“Difatti Taylor non è di questo pianeta: atterrò circa cinque-sei anni fa a Boston, studiò al contrario il vocabolario americano e poi decise di entrare in una band metal”.
"Qualche anno fa mi sentivo totalmente slegato dalla realtà, come se stessi vivendo in un altro mondo. Avevo dei flash, vedevo il mondo attorno a me offuscato... era quasi come stare davanti a una televisione".
Uno sforzo promozionale sicuramente degno di menzione quello degli americani Operatika, che ci consegnano un demo, “Dreamworld” (che fantasia!) accompagnato da CD con bio e foto (chissà poi cosa interesserà al recensore di turno vedere le foto dei componenti), con cartoline promozionali e quant’altro. Tutto questo è insolito per un demo, e contribuisce sicuramente a convogliare l’attenzione su di sé. Due fanciulle, una tastierista ed una cantante in perfetto stile Tarja Turunen accompagnate da chitarrista/bassista e batterista, ci propongono una versione vitaminizzata dei soliti Nightwish, con alcune citazioni davvero eccessivamente sospettose. Tre pezzi ed un intermezzo vanno a formare “Dreamworld”, demo formalmente molto buono, ma orbato di qualsiasi velleità artistica, in favore di una riproposizione fredda e sterile di un sound creato da musicisti sicuramente dotati di una migliore sensibilità musicale come possono essere i finlandesi Nightwish. La cantante operistica Slava Popova sicuramente dà prova di buone capacità tecniche (e, perché no, interpretative), ma sembra non voler far nulla per togliersi di dosso scomodi paragoni. I pezzi sono buoni, su tutti “Gladiator”, dotata di buoni contro-cori, una buona sezione ritmica ed uno sfizioso assolo in sweep in perfetto stile Luca Turilli. La domanda è sempre la stessa: il mondo sentiva davvero bisogno di una band come questi Operatika? Bah, a noi sembra proprio di no...
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