"Se Ozzy sentiva la voglia di cambiare, aveva il diritto di farlo. Io gli voglio molto bene, mi ha aiutato molto in passato e se sono qui, oggi, lo devo in gran parte a lui!”
Cosa succede quando i Fu Manchu e i Queens Of The Stone Age incontrano per strada
Audioslave e White Stripes? “Dreams Make Monsters” dei Floodstain sembra voler
rispondere a questa domanda. I ragazzi provengono dall’Olanda e propongono quello
che in definitiva può essere considerato uno stoner rock dalle fortissime influenze
settantiane. Basta ascoltare la prima “Monster”, con la chitarra di Jeff a riportare
indietro nel tempo grazie ad un riffing semplice semplice e ad un gusto negli
assoli molto retrò. La successiva “Love Is Poison” è letteralmente sottratta al
canzoniere dei White Stripes e sembra inserita nell’album apposta per arrufianarsi
i fan della band di Jack e Meg White, senza considerare un fortissimo retrogusto
alla Queens Of The Stone Age presente soprattutto nella sei corde. Dopo sole sue
canzoni si intuisce subito che il sound dei Floodstain è completamente dipendente
dalle chitarre ed il lavoro di Jeff guida il sound a proprio piacimento. Da segnalare
anche la discreta prova di Boy, singer dotato di una timbrica non dissimile da
quella di Chris Cornell e che, a giudicare dalle foto del booklet, assomiglia
a Scott Weiland in versione gay e platinata. A prescindere dalle note di costume,
ci troviamo davanti ad una band sicuramente valida ma troppo impersonale per poter
realmente colpire. Il consiglio che ci permettiamo di dare ai Floodstain è quello
di cercare di essere maggiormente personali, ovviamente sempre nel rispetto delle
proprie radici e delle inevitabili influenze. Per ora quindi ci limitiamo a dare
loro la sufficienza ma speriamo che in futuro gli olandesi riescano a offrire
qualcosa di più e di migliore.
Voto: 6.0
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