto episodi contenuti nell'album si apprezzerà la fantasia delle composizioni e la bontà delle soluzioni proposte dai quattro giovani musicisti. Come avrete ben intuito gli Scale The Summit, seppur non potendo accontentare chiunque, riescono nuovamente nel difficile intento di non rendere noioso e banale un album totalmente strumentale: let the music talk!
Voto: 7.5
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