"... a un certo punto diventa quasi normale domandarti 'chi me lo fa fare?': la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente".
"Non stiamo pensando di diventare una band elettronica, le fondamenta del nostro sound saranno sempre metal e rock, ma ci è piaciuto entrare in contatto con un altro genere, prenderne degli elementi e introdurli nel nostro stile".
“Abbiamo deciso per una storia di tale portata in quanto proveniamo da una fra le regioni più tragiche e tormentate della Terra, e ci siamo accorti che con la nostra musica riusciamo davvero a smuovere qualcosa. Crediamo sia nostro compito portare avanti questa sorta di missione, questo sentiero di pace che stiamo lentamente creando”.
E' indiscutibile la forte influenza che i Meshuggah hanno portato sulle nuove leve e in generale nell'intero panorama metal, sebbene i tentativi di imitazione siano ben lontani dalla qualità - e creatività - del combo svedese. Come avrete intuito i russi Grenouer sono l'ennesimo combo che strizza l'occhio alle sonorità che hanno fatto la fortuna e popolarità del gruppo scandinavo pur senza raggiungere la complessità delle partiture dell'eclettico duo Thordendal/Haake. Ritmiche quadrate e accordatura ultra-ribassata non possono più rappresentare un elemento di novità all'interno del sound di una band: se per i primi tre pezzi la ricetta può sembrare convincente o quantomeno funzionale più si procede con l'ascolto di questo "Lifelong Days" ci si accorge che la formula non può continuare a funzionare per le restanti otto tracce che latitano fortemente di elementi innovativi o adrenalinici per coinvolgere l'ascoltatore negli ultimi trenta minuti di durata del lavoro. Qua e là saltano all'orecchio buoni riff, ritmiche martellanti e i rari momenti melodici, anche senza far gridare al miracolo, risultano comunque godibili sebbene pure il senso di vuoto o di incompiutezza sia sempre dietro l'angolo. La sensazione di scimmiottare i Meshuggah, ed in misura minore Fear Factory, è sempre alta per tutta la durata dell'album e la totale mancanza di personalità fa dimenticare alla svelta i buoni momenti sparsi per il disco che purtroppo rimangono fini a loro stessi e non a servizio delle canzoni. Il cantato di Andrej "Ind", sebbene dotato di una buona varietà e incisività, rimane quantomeno penalizzato dalla struttura delle canzoni quasi sempre improntate all'esecuzione di ritornelli con voce melodica che azzerano l'effetto sorpresa e, a volerla dire tutta, sono lontani dal risultare coinvolgenti e/o memorizzabili. "Lifelong Days" è un disco mediocre con buone idee mal sfruttate che aggiunge poco o nulla alla scena: il classico album di cui si può tranquillamente fare a meno.
Voto: 5.5
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