"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Su “Embrace The Emptiness” degli Evoken si potrebbero scrivere pagine e pagine
di lodi sperticate oppure basterebbero due righe per fare capire la bellezza del
lavoro; ci si potrebbe comporre un romanzo decadente e gotico o potrebbe essere
descritto con un versetto ermetico. Fatto sta che la Solitude Production ha fatto
un’opera preziosissima recuperando il debutto sulla lunga distanza degli americani,
originariamente uscito nel 1998. I ragazzi proponevano un death doom ovviamente
influenzato dai primi My Dying Bride, primi Paradise Lost e Disembowelment ma,
a loro grandissimo merito, va detto che la loro musica è estremamente personale
e che mai prima di allora il doom ha toccato tali vette di oscurità. Già solo
dai tre minuti abbondanti di intro si capisce di avere a che fare con un gruppo
estremamente preparato e personale e con una proposta musicale pesantissima che
trova pochissimi spiragli di luce. A partire da “Tragedy Eternal” poi ci si trova
faccia a faccia con un doom terrificante, fatto di riffing monolitico, sezione
ritmica che alterna tempi mortiferi a sfuriate che non ci si aspetta, le tastiere
di Dario Derna che svolgono un ruolo fondamentale nel tenere insieme le varie
tracce e sopra tutti il growling catacombale di John Paradiso (mai cognome fu
meno adatto di questo), ripreso poi da svariati gruppi funeral. “Chime The Centuries'
End” è una perla oscura appena squarciata da un break centrale fatto di chitarre
pulite e voce recitata, mentre “Lost Kingdom Of Darkness” è graziata da un lavoro
di pianoforte eccellente e da una grandissima prova ai piatti di Vince Verkay.
In “Ascend The Maelstorm” e nella conclusiva “Curse The Sunrise” viene a galla
l’anima maggiormente epica degli Evoken, sempre inserita in un doom nero come
la pece. Nell’ultima traccia si evidenziano anche delle partiture piuttosto veloci
ed assimilabili al death tout court. Insomma, “Embrace The Emptiness” è un album
difficile, coraggioso e l’ascolto è consigliato a chi non teme determinate sonorità.
Garantiamo che coloro che sapranno entrare appieno nelle note degli Evoken difficilmente
rimarranno delusi e la loro mente vagherà e si perderà nelle nere fantasie dipinte
dagli americani. Album esemplare e manifesto del doom death di seconda generazione:
da avere insieme a tutti gli altri lavori della band.
Voto: 8.0
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