"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
E' indiscutibile la forte influenza che i Meshuggah hanno portato sulle nuove leve e in generale nell'intero panorama metal, sebbene i tentativi di imitazione siano ben lontani dalla qualità - e creatività - del combo svedese. Come avrete intuito i russi Grenouer sono l'ennesimo combo che strizza l'occhio alle sonorità che hanno fatto la fortuna e popolarità del gruppo scandinavo pur senza raggiungere la complessità delle partiture dell'eclettico duo Thordendal/Haake. Ritmiche quadrate e accordatura ultra-ribassata non possono più rappresentare un elemento di novità all'interno del sound di una band: se per i primi tre pezzi la ricetta può sembrare convincente o quantomeno funzionale più si procede con l'ascolto di questo "Lifelong Days" ci si accorge che la formula non può continuare a funzionare per le restanti otto tracce che latitano fortemente di elementi innovativi o adrenalinici per coinvolgere l'ascoltatore negli ultimi trenta minuti di durata del lavoro. Qua e là saltano all'orecchio buoni riff, ritmiche martellanti e i rari momenti melodici, anche senza far gridare al miracolo, risultano comunque godibili sebbene pure il senso di vuoto o di incompiutezza sia sempre dietro l'angolo. La sensazione di scimmiottare i Meshuggah, ed in misura minore Fear Factory, è sempre alta per tutta la durata dell'album e la totale mancanza di personalità fa dimenticare alla svelta i buoni momenti sparsi per il disco che purtroppo rimangono fini a loro stessi e non a servizio delle canzoni. Il cantato di Andrej "Ind", sebbene dotato di una buona varietà e incisività, rimane quantomeno penalizzato dalla struttura delle canzoni quasi sempre improntate all'esecuzione di ritornelli con voce melodica che azzerano l'effetto sorpresa e, a volerla dire tutta, sono lontani dal risultare coinvolgenti e/o memorizzabili. "Lifelong Days" è un disco mediocre con buone idee mal sfruttate che aggiunge poco o nulla alla scena: il classico album di cui si può tranquillamente fare a meno.
Voto: 5.5
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