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11-06-2005 - Arena Parco Nord
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Gods Of Metal 2005
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Organizzato da Live
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A cura di Luca Filisetti, Lorenzo Mirani, Luca Pessina, Fabio Scarpanti e Andrea
Raffaldini
Immancabile come ogni anno ecco ritornare il più importante festival metal in
Italia, ospitato per la seconda volta consecutiva all'interno dell'Arena Parco
Nord di Bologna. Anche per questa edizione il popolo del metallo ha risposto all'appello
in massa, facendo registrare un numero di presenze davvero elevato, nonostante
il prezzo dei biglietti non esattamente popolare. A fronte di una scaletta ben
congegnata e alla presenza di band di sicuro interesse, va segnalata un'organizzazione
non particolarmente efficiente: pochissimi i bagni funzionanti, un solo punto
ristorazione e tre o quattro per la birra, divieto di uscire dall'area prima
di un determinato orario, niente braccialetto per i paganti e, cosa fondamentale,
suoni non all'altezza della situazione. Ad ogni modo i motivi di interesse erano
molti: dalla presenza di tre delle band più amate in assoluto - Iron Maiden, Slayer
e Megadeth - a gruppi in cerca di conferme dopo il successo (Lacuna Coil), fino
ad arrivare ai Black Label Society e agli Strapping Young Lad che rappresentano,
chi per un verso o chi per l'altro, il futuro della musica heavy. Attesissime
anche le reunion di gruppi storici come quelle degli Obituary, Accept, Anthrax
e Motley Crue, che hanno attirato anche i meno giovani sotto l'enorme stage. Così,
glamster chiassosi e coloratissimi si sono trovati gomito a gomito con defender
che, nonostante la temperatura, erano vestiti di pelle e borchie in quello che,
nonostante i difetti di cui sopra, resta uno degli happening più attesi della
stagione concertistica europea. Con la pelle ancora abbrustolita dal sole, vediamo
nel dettaglio com'è andata.
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Motley Crue
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Sito web ufficiale http://www.motley.com/
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Ecco il momento che tutti aspettavano: una delle band più irriverenti, eccessive e appariscenti della scena heavy rock mondiale finalmente alla portata di tutti gli appassionati di genere del Bel Paese! E possiamo dire sin da subito che l'attesa è stata abbondantemente ripagata, poiché i Motley Crue hanno messo veramente in piedi uno show di tutto rispetto, scenograficissimo, professionale e ottimo sotto tutti i punti di vista. Partiamo dalla scenografia: un telone a stelle e strisce tanto semplice quanto essenziale fa da sfondo ai giochi da palco dei quattro folli americani, che si portano sul palco un buon seguito di spogliarelliste, spettacoli pirotecnici e simpatiche scenette che vedono per protagonista soprattutto l'eccentrico Tommy Lee (classicissima anche se di notevole effetto la scena in cui il drummer dei Crue chiede a tutte le ragazze tra il pubblico di mettersi - letteralmente - a nudo per lui, riprendendo il tutto con una piccola cinepresa), oggi ricoperto in viso da uno strato di face-painting che lo rende più simile ad un clown pazzo, più che ad una persona normale. Passiamo ora al lato più importante dello spettacolo, e cioè - ovviamente - quello sonoro. La sorpresa più grande viene rappresentata, in questo caso, dal frontman Vince Neil: infatti, se tutti gli altri eseguono il loro compito con bravura e coinvolgimento, come ci si sarebbe aspettato da dei musicisti preparati come loro, il dubbio sulla voce di Vince rimaneva, prima dello show; dubbio che viene letteralmente spazzato via dopo i primi pezzi della set-list, che dimostrano come il tempo per lui non sia passato, dato che la sua voce regge perfettamente il confronto col passato e non fa rimpiangere nulla dei bei tempi andati. "Girls, Girls, Girls", "Dr.Feelgood", "Live Wire", "Home Sweet Home", "Red Hot", "Ten Seconds To Love", "Kickstart My Heart", "Wild Side": quale rocker degno di tale nome non ha desiderato di sentire, almeno una volta nella vita, tutte queste piccole grandi perle offerte dai Crue nello show di stasera? Eccoci accontentati, con uno show assolutamente entusiasmante che ha visto soddisfatti tutti i presenti dopo la chiusura pirotecnica con la cover di "Anarchy In The U.K.", e ha visto anche l'esecuzione della nuova "Sick Love Song", che ha convinto la maggior parte del pubblico (anche se non il sottoscritto!) rilanciando a dovere i quattro glamster statunitensi nel nuovo millennio. Un altro gruppo per il quale il tempo sembra essersi fermato, che ha regalato un momento magico e delle emozioni irripetibili ai ventimila presenti all'Arena Parco Nord in quel di Bologna, e la prova che il pensionamento per i vecchi dinosauri del rock può essere rimandato ancora di altri vent'anni... avanti così!
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