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Si dice sempre che la perseveranza paga: se avessimo recensito questo debut album dei russi Opaque Lucidity dopo un paio di ascolti scarsi, probabilmente lo avremmo bollato come noioso e senza idee. Invece la nostra pazienza ci ha premiato, ed il lavoro ci è improvvisamente apparso per quello che realmente è, ovverosia una piccola gemma di funeral dark ambient. La band infatti unisce con insospettata intelligenza una componente pesantissima e plumbea, tipica del doom finlandese, con delle partiture eteree mutuate dall’ambient più dilatato. E’ ovvio che questo è un lavoro che in pochissimi apprezzeranno, tanto è evanescente e minimalista, però gli appassionati del genere dovrebbero assolutamente dargli un ascolto. Gli inserti vocali sono rarissimi e mettono in buona evidenza la voce da orco di Anton; anche le chitarre e la sezione ritmica sono ridotte all’osso, mentre ampio spazio è dedicato ai synth, che si prendono i loro spazi ed esplorano territori oscuri e deprimenti dove in pochi osano avventurarsi. Il tutto viene però suonato con una delicatezza inusuale per il genere. A sprazzi si sentono anche dei passaggi che rimandano alla musica classica, ovviamente riproposti con strumentazioni moderne e senza pretese di sorta. I quattro brani contenuti in “Opaque Lucidity” sono lunghi ma mai noiosi e vanno per forza di cose ascoltati in situazioni particolari: scordatevi di farvi piacere la band ascoltando il CD in macchina! Non diciamo che ci vogliano obbligatoriamente il gelo siberiano o una notte piovosa per apprezzare l’album, ma è indispensabile che il silenzio sia pressoché assoluto per poter cogliere le sfumature del sound dei russi. Se vi sono piaciuti i Vinterriket magari sarete invogliati ad ascoltare anche gli Opaque Lucidity, che ne sono la versione più soffusa e poetica. Per tutti gli altri invece questo lavoro sarà solamente uno strazio lento e cacofonico, siamo pronti a scommettere!
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