A cura di Maurizio "MorrizZ" Borghi
Accolto come manna dal cielo da una miriade di metalhead nostrani l’edizione Svizzera del Sonisphere Festival, grazie ad una line up da urlo, è stata da subito incensata come uno dei più grandi ed imperdibili eventi dell’estate 2010. Sulla carta, potenzialmente, i numeri c’erano tutti: oltre alla storica esibizione dei Big Four le band che completavano il pacchetto erano da urlo, e anche se compresse in un’unica massacrante giornata la soluzione doppio stage garantiva la totale assenza di accavallamenti. La realtà sotto gli occhi degli accorsi, sfortunatamente, è stata delle peggiori. Il Sonisphere Svizzero è stato, a parere di chi scrive, il peggior disastro organizzativo che la memoria può evocare. Tentiamo di andare con ordine: all’arrivo, in prima mattinata, la segnaletica indica agli accorsi dei parcheggi significativamente lontani dall’area festival, ricavati nei possedimenti terrieri dei contadini del luogo (tramite le fattorie dei quali si aveva l’accesso), e dal costo poco popolare (20 Chf per un automobile). Dopo il parcheggio il viaggio verso l’arena, sotto una fredda e fastidiosa pioggia, è facilmente paragonabile a una gita nella Terra Di Mezzo, con un sentiero di fango che mostra l’unica strada percorribile. Arrivati in zona arena la sorpresa è delle peggiori: dall’alto si può osservare come l’area concerti sia completamente marrone. Solo qualche ciuffo d’erba, alle 10 a.m., è calpestabile senza invischiarsi in svariati centimetri di terra viscosa. Anche la coda per raggiungere la barriera di entrata è fatta di fango, la cui altezza aumenta in maniera preoccupante ogni passo. La speranza è l’ultima a morire, ed è grazie alla speranza che si attraversa il campeggio (o presunto tale, le tende erano piantate senza ragione anche nell’area concerti, in mezzo alla melma) per raggiungere la zona di fronte al palco e fronteggiare l’amara verità: il fango ricopre il 90% della superficie calpestabile dell’area concerti, ed è alto minimo 10 cm, arrivando in alcune zone fin sopra le caviglie dei presenti. Di diversa consistenza e liquidità, il protagonista assoluto del festival ha invaso anche i tendoni dove vengono serviti cibo e birra, tanto che l’unico posto dove sperare di potersi sedere sono la ventina di panche alloggiate davanti ad uno degli stand del cibo, perennemente occupate sin dal mattino. Venendo alla disposizione logistica, la scelta è discutibile anche per disposizione dei palchi, ma soprattutto per la scelta di piazzare tre giganti torri del mixer molto vicine ai palchi stessi, ostacolo visivo che la maggior parte delle persone sarà impossibilitata a superare. Avvicinandoci ci si accorge che la zona dallo stage alle torri del mixer è inaspettatamente recintata (!!!) con reti metalliche e transenne che impediscono l’accesso al pit. Provando ad entrare, essendo la zona quasi del tutto vuota, l’ingresso ci viene inspiegabilmente negato, senza motivazione alcuna. Girando per l’arena inoltre ci si stupisce dei prezzi decisamente impopolari per cibo e bevande, delle code immense per il recupero delle stesse e dell’abitudine di chiedere 2 franchi di supplemento ad ogni consumazione, una cauzione per bicchiere/vaschetta che sarebbe anche accettabile, se la restituzione non implicasse un’ulteriore, snervante coda. Avventurandosi nella tenda del merchandise ufficiale si incorre in un’altra simpatica sorpresa: il tasso di cambio, che negli stand dedicati a cibo e bevande era accettabile, diventa 1Chf per 1€, facendo schizzare il prezzo di una maglietta dei Metallica a 40 euro (lasciamo a voi i commenti). Chi ha avuto la forza di rimanere fino alla fine ha dovuto lottare, come chi scrive, per rimettersi sulla strada del paese: il prato infatti dopo ore di pioggia incessante è diventato in fretta fangoso, e moltissimi sono stati costretti a richiedere l’aiuto di un trattore per liberarsi dalle sabbie mobili, richiesta che andava a costare almeno 10€ (alcune testimonianze parlano di folli richieste di 50€), anche per un trasporto di pochi metri. Un evento imperdibile e spettacolare che avrebbe potuto essere memorabile, rovinato completamente dall’inettitudine di un’organizzazione fallimentare ed approfittatrice ci duole sottolineare. Le condizioni metereologiche hanno fatto la loro parte è innegabile, ma scegliere una location del genere per ospitare l’evento è stata una scelta disgraziata, come per altro il disinteresse totale verso gli utenti del festival e i pochi addetti alla sicurezza a disposizione. La pioggia non si può placare, ma posizionare della paglia o della corteccia d’albero nell’arena era fattibilissimo, così come offrire gratuitamente i trattori per il recupero delle auto… chi è stato ospite dei festival della vicina Germania potrà testimoniare. Non possiamo che scuotere la testa e puntare il dito verso gli organizzatori per questo tremendo fallimento, che ha rovinato la festa quasi a tutti i presenti.
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